“Messaggio non inviato”

Serie: Errori

  • Episodio 1: “Messaggio non inviato”
  • Episodio 2: Madeleine
  • Episodio 3: Errori

“La vicenda si è conclusa con l’arresto dei due, che sono stati portati in carcere accompagnati dagli agenti.” Fine.

Si distese sulla sedia e lasciò andare un sospiro, guardò lo schermo del computer che brillava nel buio della stanza, dandole una nota teatrale.

L’editor di testo mostrava la fine dell’articolo lungo una pagina, che sarebbe stato pubblicato da lì a qualche ora sul giornale principale del paese. Probabilmente non in prima pagina, ma almeno non era finito come uno di quei giornalisti di provincia che deve scrivere di vetri di auto rotti da bambini mentre giocavano a pallone.

Si alzò dalla sedia e andò in cucina con l’idea di aprire una birra e rilassarsi un po’, ma l’immagine di lui che si addormentava sul divano mentre il termine per mandare l’articolo scadeva gli attraversò la mente, così decise che sarebbe stato meglio inviarlo prima di fare qualunque altra cosa.

Un rapido controllo e via, inviata.

Si andò a stendere sul divano pensando a quanto bene aveva scritto quell’articolo. Il capo lo avrebbe sicuramente ringraziato e avrebbe capito con chi aveva a che fare. Chissà, magari un giorno avrebbe potuto pure prendere il suo posto.

Pensando a cosa avrebbe fatto quando fosse diventato direttore del giornale si addormentò.

– Complimenti! – Bravissimo! – tutti nell’ufficio lo stavano acclamando, si sporgevano per stringergli la mano, qualcuno gli batteva amichevoli pacche sulle spalle. Vide addirittura Olivia fargli l’occhiolino. Boss gli venne incontro con aria cupa, passo svelto, – Vieni nel mio ufficio, subito.

– Lo sai, tutti hanno visto l’articolo che hai scritto e come hai visto si complimentano. Te lo dico chiaro e tondo, qualcuno però ha sollevato dubbi sul mio operato finora, sostenendo che il giornale andrebbe molto meglio con te al comando. Sappi che non condivido assolutamente questo pensiero, mi sollevo da tutte le responsabilità del caso, ma questa scelta arriva dai “piani alti” come si suole dire.

– Ecco le chiavi dell’ufficio, da questo momento è tuo. Gli disse alzandosi.

Fu in quel momento che notò che le scarpe che Boss indossava erano strane, verdi militare, riflettenti e un po’ troppo alte. Ma sì erano stivali di gomma, che strano, non pioveva fino a prima. Alzò lo sguardo e l’ormai ex-direttore indossava un gilet e un cappello a tesa larga intonati con gli stivali. In mano reggeva una canna da pesca con un’anguilla che pendeva dall’amo. Chissà come si pescano le anguille.

– Bene, ci vediamo!

Andò via quasi fuggendo, facendo roteare la canna da pesca e lanciando l’anguilla sulla scrivania, che iniziò a divincolarsi cadendo infine per terra, dove si infilò in un bicchiere colmo d’acqua.

Non fece in tempo a rendersi conto di essere diventato direttore che il telefono iniziò a squillare incessantemente. Si mise così dall’altra parte della scrivania e pensò a come da quel momento la vita sarebbe iniziata ad essere semplice, un sacco di soldi, macchine sportive, donne bellissime, telefoni squillanti, ville in Italia, medaglie sportive, telefoni squillanti, viaggi pagati, telefoni squillanti. L’anguilla tornò sul tavolo e rispose al telefono, che continuava a squillare.

– Pronto? Sì, glielo passo.

– Ciao sono Mike! In questo momento non posso rispondere: lasciare un messaggio dopo il beep – Beeep.

Si alzò dal divano e vide i raggi del sole che filtravano dalle tende, creando per terra una lama luminosa sul parquet, che terminava ai suoi piedi.

– Ehi Mike! Dove sei finito?! Qui ti stanno cercando tutti!

La voce era quella del suo collega Steve, e suonava alquanto allarmata, non sembrava molto preoccupato però per la sua salute ma per altro.

– Boss dice che il tuo articolo non è arrivato, che fine ha fatto? Non dire che non l’hai scritto che ti sei già scavato la fossa! Boss è su tutte le furie, ha dovuto pubblicare un articolo di archivio sul come curare i gatti e lo sai che non gli piacciono i gatti! Vedi di…

Sollevò la cornetta per rispondere

– Ehi Steve! Che casino, l’ho mandata ieri notte, siete sicuri che non sia arrivata? Magari dato che sono nuovo mi hanno messo nella spam, che ne so. Ricontrollate un po’ altrimenti ve la reinvio.

