Merkava il distruttore

La valle della Beqa era un inferno, ma loro contribuivano a renderla peggiore di quel che poteva essere.

La colonna marciava sotto il sole a picco, gli AH64 li proteggevano da eventuali attacchi nemici.

Ariel rimaneva in cima alla torretta, il Galil corto era più una decorazione che altro: lui aveva il 105 millimetri.

Con gli occhiali da sole si guardò attorno, poi vide arrivare dei lampi.

MiG.

I piloti di Assad si abbatterono sugli AH64 e ne fecero strage: era come se degli uccelli insettivori stessero sparando raggi per colpire dei grossi mosconi.

Gli AH64 precipitarono con rumori di ferraglia contorta.

Ariel rientrò nel Merkava e dopo aver riposto il Galil preparò l’equipaggio. Dal seggiolino di capocarro, coordinò gli sforzi dei suoi uomini.

La colonna si sciolse e se gli altri capicarro tentavano di colpire i MiG con le mitragliatrici contraeree, Ariel sapeva qualcosa: non dovevano temere i MiG, ma ben altro.

Da dietro un dosso fecero capolino dei T72 – sembravano scarafaggi corazzati. Le bandierine con i colori panarabi facevano ben capire chi era che gli israeliani avevano davanti.

«Formazione di battaglia» urlarono le radio.

I Merkava si disposero a rastrello, ma Ariel sapeva un’altra cosa: il maggiore era un inetto. Solo perché era figlio di un membro della Knesset, era al comando del battaglione. Li avrebbe fatti uccidere tutti, ma sembrava che il sacrificio dei piloti degli AH64 non fosse ancora bastato.

Ariel diede gli ordini: «Andiamo in avanti fino a quell’altura».

Il pilota obbedì.

Il maggiore se ne accorse e li inseguì con delle imprecazioni.

Una volta in cima all’altura, Ariel vide la scena dei T72 che come martelli pneumatici calavano sui Merkava e li spazzavano via.

Sembrava che non si fossero ancora accorti della presenza, lì, di quel Merkava solitario.

Ariel aveva capito tutto. «Fuoco!».

Il 105 millimetri sparò colpendo nel mucchio: un T72 fu sostituito da un geyser di luce, calore ed energia cinetica.

I capicarro al soldo di Assad, troppo distratti, non si resero conto che il Merkava, quel solo Merkava, li stava mettendo in crisi.

Quando se ne accorsero, il campo era tutto un disseminarsi di rottami in fiamme e il Merkava di Ariel andò via.

Aveva fatto il suo dovere.

Il maggiore era morto bruciato vivo.

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Discussioni

  1. L’istinto di sopravvivenza vince su una battaglia persa. Nell’esercito si entra a far parte di una grande mente collettiva, il guaio arriva quando a “capo” c’è un cervello vuoto