Meraviglioso

S’era fatta sera: ora di rientrare. Nell’acqua del canale si specchiavano traballando le luci gialle dei lampioni, ma il gondoliere, un uomo di mezz’età dai folti baffi neri, non vi fece caso. Non ci faceva più caso da anni, ormai. Attraccò al molo.

“Birretta?” fece un collega vicino.

“Nah, nah. Me ne vado a casa, a dormire.”

“Contento te.”

“E sì, che son contento” borbottò tra sé. Diede un’ultima occhiata intorno per controllare che fosse tutto a posto. Non che si aspettasse di trovare nulla, ma se non consegnava gli oggetti smarriti erano cavoli.

Stava per andar via, quando notò qualcosa. Sul fondo della gondola stava una rosa, nascosta sommessamente nell’ombra. Il gondoliere la raccolse, incuriosito. Il cremisi vellutato dei petali la rendeva bella, ma cedeva inesorabilmente il passo alle macchie violacee che cominciavano a divorarla.

Una nostalgia segreta lo strinse a sé e lo costrinse a guardarla in faccia. Quella rosa non era stata comprata quella mattina, da un veneziano qualsiasi, per far colpo su una turista qualsiasi. No. Quella rosa era antica. Era la stessa che il gondoliere aveva rubato tanti anni prima dal roseto del signor Antonio per metterla tra i capelli di una ragazza. Il signor Antonio se n’era accorto e gli aveva fatto una ramanzina che non finiva più, però, diamine, ne era valsa la pena. Come si chiamava la ragazza?

Il gondoliere guardò altrove, stranamente mortificato. Il nome, il nome. Era importante. Doveva sforzarsi.

Immagini antiche quanto la rosa gli fiorirono davanti agli occhi. Eccolo che urlava come un matto, mentre un pallone di cuoio mezzo scassato volava al di là di una porta immaginaria. Lì invece stava tornando a casa, e si fermava ad ammirare estasiato i mille ori e arancioni del tramonto. E quell’altra immagine? Ah, quella volta era con i suoi amici, e avevano deciso di prendere da mangiare in un locale alla moda. Il cibo era orrido, ma nessuno osava dirlo ad alta voce. Che stupidi…

Il gondoliere continuò a scartabellare tra i fotogrammi. Del nome, nessuna traccia. S’era perso.

Quel passato in cui gli importava qualcosa del mondo era diventato una terra straniera. Tale epifania lo colpì all’improvviso, tanto che ebbe l’urgenza di sedersi per non cadere in acqua. Era diventato cieco e sordo. Come aveva potuto?

Poteva ancora rimediare?

“Eh, Lorenzo?”

“Che?”

“Ho cambiato idea, va’.”

La rosa spuntò sorridente dal taschino del giubbotto, spiando il gondoliere scherzar coi colleghi in un frullio di baffi neri. Il cassetto segreto della sua memoria si era aperto: una lettera dopo l’altra, il nome dimenticato ne saltellava fuori e si stampava con inchiostro indelebile su un fotogramma speciale. 

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Discussioni

  1. Ciao Teresa, il tuo gondoliere porta un messaggio importante. Vinti dalla monotonia, dagli automatismi, dimentichiamo noi stessi e i momenti più cari fino a diventare un’ombra. C’è sempre tempo per riagguantargli e tornare a gustare la vita.

    1. Grazie mille per il tuo commento! Hai colto esattamente ciò che volevo esprimere.

    1. Grazie mille, sono contenta ti sia piaciuto tanto da chiedere un seguito! Purtroppo non era nei programmi, ma ci penserò.

    1. Grazie davvero! Non sai quanto mi renda felice il tuo “evocativo”, visto che la mia scrittura mi dà sempre l’impressione di essere troppo fredda e schematica. Riguardo la serie, non posso promettere nulla ma ci penserò su!

  2. Ciao Teresa, grazie per aver partecipato al LAB di questo mese, con questo dolcissimo racconto che però ci lascia sospesi a metà. Hai intenzione di continuarlo? Spero di si
    Alla prosisma

    1. Grazie mille per il commento e per i complimenti! Sono lusingata. Ma mi sento anche un po’ in imbarazzo perché in tutta sincerità il racconto era stato concepito come a sé stante… a quanto pare sono rimasta talmente sul vago da generare curiosità lol. Purtroppo non posso promettere nulla, ma il fatto che sia stato apprezzato mi motiva tantissimo! Mi spremerò le meningi.