
Missione di salvataggio III
Serie: Viaggio verso Tsumaruru
- Episodio 1: Riparo per la notte
- Episodio 2: Missione di salvataggio I
- Episodio 3: Missione di salvataggio II
- Episodio 4: Missione di salvataggio III
- Episodio 5: Inseguimento insidioso
- Episodio 6: Attacco imprevisto
- Episodio 7: Attacco imprevisto II
- Episodio 8: L’ardire del tradimento
- Episodio 9: Ritorno sulla Eymerich
STAGIONE 1
Bennaso si mise in posizione seduta e diede uno scossone al corpo di Six, che era avvolto dalla nebbia lattiginosa. A fatica si alzò e si ripulì il sangue dalla faccia. “Tutto qui?”, con un preciso calcio colpì il costato del capitano pirata, “mi avete stancato adesso”, si abbassò per raccogliere la sua arma da fuoco ma fu interrotto da Hiko che, agile, lo raggiunse giusto in tempo per bloccare l’arma con il suo piede.
Bennaso lo guardò dritto negli occhi e con un colpo preciso e agile, che stonava con la sua corporatura, infilò indice e medio della mano destra nella fessura dell’elmo a forma di testa di drago di Hiko, colpendolo negli occhi. Il guerriero dell’est si accasciò su un ginocchio poggiandosi sulla sua katana e con la mano libera tentò di attutire il dolore premendo sulle palpebre.
Bennaso assestò un calcio alla katana facendo perdere l’equilibrio a Hiko e raccolse l’arma da fuoco puntandola verso il petto di Tornado Six. “Potete anche non salutare il vostro capitano, tanto lo rivedrete presto nel Sottosuolo Demoniaco.” Schiacciò il grilletto ma l’arma fece cilecca. Ahmullahja si lanciò in una corsa a perdifiato per raggiungere Bennaso, mentre quest’ultimo stava cercando di ricaricare la pistola, e provò a colpirlo con un colpo preciso alla gola con la daga. Il capo dei predoni si accorse dell’attacco e con la mano libera sciolse il suo fazzoletto.
Bennaso non aveva il collo. Tra il mento e la gabbia toracica c’era una seconda faccia, con le orbite oculari vuote, zigomi pronunciati e un cavo orale, privo anche delle labbra, vuoto. Questa faccia era di colore viola slavato. Appena libera dal fazzoletto iniziò a risucchiare l’aria a pochi centimetri da sé. Il vortice generatosi si spostò sul petto di Ahmullahja e la seconda faccia di Bennaso iniziò a ingoiare quella che divenne una sostanza eterea. L’anima di Ahmullahja stava abbandonando, lenta, ma in modo inesorabile, il corpo del guerriero. Si vedeva che una copia del corpo di Ahmullahja si staccava pezzo dopo pezzo dal corpo e veniva attratta, come un buco nero divoratore di mondi, dalla piccola bocca davanti a sé.
Jolly Roger captò subito il pericolo e si sciolse dal pugno del compagno di ciurma per avvolgersi, lesto, attorno a quello che doveva essere il collo di Bennaso, per fermare quell’azione. “Quindi te lo meriti davvero il soprannome che ti lasci dietro, Bennaso il divoratore d’anime.”
Il capo dei predoni sorrise, baciato dal candore dei raggi lunari, che rendevano quel sorriso pericoloso. “Continui a stupirmi. Ma adesso mi hai scocciato per davvero”. Bennaso afferrò Jolly Roger e provò a strapparlo via dal suo corpo, ma il tentativo fu vano perché il vessillo fece un doppio nodo all’altezza della nuca e restò ben fisso a Bennaso.
L’uomo si guardò intorno e decise che era il momento di battere la ritirata correndo tra gli alberi dal tronco lungo e sottile.
“È inutile che scappi, Bennaso. I miei compagni ti troveranno.” Jolly Roger aveva un tono deciso e allo stesso tempo divertito, quell’azione gli dava grinta.
L’uomo in fuga ignorò quelle parole e continuò la sua corsa, con passi molto decisi, seguendo i noti sentieri tra la folta flora di quella costa.
Il Continente del Sud aveva una vegetazione molto florida grazie alle continue tempeste che si abbattevano su di esso. I punti più aridi erano prettamente al centro dove la facevano da padrone smisurati canyon abitati solo da rettili. Finire in quel deserto roccioso e arido avrebbe messo a dura prova anche un guerriero dalla dura tempra.
Per fortuna della ciurma di Six, loro non avrebbero mai dovuto raggiungere quei posti e, secondo piani del capitano, costeggiare il Continente per proseguire fino a Tsumaruru. Il tentativo di trovare un posto dove dormire sulla terra ferma si era rivelato fatale per Six e la sua ciurma e lui non avrebbe dimenticato quella notte per tutta l’interezza della sua vita.
Quando Jolly Roger coprì la seconda faccia di Bennaso, il corpo privo di forze di Ahmullahja, con la pesantezza della sua maglia di ferro, cadde sul ventre di Tornado Six, che, a causa del forte urto e del dolore provato, riprese i sensi.
