Maternità – 1/2

Angela e Marco si erano sposati circa un anno fa. Da poco finalmente avevano lasciato l’appartamento affittato in città per trasferirsi in una villetta (che Angela aveva definito “davvero graziosa”) ad una mezz’ora di macchina dall’ufficio dove entrambi lavorano, e dove si erano conosciuti.

Le cose sembravano davvero andare bene: grazie alla promozione ed al conseguente aumento di stipendio di Angela, avevano potuto realizzare il desiderio di andare ad abitare fuori città, in un’area verde ideale per quando avrebbero avuto dei bambini…

Marco, dal canto suo, aveva preso a dedicarsi al giardinaggio, occupandosi dell’ orto e degli alberi attorno alla casa, mentre Angela continuava a far programmi sulla futura “stanza dei ragazzi”, quali attività avrebbero potuto fare, quali e quanti giochi all’aperto, con tutto quel verde. Ma il tempo passava e, nonostante lo desiderassero entrambi, sembrava che non fossero destinati ad avere bambini. Si erano rivolti anche ad un medico, che non aveva trovato problemi in nessuno dei due, ma una gravidanza di Angela sembrava un evento ormai irrealizzabile.

Era passato un anno esatto da quando si erano trasferiti, più di due dal loro matrimonio, ma le cose non erano cambiate: il desiderio continuava a rimanere tale; gli unici cambiamenti erano stati nell’umore dei due: la frustrazione aveva preso il posto della gioia densa di aspettative del primo anno, ed anche la casa non sembrava più così bella.

Ma una notte di aprile le cose subirono una svolta improvvisa: erano da poco passate le tre, quando suonò il telefono.

«Chi può essere a quest’ora?» farfugliò Marco, con la voce impastata per il sonno.

Angela intanto si era già alzata, come se fosse già sveglia e, prima che Marco si mettesse a sedere sul letto, aveva già la cornetta in mano:

«Pronto? Chi è?» chiese subito, con tono preoccupato. All’altro capo rispose una voce infantile, sembrava quella di un bambino molto piccolo: rideva serenamente, ed Angela rimase incantata ad ascoltare. Improvvisamente la risata si interruppe, risvegliandola dallo stato quasi ipnotico in cui si trovava, e la vocina si congedò con un sommesso «Ciao…» Angela rimase come inebetita col telefono ormai muto in mano, mentre Marco le chiedeva: «Chi era? Cosa voleva?»

Ma lei non sembrava in grado di rispondere.

Solo dopo che Marco l’ebbe afferrata per le spalle scuotendola, Angela sembrò riaversi.

«Chi era?» le chiese ancora Marco, preoccupato più dallo stato della moglie che dalla telefonata.

«N-non so, sembrava un bambino…sai rideva, era così dolce…»

Marco la fissò a bocca aperta, nessuno dei due in grado di capire chi fosse, e perché li avesse chiamati. Dopo qualche minuto passato a far ipotesi, decisero di rimettersi a dormire. Ma mentre Angela si riaddormentò subito, sognandosi mamma di un bellissimo bambino che rideva come quello del telefono, Marco invece stentò a riprender sonno, e anche dopo essersi addormentato, non fece altro che rigirarsi nel letto, alternando incubi a momenti di dormiveglia fastidiosi.

Il mattino seguente Angela sembrava essersi dimenticata di tutto, e Marco preferì quindi non chiederle nulla: sembrava così felice…

Dopo la solita colazione, si recarono entrambi al lavoro, e come al solito, rincasarono poi assieme per il pranzo.

«Sai, oggi ho parlato con Claudia» esordì Angela, «mi ha detto che sua sorella ha avuto un bambino.»

Marco non rispose, si limitò ad un cenno del capo e ad un sorriso di circostanza.

Venne nuovamente la sera; Marco andò a letto relativamente presto, stanco per la giornata pesante al lavoro, ma ancor di più per gli eventi della notte precedente.

Angela invece preferì rimanere alzata a vedere un po’ di televisione. Ma improvvisamente, poco dopo la mezzanotte, il telefono suonò di nuovo. Prima ancora che il marito potesse svegliarsi, lei aveva già alzato il ricevitore: ed era nuovamente quella voce, quel bambino, che rideva. Angela restò incantata ad ascoltarlo, fino a quando la vocina non sussurrò dolcemente «Ciao…»; e lei ci rimase quasi male, quando dovette riappendere.

La mattina seguente, Angela aveva un aspetto sereno, quasi sognante, mentre Marco sembrava ancor più provato della notte precedente.

Passarono un paio di giorni, o forse sarebbe meglio dire di notti, nelle quali non successe nulla, e Angela si sorprese nel trovarsi quasi dispiaciuta di non sentire quella voce.

Poi una sera, nuovamente, verso l’una di notte, il telefono squillò di nuovo, e lei scattò a ricevere, quasi non aspettasse altro. Marco la fissava preoccupato, mentre lei ascoltava incantata quella vocina.

Quando finalmente riappese, lui, dolce ma deciso, le disse:

«Cara, credo che dovremmo fare qualcosa per queste telefonate: insomma, capire chi è, e perché lo fanno… e poi mi sembra che tu la stia prendendo in un modo un po’ strano, ecco…»

«Non devi preoccuparti, Marco» rispose lei, «è solo un bambino, che male vuoi che faccia…e poi così bella la sua voce…oh, vorrei tanto che avessimo un bambino anche noi…»

«Lo so, Angela, ma ci abbiamo provato per più di due anni, lo sai…forse è destino che..»

Avrebbe voluto dire «è destino che noi non avremo bambini», ma non riuscì a completare la frase: grosse lacrime stavano riempiendo gli occhi di Angela, mentre la consapevolezza che ciò che stava dicendo Marco era vero le riempiva invece il cuore.

«No, non piangere!» disse lui con tutta la dolcezza di cui era capace, «vedrai che prima o poi anche noi avremo un figlio.»

Angela lo strinse forte, e si sentì sicura tra le sue braccia, lo trovò dolce come non mai, e fecero l’amore senza dire più un’altra parola.

Il mattino seguente Marco sembrava finalmente tranquillo, mentre sul viso di Angela era scomparsa quell’espressione felice, per lasciare il posto a quella che sembrava serena rassegnazione.

E le telefonate, improvvisamente cessarono.

La vita sembrava essere rientrata nei soliti binari, entrambi concentrati sul lavoro e sereni, senza più il sogno, da parte di Angela, di avere un bambino, cosa che ormai sembrava impossibile. Parlando con delle colleghe, aveva avuto il coraggio di confidare loro quanto desiderasse diventare madre, ma che ormai disperava che ciò accadesse.

Qualcuna l’aveva confortata, dicendole che prima o poi sarebbe successo, qualche altra più cinica e probabilmente più realista, dava per scontato che non avrebbe mai avuto un figlio, e cercava di consolarla con lodi fin esagerate sul marito che si ritrovava.

Ed invece, a qualche settimana di distanza dall’ultima telefonata, Angela cominciò ad avvertire uno strano malessere, che si manifestò prima con giramenti di testa, poi con improvvisi attacchi di nausea.

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