– Oh eccoti, non ti inventare nessuna scusa, che ormai è andata. La carta è già stata stampata da qualche ora, dovevi rispondere prima mi dispiace. Adesso non ti resta che pregare di non venir licenziato. Prova a inviarla ora e poi vieni subito qui, avrai capito che te la vedrai brutta questa volta, preparati a una bella strigliata –. E riattaccò senza salutare.

Mike rimase un po’ lì pensando alle conseguenze di quello che era successo, era sicurissimo di averla inviata, gli sembrava pure di aver controllato due o tre volte come fa sempre con le mail importanti, ma questa volta a quanto pare non aveva funzionato.

Mise a posto la cornetta e si precipitò al pc che gli sembrava di aver lasciato acceso, ma probabilmente grazie a qualche programmatore ambientalista si era spento da solo mentre dormiva. Lo accese e maledisse il provider della rete e la scelta di non cambiarlo appena due mesi prima, aprì la posta e andò sulle mail inviate.

Era lì, “inviata” diceva l’etichetta, la aprì e non c’era nulla fuori posto, l’indirizzo era il solito e un’anteprima dell’articolo indicava che l’allegato era stato caricato e inviato correttamente. Decise comunque di inviarla una seconda volta, così da salvarsi il culo se la prima non fosse davvero arrivata.

Lasciò il computer e si avviò verso camera sua per vestirsi, quando sentì un “beep” proveniente dal suo computer, messaggio di errore. Si girò e vide un rettangolo bianco illuminato al centro dello schermo, diventato un po’ più scuro per far risaltare il messaggio. “Messaggio non inviato”

e sotto in due righe più piccole “Non è stato possibile inviare il messaggio, riprovare tra qualche minuto.”

Ma vai a farti fottere, non posso riprovare tra qualche minuto. Cliccò riprova una volta e di nuovo quando non vide l’effetto sperato, e poi ancora e ancora. “Messaggio non inviato”.

Adesso anche la prima mail che sembrava inviata mostrava un triangolo rosso con un punto esclamativo all’interno. Ci passò sopra “Attenzione: messaggio non inviato”, cliccò “Il messaggio non è stato inviato, un nuovo tentativo verrà effettuato entro qualche minuto”.

Decise che doveva provare. Riavviò il computer e andò a staccare il router dalla presa, aspettò dieci secondi e lo riattaccò. Tornò al computer e scrisse la password “1233”. Era collegato alla rete, ma per esserne sicuro digitò nella barra delle ricerche il nome del giornale e premette Invio.

Apparvero le notizie di prima pagina sulla schermata del browser, prima tra tutte i sondaggi per le ormai prossime elezioni regionali. Constatò che il suo partito era ancora in testa e tornò sulla pagina della mail riprovando a inviare l’articolo, ma non ne voleva sapere, “Messaggio non inviato”.

Batté un pugno sul tavolo e scaraventò una penna per terra, che non si accorse essere la sua preferita, una Parker ricaricabile con la quale da un po’ di tempo firmava i documenti di sua competenza, che ultimamente stavano crescendo di numero e importanza.

Si alzò dalla sedia e si diresse verso la porta. In quel momento suonò il campanello, “ding” mentre il pulsante veniva premuto e dopo qualche secondo che gli sembrò durare un’eternità il “dong”, mentre veniva rilasciato. Si fermò al centro della stanza tra il computer e il cappotto.

Era Boss, venuto fino a lì per gridargli contro, come faceva sempre con quelli che svolgevano male il loro lavoro. All’incirca uno a settimana lo trovava sempre, e quel poverino passava dei bei minuti chiuso dentro l’ufficio a ricevere tutti quegli insulti. Adesso toccava a lui, e a quanto pare sarebbe stato ancora peggio dato che, per quanto ne sapeva, Boss non si era mai spinto fino all’andare a casa di qualcuno per fargli sapere quanto male aveva lavorato.

– Chi è?

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    Discussioni

    1. Ciao Matteo,
      intanto complimenti per il tuo stile, mi piace molto. La descrizione del sogno è veramente ben fatta.
      La storia tragicomica mi ha divertito, mettendomi quell’ansia dovuto all’empatia col personaggio, che hai saputo creare.
      Al prossimo episodio

    2. ” vita sarebbe iniziata ad essere semplice, un sacco di soldi, macchine sportive, donne bellissime, telefoni squillanti, ville in Italia, medaglie sportive, telefoni squillanti, viaggi pagati, telefoni squillanti.”
      Questo passaggio mi è piaciuto

    3. Ciao Matteo, la tua serie mi incuriosisce. Pensavo fosse umoristico surreale, ma leggo dalla classificazione che hai dato che è uno Shi-Fi. A questo punto non vedo l’ora di vedere chi ha bussato alla porta 😀