Sospirò profondamente, sentendo il fresco profumo dell’oceano. Mentre i suoi occhi si aprirono lentamente, si sforzò di sollevarsi sulla sabbia umida. Le ferite gli ricordarono subito la battaglia e un brivido di dolore gli attraversò il corpo quando cercò di alzarsi.
Tornado Six si mise in piedi con fatica, i muscoli contratti per la battaglia e il suo corpo ancora dolorante per gli scontri di pochi istanti prima. La sua mente era chiara, pronta per affrontare la situazione.
Bennaso Grosso, dopo il suo fallito tentativo di succhiare l’anima di Ahmullahja, si stava allontanando tra gli alberi, sfruttando la fitta vegetazione come copertura. La sua corpulenza contrastava con l’agilità dei suoi movimenti, il che lo rendeva un bersaglio difficile da colpire. Tuttavia, il capitano pirata non aveva alcuna intenzione di lasciarlo sfuggire.
Ahmullahja, ancora debilitato dalla lotta e dal tentativo di furto d’anima, si sforzò di alzarsi e si appoggiò alla sua sciabola per trovare equilibrio. Aveva un’espressione decisa, la determinazione di catturare Bennaso era evidente nel suo occhio, assetato di sangue e vendetta.
Hiko, nonostante il dolore provocato dal colpo di Bennaso, si riprese velocemente. Con una mossa aggraziata, prese la sua katana che era stata sbalzata via e si unì al gruppo, pronto a dare il suo contributo.
Mentre Bennaso Grosso si allontanava tra gli alberi, il vento portava con sé il suo sguardo di sfida. “Non pensate che potrete fermarmi così facilmente! Presto, sarò di nuovo sul vostro cammino e allora pagherete per tutto quello che mi avete fatto!”
Jolly Roger, che continuava a restare stretto alla seconda faccia di Bennaso, sogghignò. “Non conosci i miei compagni, povero illuso. Venderanno cara la pelle pur di recuperarmi.”
Tornado Six sapeva che se Bennaso Grosso fosse riuscito a raggiungere alleati o a preparare una trappola, avrebbero dovuto affrontare conseguenze ancora più gravi. Era tempo di porre fine a questa faccenda.
Il capitano pirata si avvicinò a una delle grandi palme che orlava la spiaggia. Con uno sguardo affilato, strappò alcune delle lunghe foglie e iniziò a intrecciarle con gesti rapidi ed esperti. Presto, tra le sue mani, prese forma una lunga frusta improvvisata.
“Se pensa di sfuggirci si sbaglia di grosso”, disse Tornado Six, rivolto al resto della ciurma e fu allora che si accorse dell’assenza di Norren. Si guardò intorno con curiosità e circospezione alla ricerca del suo navigatore.
Hiko intuì i gesti del suo giovane capitano. “Sarà fuggito, il codardo.”
Tornado Six fulminò con lo sguardo il guerriero della terra dei draghi. “Ti ho già detto che non devi parlare male dei membri della nostra ciurma, tutti meritano rispetto. Solo gli stupidi non hanno paura.”
Ahmullahja aveva la voce tremula in contrasto con il suo sguardo omicida. “Dovremmo prima recuperare Jolly Roger, poi cercheremo il ragazzo, capitano.”
Six annuì. La frusta che aveva creato era un’arma inaspettata ma letale. Con un balzo, iniziò a correre lungo il sentiero intrapreso da Bennaso Grosso.
Ahmullahja e Hiko si lanciarono in avanti, seguendo il capitano pirata. Avevano un piano chiaro: stanare Bennaso Grosso tra le fronde della foresta e neutralizzarlo prima che potesse organizzare una resistenza.
Il capo dei predoni, nel frattempo, stava cercando di mettere più distanza possibile tra sé e i suoi inseguitori. La sua mente era piena di odio e vendetta, ma la consapevolezza che la ciurma di Tornado Six fosse implacabile lo costringeva a correre come se il destino dipendesse dalla sua fuga.
La fitta vegetazione del Continente del Sud si faceva sempre più densa, e Bennaso Grosso iniziava a sentire il peso della stanchezza nei suoi muscoli. Le sue abilità di combattimento erano notevoli, ma aveva compreso che l’unione dei tre avversari rappresentava una minaccia reale.
Mentre cercava di guadagnare terreno, Bennaso Grosso non poteva fare a meno di pensare a ciò che aveva appena sperimentato: il fallimento nel succhiare l’anima di Ahmullahja attraverso la sua seconda faccia. Se solo ci fosse riuscito adesso non sarebbe così stanco e avrebbe potuto continuare a fuggire fino all’alba. Ma così non era e doveva raggiungere il prima possibile il suo nascondiglio e con calma riuscire a liberarsi di quell’inaspettato avversario, Jolly Roger, che aveva risposto alla sua abilità con una contro-mossa pronta, astuta e cruciale.
Continuò a correre attraverso la giungla, cercando di pianificare una trappola, una controffensiva o una qualche azione per rendere grande, vendicativo e definitivo il suo ritorno, quando avrebbe tagliato la testa di Tornado Six.
Serie: Viaggio verso Tsumaruru
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- Episodio 8: L’ardire del tradimento
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