Melbourne street, 2018

Serie: Giuditta


Ora non sento più nulla. Nessuna mano su di me. Nessuna parola. Sono sola, credo.

-Giuditta…-. E’ una voce femminile a farmi aprire gli occhi. Sono stesa, sul pavimento di quella pista da ballo, vuota, abbandonata, impolverata.

Tento di alzarmi e, facendo fatica, vengo aiutata da quella donna, una poliziotta. -Ciao, Giuditta, stai tranquilla, ora sei al sicuro- dice, infondendomi uno sguardo tanto dolce quanto rassicurante.

-Dove sono finiti tutti? Quei ragazzi?! Quelli mi stavano facendo del male!- esclamo. Ho la voce rauca, la gola secca e dolorante.

La donna mi copre le spalle con una coperta. -Va tutto bene-, è l’unica cosa che riesce a dire. -Aiutatemi a sollevarla- aggiunge, chiamando una squadra di infermiere.

Mi caricano su un’ambulanza e mi portano in ospedale, dove incontro i miei genitori: uno più terrorizzato dell’altro.

-Giuditta, tesoro!- esclama mia madre, venendomi incontro con le lacrime agli occhi. -Va tutto bene-

Dietro le spalle di mia madre, scorgo un gruppo di poliziotti che si consultano con un uomo barbuto e piuttosto slanciato. Avendo indugiato troppo su di lui, questo si sente spinto a volgermi lo sguardo e, allora, lo riconosco. -Il tassista…- dico, spontaneamente. -Il mio portafoglio!- esclamo, quando, abbassando lo sguardo sulle sue mani, vedo maneggiarlo nervosamente e consegnarlo alla polizia. -La ringraziamo per averci avvisati- dice un agente.

Mia madre si accorse della mia agitazione. -Non ti avremmo trovata senza di lui, tesoro- dice, per poi accompagnarmi in una stanza. Una stanza che ho frequentato non so quante volte nell’ultimo anno.

La dottoressa Johnson giunge qualche minuto dopo e si accomoda alla scrivania, mostrando uno dei suoi soliti calorosi sorrisi. -Allora, Giuditta, come stai? Ti va di raccontarmi cos’è successo?-

Mia madre mi stringe la mano e mi accarezza il viso. -Vi lascio sole-. Ha la voce tremante e gli occhi affogati nelle lacrime: non vuole lasciarmi, glielo si legge in viso.

Intanto la dottoressa aspetta paziente che io reagisca alla sua domanda.

Cerco di riordinare i ricordi, sono ancora molto confusa, anche se la risposta, in realtà, è molto semplice. Faccio un respiro profondo e alzo lo sguardo verso la dottoressa Johnson.

-E’ successo di nuovo, signorina Johnson, sono ristata in quel posto…- la mia voce si rompe in un pianto: a un anno dall’accaduto, non riesco a dimenticare la notte in cui conobbi per la prima volta il vero significato di violenza, ed ogni volta sono sempre più vicina al baratro.

-Sento il bisogno di ricordare, di tornare indietro e di riaffrontare la Giuditta del passato per aiutarla a non rifare lo stesso errore…- dico tra un singhiozzo e l’altro. -Ho perso la mia Giuditta. Non avrei mai dovuto lasciarla andare così…-

Serie: Giuditta


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Discussioni

  1. Un racconto amaro, vero. Confesso che ho iniziato a sospettare che Giuditta e la protagonista fossero la stessa persona solo nell’episodio precedente, quando tutto si è fatto confuso. Un piccolo particolare che mi è piaciuto, è stato l’atto di gentilezza che hai voluto far compiere all’autista uber. Viviamo fra luce e ombra, dobbiamo ricordare che esistono entrambe.

    1. Ciao Micol, grazie per aver letto il racconto. Volevo proprio concentrarmi su come spesso siamo costretti ad affrontare i noi del passato, le nostre ombre, raccontando di una circostanza che purtroppo é tutt’ora vissuta e non ancora compresa da molti.
      L’uomo dell’uber é proprio uno di quei pochi che prestano attenzione intorno a sé, e mi fa tanto piacere tu lo abbia apprezzato. Un saluto😊

    1. Ciao Kenji, sono contenta ti sia piaciuto! Il titolo é molto semplice ma non ne vedevo altro su questo racconto: molto semplicemente, Giuditta é la protagonista, quindi gira tutto in torno alla sua persona.
      Un saluto.