
Metro: il giorno del giudizio
Da quando hanno inventato i treni esiste un’eterna rivalità tra il controllore e chi, invece, il biglietto non lo fa: un po’ come Ettore e Achille o Cassano e il congiuntivo. Se 360 volte l’anno a vincere sono i passeggeri, le restanti 5 volte, a spuntarla, sono i controllori. Le loro vittorie, però, non sono mai banali: mietono vittime e lasciano decine di migliaia di ‘jastemme’ sul selciato.
Questa mattina, sarà stata l’aria del Natale o , che so, le tredicesime arrivate, a Montesanto hanno fatto scattare l’operazione “tonnara”.
CONTESTO: Per chi non conosce la stazione di Montesanto: i 4 binari dove arrivano i treni confluiscono tutti nei pressi di una scala dove alla fine di essa ci sono 3 porte che ti permettono di uscire dalla stazione.
E’ una tranquilla mattina di dicembre, il treno viaggia con i suoi canonici 3-4 minuti di ritardo e all’ultima fermata sembra di essere più deportati che passeggeri. A Montesanto le porte si aprono e come al solito, ci si avvia, piano piano, verso le famose scale. Nessuno, però, può mai immaginare l’agguato che l’aspetta. Si è cominciato a capire che qualcosa non va quando la fila per scendere le scale era più lunga del solito. Cammini a piccoli passi e quando vedi il pericolo è ormai troppo tardi per tornare indietro. La scena lascia tutti di sasso: tre porte, due controllori per porta insieme ad una guardia giurata. In un angolo sulla destra un tavolino con altre due persone pronte e cariche a scrivere eventuali multe. Nessuna via di fuga. Siamo in trappola.
Chi se ne accorge prova a girarsi e scappare; ma è troppo tardi, la fiumana di persone non te lo consente: ho visto scene drammatiche che quella di Simba con il padre Mufasa ne “Il Re Leone” sembra “Natale sul Nilo” di Boldi e De Sica. Fidanzati mano nella mano che hanno provato a fermarsi e sono stati divisi “Non ti dimenticare mai di me” ha urlato uno prima di sparire tra la folla, “A Natale mangiati o’capitone fritto pure per me, mi raccomando miettec pure sale e pepe” dice un altro prima di essere fagocitato dalle persone in fuga.
Chi come me ha il biglietto, invece, lo ostenta e lo tiene in alto, fiero, manco avessimo vinto la coppa del Mondo. Come per dire “fatevi da parte io ho speso 1 euro e 40 e posso passare.”
I controllori stanno vincendo a mani basse, è una strage, una Caporetto: decine di persone ‘beccate’ sono IN FILA al banchetto per farsi fare la multa. I dipendenti scrivono nomi, cognomi, date di nascita e estremi di documento come se non ci fosse un domani. Sono più impegnati dei commercialisti durante i periodi di 730 e 740.
Le giustificazioni sono le più disparate, le classiche sono le migliori: “La macchinetta non funzionava.” “L’ho presa di corsa.” La risposta è sempre la stessa: “Andavate dal capotreno a farvelo obliterare.” Un vecchietto però non ci sta: “Ah sì? E si stamm uno ncuoll’ a nato, io comm c’arrivav addo capotreno che stong pure miez’ zuopp, nde muort vuost.(*)” Io, a lui, la multa non l’avrei fatta, ha vinto la guerra delle giustificazioni. Io scendo le scale di fianco a due ragazzi. Uno dei due approfitta della lentezza con cui si muove la fila e studia la situazione. Dopo qualche attimo dice all’amico: “Pascà, dobbiamo approfittare quando il controllore acchiappa una persona senza biglietto, si distrae qualche secondo per chiedere i documenti e indicare il tavolino, la guardia giurata nun dice niente…nuje lla’ amma’ passà. Chill è o mument nuosto.”
Ad ogni modo io mi sono appassionato alla loro storia e voglio vedere se si salvano. Io passo fiero con il mio bel biglietto obliterato. Non ho il tempo di fermarmi che le persone in fila mi buttano fuori, cerco con lo sguardo i due ragazzi…non li vedo. Mi guardo intorno di nuovo ma vedo solo chi è riuscito a passare e aspetta con ansia un amico, un parente, un fidanzato. “Scusa hai visto sto ragazzo – mi dice una donna mostrandomi la sua foto – ci siamo divisi sulle scale dieci minuti fa e non ho più sue notizie.” Spiega con le lacrime agli occhi. Io sono spaesato e spaventato, le faccio ‘no’ muovendo leggermente la testa e continuo la mia ricerca. Quanto dolore. I due ragazzi non ce l’hanno fatta penso, mi spiace erano simpatici.
D’improvviso sento la voce di uno dei due provenire dalla mia destra: sono loro! Sorrido felice.
“Wa Michè si nu mostro” dice all’amico, poi continua “se pur a scuola fuss stat accussì attento, mo aviss pigliat o Nobbel”.
In lontananza vedo anche la donna che abbraccia il ragazzo e butta in aria la sua fotografia.
Intanto metto le cuffie e mi incammino sollevato. Apro l’app di Deezer. Cerca musica: Maledetto Treno di Nino D’Angelo. Play: “…Nel palazzo mio, che aria di malinconia.”
(*)Ah sì? e come avrei dovuto fare se siamo uno attaccato all’altro, come ci andavo dal capotreno che sono quasi zoppo
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Mi sono divertita leggendo questo racconto e ho pensato che tutta l’Italia è paese! Mi piace molto anche per come è scritto. Bellissimo l’uso del dialetto. Se.bra quasi di essere lì in mezzo.
Un bell’aneddoto, una storia simpatica