Miù 

Proprio a me doveva succedere? Dicono che è stata una disgrazia, una fatalità. Una fatalità un cazzo! Mi spiego.

Quella mattina mi son svegliato:

«O bella! Ciao!

Bella ciao! 

Ciao ciao, Miù!» 

È Miù, una bella gattina snowshoe, mica l’invasor. Si è sistemata stiracchiandosi sul letto per farsi accarezzare, lo fa in silenzio, gatton gattoni. Con Miù il risveglio è dolce, più dolce del caffè, zuccherato ovviamente. Io l’accontento, liscio il suo pelo liscio, lei mi fa le fusa un po’ confusa. A me piace, a lei non dispiace. Con Miù non mi annoio più, specie ora che Liù mi ha lasciato per Zhioù, un africano zulù incontrato in aeroporto a Timbuctù, un tipo brutto come un Belzebù. Per questo mi sento un po’ giù.  Me ne farò una ragione, ragion per cui, “Liù, sappi che non t’ho cercata per far l’amore” e non ti cercherò mai più. 

Adesso, Miù, spostati. Via! Devo uscire, ho una raccomandata che mi aspetta in posta. Eh, la Posta! Un posto con la più alta percentuale di raccomandate, dove il personale maschile, sempre minoritario, viene discriminato fin dall’inizio perché non raccomandato.

La strada la conoscevo a memoria, anche la strada mi conosceva, ma non siamo mai diventati intimi. Era una strada diritta, con pochi alberi, solo tre. Erano platani centenari dall’alto fusto, non era un viale alberato come il Viale Carducci, con i suoi cipressi in duplice filar. 

VIALETRUPPENATO! Si leggeva su di un alto muro. La scritta, attribuibile a un ignoto lordatore seriale di muri ancora latitante, scritta malamente e a caratteri cubitali con una bomboletta color rosso scuro, mi lasciava alquanto perplesso, non era lasciva ma lasciava a delle diverse interpretazioni a seconda delle proprie convinzioni politiche o sensibilità etiche. Lo spazio tra la lettera “A” e la lettera “L” era breve, quasi inesistente, forse perché l’ignoto imbrattatore, disturbato da qualche lontano passante, era stato costretto a completare l’opera in fretta e furia, e non con la calma necessaria. Presto e bene non stanno assieme, fa sì che quella strada, parallela a un lungo muro invalicabile protetto da un filo spinato che circondava una caserma dell’Alleanza Atlantica, pur con soli tre platani era diventata, e non solo per me, un viale: VIALE  TRUPPE NATO. Tanti, invece, leggono diversamente, leggono VIA LE TRUPPE NATO. 

Tutti i giorni percorrevo quel viale perché era il percorso più breve verso il centro città, per farla breve era la strada più corta, e su questa corta strada che il fato si è compiuto. Quando il destino chiama non fa distinzione tra fatalità o disgrazia, tronca e basta. Rimanere schiacciati sotto un grosso ramo di un platano che proprio in quel preciso istante aveva spezzato ogni rapporto col vecchio tronco piegandosi senza opporre resistenza a una forte raffica di vento, è una fatalità imprevedibile che, tuttavia, mi è capitata, e proprio il giorno diciassette. 

In quel dì di dicembre, oltreché per una raffica di vento sono stato mitragliato anche da una raffica di dì-di-di: di sfortuna. Dicono che è tutta colpa di una Moira, Atropo, quella vecchiaccia dal nome maschile, quella specializzata nel taglio del filo. Quando non si decideva a farlo, le altre due Moire, in modo sbrigativo e brusco, l’apostrofavano con solo tre parole: 

«Sole, cuore a amore». 

«No, Valeria, non erano queste.» 

«Allora: Dacci un taglio!» 

«Si, proprio così. Brava Valeria (Rossi).» 

Ma io non ci credo. Al diavolo le Moire! Per me, lo ripeto, è solo sfortuna. 

«Muore schiacciato sotto un grosso ramo» è il titolo di prima pagina del quotidiano locale. Quel maledetto ramo, con tempismo perfetto e precisione millimetrica, si è accasciato su di me senza preavviso non lasciandomi scampo, tutta colpa del vento che soffiava a cento all’ora, forse, per trovare la sua fidanzata: la Bora.

Avrei dovuto segare quel platano alla base, 

avrei dovuto chiamare Milei per farlo, 

avrei dovuto usare la sua motosega personale, quella del Presidente motosegaiolo più pazzo del mondo, 

avrei dovuto, avrei… ma non l’ho fatto. 

Poteva essere una soluzione un po’ drastica, per la verità, avrebbe di sicuro riempito le pagine social con milioni di visualizzazioni diventando presto virale, non per me, per Javier: Milei, mica Milei Cyrus, la cantante.

Ripensandoci, bastava percorrere a piedi l’altro marciapiede, quello senza alberi ma più sconnesso. Chissà perché le soluzioni più semplici sfuggono di vista, le chiamano l’uovo di Colombo, forse, perché sono le più difficili.

Potevo starmene a casa, beato e tranquillo sotto le lenzuola pulite. Potevo far compagnia a Miù, una volta tanto e non al contrario; se vi è sfuggito, Miù era la mia gatta di compagnia. Povera Miù, ora sarà lei la padrona di casa, veramente lo era anche prima ed io ero suo ospite. Con quel ventaccio non dovevo uscire, dovevo aspettare che cessi, prima o poi la furia del vento scema, io, scemo, non ho aspettato, così come fanno le persone con la testa sul collo; io il collo l’ho perso, e con lui la testa, entrambi fracassati da quel ramo assassino che è rovinato su di me senza alcuna pietà. Avrei potuto scampare il pericolo? 

Me lo chiedo inutilmente adesso che è troppo tardi. Non credo, quando viene il momento, il tuo momento, non puoi dire: aspetta un momento. È la forza del destino, irrefrenabile. Puoi chiamarla fatalità, disgrazia, anche sfiga. No, non è come pensi, è il destino che ti sbarra la strada, non ti puoi scansare alla forza del destino, la morte ti troverà comunque, anche se resti chiuso, barricato in casa e dentro al letto, perché farà crollare la tua casa per una frana, per una esplosione, perché sarà una meteorite a centrarla o un aereo cadendo per un’avaria al motore. 

Quello è il momento della tua dipartita, dello scacco matto. Le tue mosse sono finite, rien ne va plus! La partita si conclude sempre con la tua dipartita. È un gioco di parole, efficace.

La vita è una partita a scacchi contro la morte, sai già chi farà scacco matto, quello che non sai è in quante mosse lo farà. Nel frattempo…

Vivi! 

Vivi intensamente. 

Vivi ogni istante. 

Vivi senza paura. 

Vivi, davvero! Ascolta Giorgia, altrimenti muori ogni giorno.

Ora fai la tua mossa, quella mossa potrebbe essere l’ultima. Non pensarci.

https://youtu.be/6zibPNXze50?si=Ya1GLyObimny9RTw

https://youtu.be/s1pQi4LDBbY?si=HFaHK-R-YUqIKy2s

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