
Meno di mille parole
Quel pomeriggio di marzo arrivammo in ritardo alla stazione centrale, il treno per Bologna era partito da pochi minuti e il successivo era previsto alle 18, un’attesa di oltre tre ore. Pazienza mi dissi.
«Prendiamo un caffè» proposi.
«Forse converrebbe fare il cambio dei biglietti prima» mi rispose.
«C’è tempo dai, pensiamo al caffè»
Il bar interno alla stazione odorava di corpi e brioche, solo due tavolini erano rimasti liberi, una volta seduti ci guardammo negli occhi. Silenzio.
Alzai la mano per attirare l’attenzione della cameriera. «Due caffè per cortesia» esclamai.
Il caffè era troppo tostato e troppo caldo ma non me ne lamentai.
Un altro cenno alla cameriera, pagai il conto e rapidi uscimmo in direzione della biglietteria.
«Abbiamo ancora due ore di tempo, cambia il biglietto e poi facciamo due passi fuori» proposi.
«Ormai è quasi buio, restiamo qui» fu la sua apatica risposta.
Chiusi dentro le nostre giacche calde passeggiammo avanti e indietro lungo il marciapiede tra piccioni e viaggiatori frettolosi e qualche mozzicone di sigaretta.
Ancora un’ora di attesa.
«Quando torni?» chiesi.
«Non so… a Natale, sì a Natale sarò qui sicuramente» quasi urlò per farsi sentire sopra il fischio del treno in arrivo.
I nostri visi si distesero in un forzato sorriso.
In una settimana, da dopo il funerale, non eravamo stati capaci di dirci quanto avevamo nel cuore, di alleggerire il carico di rancori e incomprensioni, vittime di troppo orgoglio. Avevo formulato mille frasi ma ogni volta mi sembrava inopportuno parlare.
L’annuncio del treno interruppe i miei pensieri, troppo tardi, forse la prossima volta sarà più semplice, magari a Natale, sì proprio a Natale, sotto candidi fiocchi di neve… no! Sentii le sue braccia stringermi con forza e stretto in quella morsa capii che tra noi non servivano mille parole, né attese, né frasi prefabbricate.
Lo salutai un’ultima volta mentre il treno lo allontanava ancora da me ma ora sapevo che sarebbe tornato.
Con le mani in tasca uscii all’aperto, fuori era buio, l’aria fresca della sera entrò nelle mie narici e lasciai libere le lacrime da troppo tempo trattenute.
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Questo LibriCK è scelto per la pubblicazione sulla rivista cartacea “LibriCK – La rivista degli scrittori”
Grazie
Ciao Elena, ho un debole per le storie brevissime che con poche immagini riescono a mostrare le emozioni dei personaggi, il non detto e il corpo dell’iceberg di una vicenda. Non servono tante parole per dirsi addio o per dirsi arrivederci o per sapere che una persona salita su un treno faccia ritorno.
Com’è bello questo racconto, così vivo, così reale e sincero. Grazie
Grazie per il positivo commento
Ciao Elena, il tuo cognome e la stazione della città di cui parli non potevano che attrarmi. Mi piace il tuo stile di scrittura. Ci sono tante cose sottintese nel racconto che incuriosiscono e in parte si intuiscono. Mi piacerebbe saperne di più o altrimenti leggerò volentieri altre storie, altri tuoi racconti diversi.
Ciao e grazie per le tue parole.
Scrivo da poco e purtroppo poco per via del poco tempo a disposizione
Le mie storie sono pura fantasia, a volte ovviamente ci sono riferimenti a situazioni personali