Mi chiamo Davide Cervia

Molti mi chiedono se mi manca il mare.

In effetti sì, ma ci sono cose più importanti.

Per esempio la mia famiglia.

E l’elettronica.

Ho lasciato la Marina Militare da sei anni e abito a Velletri con Marisa e i nostri due figli.

Nonostante sia passato del tempo, ogni tanto mi chiedono consulenze.

Sono un esperto di guerra elettronica, un ETE/GE. Ho imparato tutto sulla Maestrale e l’OTOMAT non ha segreti, per me.

Molti non capiscono la guerra elettronica. Non è solo conoscenze da perito elettronico, ma significa badare ai radar, ai segnali elettromagnetici, padroneggiare i missili. Sono un piccolo mago dell’elettronica e questo fa comodo quando la mia Wolkswagen Golf fa i capricci. Non ne posso mai parlare con Marisa e i miei figli. Sono segreti militari, sono segreti di stato.

Per esempio, mesi fa, quando la Germania Federale vinse i Mondiali di Italia 1990, degli agenti governativi vennero a trovarmi. Li accolsi nel mio studio-officina-garage e mi proposero una strana occasione. Lasciare tutto per lavorare in Libia. Avrei avuto tanti soldi, un harem, ma in cambio di questo “paradiso” sarei dovuto sparire dall’Italia.

E Marisa? E i miei figli?

Con educazione declinai. Sul serio, no, grazie.

Reagirono con una leggera freddezza, che poi si trasformò in un atteggiamento untuoso. Se ne andarono con un saluto.

Ma in effetti, chi erano? Si erano identificati come “agenti governativi”. Ma di quale agenzia? Certo, erano italiani.

Lasciai perdere in fretta.

Perché ci sto pensando adesso?

Sto guidando la mia Golf, sto per tornare a casa.

E adesso cosa ci fa in mezzo alla strada questo tizio?

Mi fermo e mi sporgo dal finestrino. «Tutto a posto?»

«Un mio amico sta male…»

«Posso essere d’aiuto.» In Marina ho imparato qualcosa sul pronto soccorso.

«Grazie…»

Tiro il freno a mano e scendo dalla Golf. Guardo per bene questo tizio. Mi ricorda qualcuno.

Solo un istante, e dalla boscaglia esce un altro tizio con una pistola.

«Ehi, state calmi. Non ho nulla.» Alzo le mani per far vedere che mi arrendo.

Ma i due mi fanno salire a forza sulla mia automobile. Quello con la pistola è dietro, con me, e mi minaccia.

L’altro inizia a guidare.

«Non ho nulla» ripeto. Ma poi deglutisco. Questi due sono gli “agenti governativi”. «Che volete da me?»

«Il Colonnello ha bisogno delle tue conoscenze» mi dicono.

Sono un esperto di guerra elettronica, sono stato appena rapito. Mi chiamo Davide Cervia.

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Discussioni

  1. Ciao Kenji, manco a dirlo sono andata a cercare su Google la storia di Davide Cervia. Mi piace il tuo dare consistenza a questi “invisibili” protagonisti della nostra cronaca, i tuoi racconti spesso mi danno modo di conoscere qualcosa di nuovo ?

    1. Ciao Micol e grazie per avermi letto! Dunque, di Davide Cervia non si parla molto anche perché scomparve nel 1990 (il Muro era caduto ed eravamo alla vigilia della Stagione delle stragi e di Mani pulite – credo anche che qualche giorno fu ucciso il giudice-ragazzino Rosario Livatino). Be’, fatto sta che si parla di più del Disastro di Ustica e Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Di Davide Cervia… niente. La prima volta che ho sentito parlare di questo mistero è stato subito dopo la caduta del regime di Gheddafi (quindi otto anni fa); il TG3 aveva intervistato i figli perché si suppone fosse stato rapito dai libici. Per il resto, no. E’ stato mio padre a ricordarmelo e questa primavera mi sono un poco documentato. Immagino tu abbia trovato la sua pagina di Wikipedia… E’ da lì che ho tratto spunto per il mio racconto. Sai, quando ero bambino si faceva un gran parlare dei bambini scomparsi in Italia (Angela Celentano sul monte Faito e altri…), per questo quando si parla della sparizione di una persona sono molto sensibile.
      Termino il commento fiume dicendo che mi fa piacere aver attirato la tua attenzione su questo caso.
      P.S.: Anche il racconto “Sergio delle tigri” l’ho scritto dopo che è stato mio padre a darmi l’idea (inconsapevolmente).