Masada e dintorni
70 d.C.
Antonio si strinse meglio la lorica, si sistemò l’elmo dalla cresta traversa e con il braccio infilato per i passanti dello scudo rotondo e l’altra mano libera, pronta a sfilare il gladio dal fodero, si unì alla sua centuria.
Non a caso, lui era il centurione.
L’optio, Paolo, lo salutò in silenzio, tutti i legionari, dal decano più anziano alla recluta più inesperta ma anche i sottufficiali lo fissarono con aspettativa.
Antonio fece un sorriso famelico. «Intanto che i nostri amici stringono d’assedio la rocca di Masada, noi faremo un po’ di pulizia nei dintorni. Spie giudee, sicari zeloti… Ecco i nostri nemici, le nostre prede. La caccia inizia da… adesso». Dopo quelle parole Antonio si mise a capo della centuria la quale, in colonna, si avviò fuori dal castrum.
Dopo alcuni minuti che stavano marciando nelle campagne desertiche di quella zona della Giudea, lontani i rumori dell’assedio che stringeva la rocca di Masada, Antonio ordinò:
«Contuberni, sparpagliatevi».
Nove contuberni si mossero, ognuno in ogni direzione possibile. Ne rimase uno solo in compagna del gruppo di graduati, da Antonio agli immunes passando per l’optio.
Che l’optio fosse rimasto con lui, c’era una ragione.
In breve tempo alcuni contuberni scoprirono dei covi di spie e sicari, scoppiarono zuffe sanguinose, i Romani ebbero successo nel reprimere le minuscole sacche di resistenza.
Antonio si grattò il mento nonostante il sottogola dell’elmo gli fosse annodato sotto la mascella: «Molto bene, sono felice». Osservò che l’optio era sbiancato. Gli si rivolse. «Paolo, ti vedo teso. Cosa ti succede?».
«Nulla, centurione».
«Non mi sembra. Si vede che sei nervoso, pure preoccupato e… spaventato. Non mi convinci. Secondo me ti sta succedendo qualche cosa. Era meglio che rimanessi nel castrum. Il medico sarebbe stato lieto di aiutarti».
«Credimi, centurione, non ho nulla». Abbozzò un sorriso, ma a fatica.
Antonio scosse la testa. «Insisto. E sai perché?, perché conosco la verità. Tu, in realtà, sei una spia dei Giudei».
L’optio lo fissò sconvolto. «Io…». Esitò, tacque.
Antonio gli esibì davanti un sorriso ampio. «So tutto, finiscila. Consegnati e forse non ti farò crocifiggere».
«Come mi ha scoperto!». Si gettò in ginocchio sulla sabbia ardente, si mise a singhiozzare.
«Semplice, hai voluto tu, hai insistito, che fosse la nostra centuria a occuparsi di questa operazione di polizia o pulizia che fosse e…».
«Attento» urlò uno dei sottufficiali.
Antonio non si fece cogliere impreparato. Sguainò il gladio e si difese dall’attacco di Paolo, dunque lo colpì alla gola con la propria lama.
Un optio morto.
Un traditore ucciso.
Restava l’assedio di Masada.
Avete messo Mi Piace1 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Un finale asciutto, efficace, resta addosso l’idea che la guerra sia anche questo, una pulizia fatta con il sangue e con l’istinto.
Grazie per essere passato 🙂
Questo tuo racconto mi ha dato una sensazione più fredda e militare, quasi spietata: tutto è ordine, gerarchia, disciplin, ma sotto cova il sospetto. Mi ha colpita soprattutto la rapidità con cui la fiducia si trasforma in condanna: non c’è dubbio, non c’è esitazione, solo la logica dura del comando. E quel finale secco lascia addosso l’idea che, in guerra, anche i legami più vicini siano sempre fragili
Grazie per essere passata!
Cruenta implacabile ed, a suo modo, spietatamente meritocratica, come solo la battaglia sa essere
Grazie per essere passato!