
MARIONETTE E BURATTINI
Una placida goccia scarlatta scivolò con mestizia lungo la levigata guancia legnacea della donna-manichino che funge da esposizione, come ad espletare un immane dolore troppo grave per celarsi all’interno di una semplice marionetta inerte.
Gli inespressivi e duri occhi legnosi diedero quasi la sensazione di animarsi allo straziante stillare di quella tetra lacrima.
Un muto urlo inesploso.
Il silenzio era calato come un sudario sulla moltitudine di manichini che come sinistre sentinelle latori di segreti inaudibili restavano fermi, immobili, cristalizzati in un eterno attimo di blasfemia, mentre al centro dello stanzone si era appena compiuta la malinconica trasmigrazione di un’anima.
L’atroce dislocazione della cognizione da un piano materiale e metafisico ad un livello di coscienza trascendentale intriso di un nobile sapere.
Essenza umana dissolta nel buio della comprensione eterna.
Il corpo martoriato di una donna-burattino giaceva inerme sulle fredde e grigie piastrelle della boutique con evidenti ecchimosi sulla bianca pelle, piccoli fori violacei le tempestavano il collo.
L’addome lacerato lasciava fluire una pozza di sangue che andava allargandosi quasi a creare una bizzarra stilizzazione di una sanguinolenta rosa come a simboleggiare un amore ormai perduto, la morte di una passione.
Il silenzio incombeva pesantemente all’interno della stanza rotto solo dall’ansioso sfarfallio dei neon come se volessero spegnersi da un momento all’altro, annegando l’orrenda immagine della donna-burattino nel freddo buio.
Tutto tace dopo l’orgasmo della morte.
I vari manichini disseminati per il desolato negozio, trascorsi pochi istanti dall’abbietto crimine, avevano improvvisamente assunto atteggiamenti e posizioni alquanto allusive nonché pregne di inquietudine.
Sinistri scricchiolii sfuggivano dalle loro legnose articolazioni, impercettibili, quasi come un’esile rosicchiare di avidi roditori.
Una babele di follia traboccante di una latente insania verso quella che noi conosciamo come realtà.
In breve ogni singolo individuo legnoso aveva adottato un portamento accusatorio e di reale sbigottimento all’indirizzo di un male a loro ignoto.
Un uomo-manichino abbigliato con un completo classico color blu elettrico con soprabito nero a doppio spacco si era portato entrambe le nodose mani sulla liscia e nera nuca in una posa d’incredulità.
Un adolescente-manichino con jeans e t-shirt rossa con uno smile sul davanti si era accovacciato sulle gracili e crepitanti ginocchia mentre con le rigide mani si era coperto gli occhi, occludendo così la vista a quell’ignominia.
Poi vi era una vecchia donna-manichino con un lungo cappotto beige e un elegante cappello a bombetta composto di lana color caffè, utilizzo il sostantivo vecchia perché il suo volto era solcato da profonde crepe andando così ad intaccare in modo permanente e sgraziato il levigato legno che andava costituendo il volto del manichino donando la percezione a chi la osservava di qualcosa di malato, di decadente. Ancora non so il perché come una cosa così raccapricciante sia stata tenuta in negozio tanto era l’impressione che quel viso stesse per aprirsi dall’interno da un momento all’altro rivelando al mondo un’opera sconosciuta e terrificante, un segreto da millenni oscurato.
Dicevo vi era questa vecchia donna-manichino con gli occhi sbarrati, vivi, e con un luccichio di comprensione umana a balenare nei neri incavi, occhi che roteavano in modo ipnotico all’interno dell’orbita di legno creando nell’asfissiante ambiente un sinistro ticchettio.
Perenne picchiettio che trafigge ogni legge e morale antropica, morale consolidata in una assurda devozione ecclesiastica.
Le luci al neon si spensero per poche frazioni di secondi ma è comunque abbastanza per udire distintamente un’orrida cacofonia di rumori.
Scricchiolii, crepitii, il cozzare di legno contro legno, l’esile frusciare di abiti smossi dal debole spostamento d’aria, duri passi che si trascinavano sul grigio pavimento.
Le luci si riaccesero dopo brevi istanti illuminando di nuovo la conturbante scena. Il nuovo barlume si focalizzò sulla ressa di esseri-manichini che si erano avvicinati in modo lesti alla donna dilaniata con il ventre squarciato e con gli organi interni che traboccavano dalla sua carne aperta adagiandosi sul pavimento lordo di sangue simili a serpenti morenti.
