Maternità – 2/2 

Marco era convinto che fossero dovuti allo stress, ma a dir la verità, Angela non fu mai tanto felice di sentirsi male: si era riaccesa in lei una speranza, la speranza che qui malori fossero dovuti a…

Senza dir niente a Marco, si recò dal suo medico, e le analisi confermarono le sue speranze: Angela aspettava un bambino.

Non appena avuti gli esiti dell’analisi, che confermavano quanto lei in cuor suo sapeva già, corse a casa da Marco, ed irruppe letteralmente in casa con un sorriso stampato in faccia. Prima che Marco, apprensivo come al solito, riuscisse a chiederle cosa le avesse detto il dottore (anche se era convinto che si trattava di stress, ma quell’espressione sul viso della moglie…), lei gli saltò al collo e si mise a piangere.

Non ci volle molto a capire che stava piangendo di felicità, e subito anche Marco realizzò cosa stava succedendo, e si mise a piangere…come un bambino.

Tra le lacrime di felicità, fu soltanto in grado di dire: «Ti amo…»

Angela rispose: «Anch’io ti amo», ma le parole le si smorzarono in bocca, soffocate da un bacio.

Le cose sembravano essere tornate come agli inizi, quando erano appena sposati, Angela era più felice, Marco era più felice, persino la casa stessa sembrava essere felice!

Ripresero a far progetti, passavano delle intere serate a discutere sul nome del bambino, a chiedersi se sarebbe stato maschio o femmina…

Le settimane passavano, il pancione di Angela cresceva, e nessuno dei due sembrava più ricordarsi delle telefonate di qualche tempo prima.

Intanto, giorno dopo giorno, mese dopo mese, si avvicinava per Angela il periodo previsto per il parto.

Ma quando ormai niente sembrava più poter turbare la ritrovata felicità della coppia, una notte, improvvisamente, il telefono riprese a suonare.

Una strana espressione interrogativa si dipinse sul viso di Angela, e questa volta fu Marco a rispondere: ma all’altro capo sembrava non esserci nessuno.

«Pronto!? Pronto!» disse un paio di volte Marco, ma nessuno rispose. Riappese stizzito, dicendo: «Qualche scherzo idiota!» Angela accennò un sorriso, ed entrambi sapevano che non era uno scherzo, entrambi si ricordarono di ciò che avevano inconsciamente rimosso, quelle telefonate di otto mesi prima…

La notte dopo il telefono squillò di nuovo, e di nuovo rispose Marco: «Pronto?»

disse una sola volta, senza ottenere risposta.

Stava per riappendere quando Angela gli disse: «Passalo a me!»

Marco rimase per un attimo indeciso, e lei gli strappò il telefono di mano.

«Pronto…» disse ansiosa, e subito riecco la vocina all’altro capo del telefono. Era il solito bambino, solo che ora non rideva più: piangeva, ed era un pianto disperato.

Marco osservava curioso Angela, e vide il suo volto rabbuiarsi, poté leggerle terrore negli occhi. Prima che lui le strappasse il telefono di mano, dicendo «Ora basta!», Angela fece a tempo a sentire la vocina che nuovamente le diceva: «Ciao..a presto…»

Nessuno dei due quella notte chiuse occhio.

A metà mattinata suonò il telefono nell’ufficio di Marco: ad Angela si erano rotte le acque!

Sua cognata Marina la stava accompagnando all’ospedale, lui uscì di corsa dall’ufficio, mentre tutti i colleghi si congratulavano con lui per l’imminente lieto evento.

Ma lui era preoccupato, era teso, sentiva che qualcosa non andava…

Raggiunto l’ospedale trovò ad attenderlo la suocera e la cognata.

«Dov’è Angela?» chiese immediatamente.

La madre di lei sembrava ancora più tesa di lui, e Marina gli spiegò che i medici non si aspettavano che succedesse così presto, e che poteva esserci qualche complicazione, ma ora erano in sala parto, e tutto era sotto controllo.

Ma Marco rivide il viso di Angela la sera prima, rivide il terrore nei suoi occhi, e si sedette in un angolo, con un groppo in gola e gli occhi lucidi.

Vide un infermiere uscire di corsa dalla sala parto per ritornarvi un attimo dopo in compagnia di altri due dottori.

Si stava interrogando su cosa questo potesse significare, quando qualche minuto dopo, il telefono pubblico sulla parete alla sua destra si mise a suonare. Trasalì meravigliato, e si guardò intorno: sembrava che né la cognata, né la suocera lo sentissero. Aspettò un attimo, credendo che avrebbe risposto un qualche infermiere, ma nessuno arrivava a rispondere.

Alla fine si decise a farlo lui: sollevò la cornetta e sentì una risata infantile di sottofondo. Poi una voce che conosceva tanto bene, la voce di Angela, che gli diceva:

«E’ un maschio, caro, un bel maschietto!» ed era felice come non l’aveva mai sentita.

Nel momento in cui riappese, un medico uscì dalla sala parto, e gli si fece incontro:

«E’ lei il marito?» chiese. I suoi occhi ed il tono della sua voce dicevano già più di quanto non volesse dire. Marco rispose con un mesto cenno del capo.

«Purtroppo devo darle una brutta notizia: ci sono state delle complicazioni inattese, il cordone ombelicale si era avvolto attorno al collo del bambino, abbiamo cercato di salvarlo, ma era troppo debole,e quando è venuto alla luce il corpicino, il suo cuore non batteva già più. Ma purtroppo non è la sola cosa che devo riferirle…»

Il cuore di Marco, sul quale si era già abbattuto un macigno, ebbe un sussulto, quando si rese conto di sapere già quello che il dottore stava per dirgli.

«Ecco, durante il parto sua moglie ha avuto un’emorragia improvvisa, abbiamo tentato di effettuare subito una trasfusione, ma la condizione era già critica, e purtroppo, nemmeno sua moglie ce l’ ha fatta…»

Marco non disse una parola: non ne aveva la forza; si sentiva vuoto, sfinito.

Si recò nuovamente al telefono, alzò la cornetta e formulò un numero: 6-6-6

Sentì il telefono fare un paio di squilli, poi, anche se nessuno aveva risposto all’altro lato, capì che c’era qualcuno ad ascoltarlo, e disse:

«Ho cambiato idea, riprenditi la casa, il lavoro, ma ridammi mia moglie!»

Niente; all’altro capo, silenzio assoluto.

«Ti prego! Ho cambiato idea! Mi hai sentito? Rispondi!»

Il dottore dietro di lui gli appoggiò la mano sulla spalla: Marco si voltò lasciando cadere il telefono. E l’uomo aprì bocca per parlare con una voce che non era la sua, una voce che sembrava venire dal profondo di un pozzo:

«Lo sapevi a cosa andavi incontro, quando hai firmato il contratto con me. Io non do mai niente gratuitamente, lo sapevi benissimo. Ora il nostro affare è concluso.»

«No, aspetta…»

Ma nessuno aspettò niente: il medico diede un colpo di tosse e sputò un grumo di sangue, poi si allontanò con un’espressione inebetita, e Marco rimase da solo a piangere davanti al telefono, mentre la cornetta ciondolava, ormai muta.

FINE

Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Horror, Narrativa

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Discussioni

  1. C’è un detto che trovo significativo e che racchiude una verità profonda. “Attento a ciò che desideri, perchè potresti ottenerlo.”

    1. Lo conosco, ed hai ragione: si adatta benissimo a questa vicenda 😉