
Marlena
≪Marlena! Marlena dove sei?!≫ L’uomo cammina sui detriti, intorno a lui i quadri pendono sbiechi tra le crepe dei muri; volti austeri, fanciulle sorridenti. Si ferma, ne raddrizza uno e sorride a sua volta al viso angelico della ragazza ritratta. ≪Sei bella ma Marlena lo è di più. Ecco, Marlena, Marlena dove sei? La festa è iniziata, gli ospiti attendono!≫
Scavalca un divano rovesciato, i passi svelti riecheggiano in schiocchi tra le pareti devastate. Sul tavolo da pranzo il broccato è arruffato in pieghe rigide imbrattate dal vino rosso. Afferra una mela, la lucida attentamente con il polsino della camicia e la posiziona su un piatto sporco di calcinacci.
Ancora qualche passo e il suo viso s’illumina davanti all’imponente scala che gira salendo verso il piano superiore. Guarda in alto e grida ancora ≪Sei a farti bella? Sono sicuro che sarai già perfetta, scendi, non farmi aspettare!≫ rimane in ascolto un attimo, si aggiusta la giacca e sale a due a due le scale.
≪Verrò io amore mio, scenderemo insieme… gli ospiti attendono.≫
Il tappeto azzurro che riveste le scale attutisce i suoi passi mentre aggira un lampadario di vetro e specchi atterrato al centro del ballatoio.
Spalanca la porta e quando l’aria salmastra lo investe ride ≪Marlena anche il mare ti chiama, vieni a ballare suonerò per te≫.
Le tende sfilacciate del letto a baldacchino ondeggiano leggere e intorno al materasso tagliato qualche piuma plana a terra, tra le decine di lettere sparse. L’uomo si lascia incantare per una attimo dallo scorcio di mare al fuori della finestra aperta, si ravvia i capelli e siede davanti a un grande piano. Cinque tasti sono saltati e la coda è disseminata dei fiori spampanati d’un vaso spezzato.
Le dita si muovono agili a comporre un’ode all’amore, le note volteggiano tra il pulviscolo delle ultime luci, accompagnate delle sue risa.
***
≪Dentro ti piacerà moltissimo, andiamo forza!≫ Elisa non stava più nella pelle, voleva mostrare al marito la loro nuova casa. Lei l’aveva scelta e lui aveva pagato senza neanche vederla. Lo teneva stretto per mano tirandolo come una bambina al luna park.
Il villino dall’esterno era bellissimo anche con tutti i suoi anni e le ristrutturazioni mal fatte. Dal cortile si vedeva il mare al di sotto, con le lunghe spiagge di ciottoli grigi e gli scogli sbracciati verso il largo.
Elena frugò nella borsa con impazienza, forzò un po’ la chiave nella serratura che non pareva avere la sua stessa premura e finalmente entrò, trascinandosi dietro Dario.
≪Allora non ti pare bellissima? Guarda che sala! Sembra una di quelle fatte per le grandi cerimonie, le feste nobili intendo. Ci starebbe bene un divano rosso, anzi due, uno difronte all’altro. E la scala! Dio la scala è così elegante. Dì qualcosa, che ne pensi?≫ Elena posò gli occhi sul marito con un sorriso sognate stampato in faccia.
≪Sei così felice che non può che piacermi tanto.≫ Dario la vide sprizzare gioia mentre le si lanciava al collo.
≪Lo sapevo, lo sapevo! E ora saliamo, le camere sono la parte più bella. Siamo così in alto che si vedono anche le isole.≫ Senza attendere Elisa salì rapida la scala e passato il ballatoio aprì la prima porta.
≪Brrr, qua c’è una finestra aperta, che freddo. Ma guarda che spettacolo, vieni Dario, guarda fuori≫ lei lo prese a braccetto appoggiandogli la testa sulla sua spalla, seguendo l’orizzonte confuso al cielo.
≪Questa sarà la nostra camera, che dici? Ma andiamo c’è ancora tanto da vedere.≫ Con lo stesso entusiasmo Elena gli illustrò le stanze successive trovando per ognuna il tipo d’arredo e i colori adatti per le pareti.
Verso il tardo pomeriggio il primo camion del trasloco parcheggiò difronte al patio e Elena gli andò in contro.
≪E l’altro dov’è?≫ chiese all’autista non appena fu sceso.
≪C’è stato un problema Signora, un guasto al motore. Prima di domani non arriverà≫ rispose l’uomo in imbarazzo.
≪Oh, accidenti.≫ il sorriso sul viso di Elisa sfiorì ≪apri per favore, voglio controllare cosa c’è≫ disse mentre Dario la raggiungeva.
