Mojito
Kenneth si adagiò con prudente lentezza sulla sedia a dondolo, bicchiere di Mojito nella mano sinistra e iphone nella destra. Il Mojito era un suo vezzo che tutti gli dicevano stonasse con l’ambiente circostante. I boschi di alte conifere e le pareti rocciose si erano abituati alla sua eccentricità meglio dei suoi simili e donavano al suo rito serale luminosi tramonti o fantastici paesaggi innevati a seconda delle stagioni. Di Mojito ne aveva bevuti a migliaia a South Beach ma qui era un mondo diverso, meno colorato e meno rumoroso.
Sia la località sia la casa erano state scelte da Ester e di questo le era ancora grato, perché lui, uomo del sud, superata la perplessità iniziale, non solo si era ben amalgamato con la strana umanità che qui viveva, ma aveva spalancato il cuore a un amore, mai sospettato prima, per la composta severità con cui la natura accettava la presenza degli umani.
Rilesse il messaggio di Maurice: “Lynette se ne è andata. Cerimonia mercoledì 26, Trinity Episcopal Cathedral ore 16:00. Spero di vederti.”
Maurice, cugino di Lynette, era l’unico legame rimasto con la famiglia della sua ex moglie. Una persona rara, mai sopra le righe, alla quale era profondamente affezionato.
Andare al funerale, salutare gli ex parenti: la cosa non lo attirava per niente.
Kenneth sorseggiò il Mojito. La stanchezza gli rese le palpebre pesanti e, senza rendersene conto, si appisolò.
«Lynette. Ho sempre pensato che sarei schiattato prima di te.»
«Ti ha salvato Ester altrimenti ci sarei io al tuo funerale.»
«Vero. Tu invece hai trovato solo scialuppe che imbarcavano acqua.»
«Sì. Avrei dovuto fare come te e lasciare la Florida, ma quelli a cui aprivo la porta volevano solo scoparmi, non salvarmi la vita. Lo sai che da sola mi perdo anche sulla strada di casa.»
«Sono stato fortunato. Col culo per terra ho trovato un angelo.»
«Hai avuto gli occhi per vederlo e la mente per dargli credito, non è da tutti.»
«Ma, Lynette, la morte ti ha addolcito? Non ricordo molti complimenti da parte tua.»
«Vecchio, stupido ubriacone, sto dicendo ciò che vuoi sentirti dire. Non sono Lynette, sono quello che rimane di lei nella tua mente.»
«Non farmi confusione. Sai che con Ester ho parlato spesso di te? Non riuscivo a capire certe ondate di nostalgia che avevo per quando eravamo giovani incoscienti e quasi felici.»
«Un paio d’anni―»
«Ti sembrano pochi?»
«Kenneth, hai settantasei anni, sono quarantotto da quando abbiamo divorziato. Due anni sono un caffè, anche bevuto in piedi.»
«La solita cinica. Mi sono sempre chiesto come due persone che sono state bene assieme arrivino a vanificare tutto. Mi sgomenta la provvisorietà della felicità.»
«Hai vissuto più di quarant’anni con Ester. Felice. Dov’è la provvisorietà quando c’è vero amore?»
«Quindi tra me e te non c’era amore?»
«Eravamo ragazzi, Kenneth! Erano solo prove con poco fondamento.»
«Non lo so. I primi tempi pensavo che qua a Yellow Pine sarei stato felice anche con te, poi ho capito che in autunno ti saresti intristita e alla prima neve la disperazione ti avrebbe sopraffatta costringendoti a salire sul primo Greyhound diretto al sud.»
«Ti sei mai chiesto perché nel mio guardaroba non c’è nemmeno una giacca invernale? Un pile? Sono donna da mare, difficile da amare»
«Il mare. Ester me lo ha fatto scordare. Ho attraversato foreste, scalato montagne e, se all’inizio sbuffavo per la fatica e il sudore, poi ero il primo a cercare nuovi itinerari, sempre più lunghi e impegnativi.»
«Vedi che la provvisorietà era la Florida? L’hai lasciata che eri disperato e invece la tua vita ha trovato la giusta dimensione. Ti invidio.»
«Comunque non ti ho mai dimenticata, non del tutto almeno. Ester lo sapeva, ne parlavamo e ti difendeva quando io ti maledivo e, quando capiva che avevo nostalgia di te, mi scompigliava i capelli e mi abbracciava forte. Lei mi amava e ha aspettato. Ci ho messo un po’, ma quando ho cominciato a mettere il noi al posto dell’io, lei è rifiorita e ho sentito che non mi mancava più nulla. Che ero adulto e che ero felice.»
«Quindi ho dei meriti anch’io!»
«Tu?»
«Certo! Pensa che vita vuota e infelice avresti avuto se non avessi avuto il coraggio di lasciarti.»
Kenneth si svegliò, svuotò il bicchiere di Mojito e pensò che Lynette meritava la sua presenza al funerale.
Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Discussioni