L’assembramento dei manichini si erano chinati ad osservare quel folle avvenimento di crudeltà.
Alcuni parevano quasi esprimere nella loro levigata e monotona fisionomia facciale priva di qualsivoglia lineamenti con solo i vivi e animati occhi roteanti a decantare una qualche protesta alla loro dannazione fatta di completo mutismo, ebbene quei bulbi trasmettevano reazioni di shock, molti quasi eccedevano in ribrezzo, altri ancora sembravano enunciare una morbosa fascinazione quasi si trovassero al cospetto di un simulacro.
Ad un certo punto tra gli astanti di legno vi era una bambina-manichino con un vestitino azzurro che cercava di sbirciare il burattino di carne che giaceva trucidato nella propria pozza di sangue con i neri capelli appiccicati al pavimento imbrattato.
Qualcosa di vaporoso richiamò la sua attenzione, un’impalpabile e lieve scalpiccio che si allontanavano dietro di sè mentre uno dei neon ubicati all’ingresso si spense definitivamente catapultando il rettangolo d’entrata in un catramoso buio.
La bambina-manichino roteò la testa sul proprio asse di legno in direzione dell’entrata della boutique dove scorse una presenza oscura e angosciante indugiare statica nell’umido buio che avvolgeva l’ingresso.
Un burattino-uomo stava lì impalato con le falde di un cappotto incolore ad indeggiare lieve attorno alle proprie gambe, immobile nel proprio involucro di carne pulsante sulla soglia del negozio ombroso nella propria astrusa reticenza. Il braccio sinistro giaceva inerme lungo il fianco mentre il destro era celato dietro la schiena.
Ad un’ attenta analisi si avrebbe potuto notare come gli scialbi occhi davano l’impressione di essere spenti, privati della lucentezza e dell’animosità umana, occhi bui che tessevano perverse trame di insane astrazioni partorite da una natura radicata nelle viscere del maligno ristagnante nel malsano grembo di un’orrore cosmico inconcepibile al pensiero umano conformista preservato bramosamente nella propria forma di idiozia.
Sul volto del burattino-uomo nascosto nella densa ombra che aleggiava nei pressi dell’entrata comparve una fulgida falce che gli spaccò in due il viso, un ampio sorriso che quasi riluceva di un proprio sadismo.
Si esibì in questa repulsante immagine di mostruosità per qualche secondo prima che le labbra tornassero a celare quegli abominevoli denti smaniosi di atrocità.
Nel gravoso silenzio della boutique il burattino-uomo guardò la bambina-manichino nei duri occhi legnosi mentre si portava l’indice sinistro sulle nere labbra invocando da parte della bambina-manichino un tacito assenso, un’intima e malsana connivenza.
L’uomo-burattino si voltò in modo fulmineo verso l’uscita lasciando balenare un freddo e fulgido luccicchio derivante dalla mano che teneva celata dietro la schiena, un tagliente folgorìo donatrice di morte.
Nel breve attimo in cui si voltò si poté distinguere come l’arto nascosto era qualcosa di più subdolo e spaventovole di un mero braccio armato.
Era una ramificazione del proprio corpo granguignolesco, un viscido arto tentacolare che terminava in una luccicosa punta acuta simile ad un prolisso aculeo quasi botanico.
Fuggì scomparendo in maniera quasi istantanea trascinandosi con sè la scivolosa estensione articolata che serpeggiò a mezz’aria nell’ombra densa per una brevissima frazione di secondo, nel mentre gli altri manichini accalcatesi nei pressi della donna si voltarono scricchiolanti verso la pozza d’ombra ubicata all’ingresso.
Le luci si spensero facendo precipitare quel piccolo mondo nell’oscurità, un’orrida cacofonia di rumori proruppe dal buio.
Scricchiolii, crepitii, il cozzare di legno contro legno, l’esile frusciare di abiti smossi dal debole spostamento d’aria, duri passi che si trascinavano sul grigio pavimento, all’inseguimento dell’essere-burattino.
Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Horror
cupo e oscuro al punto giusto, non credo ci siano altri autore che scrivono come te su questa piattaforma, complimenti per la scelta e lo stile, le atmosfere mi hanno ricordato gli horror degli anni 30
Grazie di cuore🙏
Surreale e avvincente. Una storia macabra ma che ho trovato affascinante come poche. Complimenti, davvero ben costruita.
Grazie di cuore, fa sempre piacere ricevere complimenti 🙏