L’uomo si affrettò a spalancare il portellone e la donna emise un gridolino di gioia ≪si! È quello giusto! Almeno abbiamo il materasso, sarà romantico è? Dormiremo in terra, come quando eravamo ragazzini!≫ Elena era di nuovo felice mentre Dario lo sembrava un po’ meno.
La sera arrivò e Elena sistemò nella la sala ingombra di scatoloni una cena fredda, ma che le sembrò il più bel banchetto del mondo. Dario aprì una buona bottiglia di bianco e brindarono ad ogni stanza della nuova casa. Mentre trascinavano per le scale il materasso, Elena si lamentava di aver bevuto troppo, sghignazzando e inciampando.
Lo sistemarono al centro della camera ≪perchè hai riaperto la finestra, moriremo congelati stanotte! Vai a prendere le coperte nello scatolone blu≫ Elena si strusciava le braccia rabbrividendo.
≪Io non l’ho aperta≫ borbottò lui uscendo. Elena serrò bene le imposte e chiuse saldamente il gancio degli infissi. Crollando sul letto pensò che fosse una serata perfetta per fare l’amore con suo marito, ma si sentiva stordita. “Troppo vino, tante emozioni” pensò, e quando Dario rientrò la trovò addormentata.
Il sonno arrivò agitato tra le note nostalgiche di una canzone lontana, un nome si confondeva ai boati roboanti dall’origine sconosciuta. Elena si svegliò all’alba di soprassalto, con un senso di oppressione e di profonda angoscia. La finestra spalancata faceva entrare un vento salmastro, umido e gelato. Dario era in piedi e guardava fuori ≪dimmi che abbiamo del caffè, ne ho un bisogno disperato!≫.
≪Perchè diamine hai aperto di nuovo, sto gelando! Ecco perché ho avuto gli incubi tutta la notte!≫ Elena si rannicchiò sotto le coperte tirandosele fino al naso.
≪IO NON HO APERTO! È questa maledetta finestra che non chiude bene. E ora caffè ti prego, non ho chiuso occhio.≫ supplicò.
≪Non ne abbiamo. Andrò alla casa in fondo al viale, ho già incontrato la signora che ci abita e vedendomi non me lo negherà≫ Elena si vestì in fretta con la testa in confusione.
Il mare al di fuori scaricava lunghe scie schiumose sulla sabbia scura e il vento gli soffiava dritto in faccia.
Nella villa in fondo al viale le luci erano accese ed Elena bussò timidamente. La porta si aprì prima che avesse avuto il tempo di attendere.
≪Ti aspettavo, entra≫ la donna sull’uscio le sorrise invitandola ad accomodarsi.
≪Mi aspettava?≫ domandò Elena perplessa.
≪Ma si, lo fanno tutti. Vi avrei anche avvertiti ma sono già in causa con il titolare dell’agenzia immobiliare. Siediti, bevi un caffè e io ti racconterò la storia di Marlena.
≪Era il 1945 quando Andrea Conti tornò a casa dalla guerra. Un uomo devastato nell’anima e nel corpo. Aveva fatto quattrocento chilometri a piedi e prima di rientrare si era fermato da amici che gli avevano offerto cibo e vestiti puliti, la sua Marlena doveva vederlo bello come quando era partito. La villa di famiglia era stata bombardata due giorni prima e i boati che sentiva in lontananza in direzione della sua casa, lo avevano reso definitivamente pazzo.
Quel giorno, vicino al loro letto divelto trovò tutte le lettere che il suo amore gli aveva mandato e che non erano mai arrivate a destinazione.
Mentre le leggeva sulla scogliera, prendeva campo la consapevolezza che l’unica scintilla che lo aveva tenuto in vita, si era spenta con la morte di Marlena. E lui la volle raggiungere . Ma prima salì in casa, aprì la finestra della loro camera, per lei, per lasciarle il modo di tornare da lui se nel luogo dove si apprestava ad andare non l’avesse ritrovata.
Capisci ora?≫
***
Il secondo camion arrivò in tarda mattinata. Elena e Dario lo attendevano sotto il patio tra le scatole e le valige. In auto, allontanandosi sul viale lungo il mare, Elena diede un’ultima occhiata alla casa. La finestra era aperta, proprio come doveva essere.
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Un racconto che è un viaggio in due tempi: c’è l’andata, nella quale il lettore è catapultato senza che gli vengano fornite tante informazioni. E c’è un ritorno, nel quale, complice l’impertinenza di una finestra che proprio non vuole saperne di rimanere chiusa, il lettore percorre la stessa strada del protagonista verso la soluzione agrodolce della vicenda. Su quella strada, al buio, sferzati da un vento salmastro, ci siamo incamminati tutti almeno una volta nella vita… spiazzante
Bentornato e grazie di essere passato. L’ispirazione per questa storia arriva da una leggenda fiorentina: a Firenze in piazza Ogni Santi c’è il Palazzo Budini-Gatt, la finestra all’ultimo piano dello stabile è sempre aperta, puoi passarci anche di Febbraio e la troverai comunque spalancata. Pare che il fantasma della Contessa aspetti il ritorno del marito dalla guerra, molto triste e altrettanto romantico. Alla prossima lettura!
