Martina

Serie: Dove inizia il coraggio


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Dopo aver conosciuto Daria e la sua paura di seguire i suoi sogni e deludere il padre, arriva Martina, in fuga dalle persone che ama e da una relazione che non ha mai potuto vivere.

Scappare e mentire mi sono sempre riusciti bene, almeno secondo le donne della mia famiglia. Non che abbiano torto, però non capiscono che lo faccio anche per difendere le persone che amo, in primis da me stessa.

Varco il casello e il sollievo si allarga nel petto. Il cartello con la scritta “benvenuti a Sestri Levante” e la foto dell’isola-la striscia di terra che divide in due il mare della città-è sempre al suo posto al centro della rotatoria.

C’è una pattuglia di carabinieri accanto all’aiuola, sembrano entrambi più giovani di me, avranno una ventina d’anni. Uno dei due muove appena la paletta, ma sceglie di far passare la mia Ka nera e di fermare il furgone dietro di me.

Proseguo fino alla rotatoria successiva, quella con gli ulivi e la scultura dell’asino e prendo l’ Aurelia, uno dei pochi tratti di rettilineo da queste parti.

Stavolta ho resistito una settimana prima di scappare, sette giorni in cui ho cercato di non pensare a Jacopo e alla sua decisione di separarsi da mia sorella, all’urgenza con cui si è precipitato a casa mia, al mix che ho provato di sollievo, gioia e sensi di colpa.

Non cambierà niente nella mia vita, almeno non in meglio. Jacopo sarà sempre mio cognato, il papà dei miei nipoti; me lo ripeto come un mantra.

Poi, Carlotta ha deciso di complicarmi ancora un po’ l’esistenza e di suggerirmi-solo per il mio bene-una pausa di riflessione dalla nostra relazione. E, invece di oppormi, di assicurarle che non nutro nessun dubbio sui miei sentimenti, mi sono limitata a borbottare “ok” e a finire il tiramisù davanti a un film di cui non mi fregava niente.

Supero un finto autovelox, la cascata e il ponte di pietra; tra poco vedrò Riva e il mare. Il cuore è già più leggero, come se stessi per correre tra le braccia di qualcuno che non vedo da tanto e per me vuol dire casa. Ed è la verità, appartengo molto più a questo posto che a Milano.

Compare il ponte bianco con gli archi, non è ancora illuminato dalle sue luci multicolori. È buffo come un’infrastruttura così grande e futuristica riesca a integrarsi bene in un borgo di pescatori.

Il mare è una distesa striata da tre diversi tipi di azzurro e increspata di schiuma, all’orizzonte le nuvole sembrano sbuffi di vapore.

Lascio la macchina sotto casa e raggiungo la passeggiata. Le panchine sono occupate da anziani che prendono l’ultimo sole del pomeriggio e mamme con i passeggini. Dalla vicina area giochi arrivano risate e strilli e subito parte la nostalgia per i miei nipoti, poco importa che li ho visti ieri. Non sono brava a prendermi cura degli altri, ma con loro viene tutto naturale, forse perché rivedo in Gaia e in Luca certi aspetti di me bambina. Voglio che diventino adulti migliori di me, senza lottare per tenere insieme i pezzi e fingere che fuori vada tutto bene, o pensare di essere rotti e di doversi aggiustare per meritare amore.

La salsedine mi entra in gola prepotente e un vento pungente mi sbatte in faccia ciocche di capelli biondi.

La spiaggia è deserta, ci sono solo un cane che corre per recuperare un legnetto lanciato da un ragazzo e una coppia di adolescenti che camminano e parlano di chissà cosa. Si sfiorano, ma non si tengono per mano, lui la guarda quando lei è girata.

Mi piomba addosso uno di quei ricordi che fanno male e bene allo stesso tempo. La spiaggia era la stessa, all’epoca c’erano le rovine di un vecchio cantiere ed era sera, perché solo con il buio avevo il coraggio di mostrarmi da sola con Jacopo.

Stringo forte la ringhiera, il freddo del metallo mi pizzica i palmi. È meglio che vada a casa.

Attraverso la strada e sono in Via Balbi, il palazzo dei miei nonni è accanto al panificio e il profumo di focaccia calda ricorda allo stomaco che è vuoto da stamattina. Entro ed esco in un attimo, fiera del mio bottino dentro un sacchetto di carta.

Salgo le quattro rampe di scale che mi dividono dall’appartamento con la borsa del portatile che mi sbatte su un fianco.

Mi accoglie un leggero odore di chiuso e il deodorante per gli ambienti alla lavanda preferito da mia madre. Spalanco la portafinestra in sala, le persiane si aprono con un lamento.

Mi lascio cadere sul divano e addento un pezzo di focaccia unta e croccante al punto giusto, mi scappa un sorriso immaginando l’espressione inorridita di mia madre.

I mobili in legno intagliato sono coperti da uno strato di polvere e la foto di Riva vista dal promontorio di Punta Manara è un po’ storta. Ero con papà quando l’ha scattata, al termine di una delle nostre escursioni preferite. Cammini tra la macchia mediterranea e lo scintillio del mare, da una parte le due baie di Sestri ai tuoi piedi, dall’altra una manciata di case colorate e le gru della Fincantieri.

C’è stata anche Carlotta e l’ennesima fitta di nostalgia mi colpisce a tradimento.

Avvio la videochiamata, il suo viso compare dopo pochi squilli. Ha il solito rossetto rosso scuro, i capelli biondo cenere corti e impeccabili e uno sguardo indecifrabile dietro le lenti degli occhiali retrò. È in ufficio, in sottofondo c’è il ticchettio delle unghie sulla tastiera.

La voce fatica a uscire, mi sento stupida. “Mi manchi.”

Stringe le labbra prima di rispondere. “Ti passerà.” 

Come se fosse un mal di testa o una sbucciatura. “Sono in Liguria.”

“Lo so, riconosco la foto dietro di te. La spiaggia di Renà e lo scoglio con la croce.”

“L’Asseu. Ti ci ho portata.” Non è con Carlotta il ricordo che affiora ora, oltre a stupida mi sento stronza. “Mi piacerebbe tornarci insieme.”

I suoi occhi grigi mi inchiodano. “Magari ci tornerai con lui.”

Stavolta, la fitta che mi attraversa è di rabbia. “Belìn Charlie, sembra che non vedi l’ora di buttarmi tra le sue braccia.”

“Non ne ho bisogno Martina, è quello che desideri da sempre. Dipende solo se vuoi smettere di raccontarti palle e se sei pronta a mettere la tua felicità sopra quella di tua sorella e dei tuoi nipoti.”

Continua...

Serie: Dove inizia il coraggio


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Amore

Discussioni

  1. Un altro personaggio che entra in questa bella storia. Martina, come Daria, non può vivere il suo amore per non deludere e dare un dolore agli altri. Spero che si incontrino e che insieme trovino una soluzione. Brava, Melania!