Ciao Virginia! Bellissimo racconto davvero! Sono rimasta incantata e commossa per la storia di Marlena e Andrea…
Complimenti davvero!
Ciao Emma, sono contenta che tu abbia apprezzato la storia di Andrea e Marlena. I lab sono interessanti per questo, tante visioni di un’unica immagine. Alla prossima 😊
Ciao Virginia, un lab a sé stante rispetto agli altri che ho letto! Un racconto che ti sfiora con dolcezza…misterioso, romantico…con i salti temporali che lo rendono molto visivo! Quanta fantasia, ne hai da vendere, complimenti!
Ciao Maria, scusa vedo ora il tuo commento. Mi fa molto piacere che tu abbia trovato la storia misteriosa e romantica, era quella l’idea😊. Grazie di essere passata
Ciao Virginia, neanche a farlo a Posta ultimamente seno la colonna sonora di Ghost interpretata da un pezzo da novanta. Il lab in se è stato interessante, malinconico, triste (per restare a tema). Grazie per esserti messa gioco!
Ora sono curiosa di sentirla anche io quella colonna sonora! Invece mentre pensavo al lab la radio passava la canzone dei Maneskin, et voilà ecco il nome. Grazie di aver letto a presto
Romanticismo e malinconia spesso vanno a braccetto, e questo è uno di quei casi. Mi è molto piaciuto il salto tra passato e presente ed il modo in tu li abbia legati. Bel Lab!
Ciao Sergio, ti ringrazio per l’apprezzamento. A Firenze in piazza Ogni Santi c’è un Palazzo (Budini-Gattai) dove la finestra all’ultimo piano è sempre aperta. Pare che il fantasma della Contessa aspetti il ritorno del marito dalla guerra, arriva da lì l’ispirazione. Alla prossima
Ciao Virginia. Sai quanto apprezzo la tua scrittura, e non posso che ribadirlo dopo aver letto questo lab. 🙂 I racconti di questo genere mi piacciono, soprattutto quando – come in questo caso – puntano alla storia e non si perdono in intricati giri di parole e/o terminologie un po’ forzate. Ciò che viene fuori è una storia delicata in cui l’amore e la memoria ne dettano i ritmi. Brava! 🙂
Ciao Giuseppe! E tu sai quanto il tuo commento mi faccia felice. Le storie di fantasmi hanno sempre un fascino magnetico e questa è ispirata ad una leggenda Fiorentina.
A presto e grazie di essere passato
Una bella storia! Ciao Virginia, alla prossima.
Grazie Cristina per l’apprezzamento, passo presto dal tuo lab. Alla prossima
Interessante questa ghost story, hai intercettato proprio i miei gusti…
Ciao Kenji,
le ghost story hanno sempre il loro fascino, perché in fondo rimane il dubbio che qualcosa intorno a noi ci sia per davvero. Alla prossima lettura
Ciao Virginia, eccomi puntuale a commentare questa ghost-story delicata. Un racconto classico, impreziosito da un finale azzeccato. Trovo che la tua prosa sia buona. Poi c’è da dire che il nome di uno dei pg (quale mai sarà?😅) ti ha fatto guadagnare punti. A rileggerci.
Lo sapevo che il nome del protagonista, chissà perché, ti sarebbe piaciuto 😉
Mi fa davvero piacere il tuo commento, ci leggiamo al prossimo lab
Ciao Virginia, le storie di fantasmi mi coinvolgono sempre. Questa mi ha regalato un bel momento. Ho apprezzato la malinconia e la vena di romanticismo garbato (tipo i nudi “educati”, ricordi?) che mi hanno fatto rivivere nel passato, quando ero una ragazzina innamorata dell’amore 😀 Mi è piaciuta molto anche l’emozione della protagonista, quando alla fine abbandona la casa senza alcun risentimento bensì rispetto alla memoria.
Che bello innamorarsi dell’amore! Se questo piccolo racconto ti ha portato in dietro negli anni è davvero una vittoria.
Grazie per essere passata, alla prossima!
Ciao Virginia,
sono molto contento che tu abbia trovato la spinta giusta per scrivere il Lab, ci hai regalato un ghost story delicata e romantica, con quel pizzico di mistero che la rende affascianante.
Mi è piaciuta tantissimo.
Complimenti e grazie per aver partecipato
Grazie Alessandro per il commento, l’ispirazione arriva da dove meno ci si aspetta!
Al prossimo lab 😉