casa roma

Monologo di una stanza pseudo moralista in via Salaria n° xxx

Non la sopporto più, uno di questi giorni la accoppo facendomi crollare come le twin towers, ma portandomi sotto un solo corpo morto.
Questa fulminata, mi ha colorato le pareti di giallo ocra, disseminandole di pezzi di riviste sullo stile di un “Flex” sbagliato, ha fatto una specie d’insalata mista tra bombe di bicipiti e tartarughe impiattate in trippa. E poi dico, si può sopportare questo odore acre di bastoncini al gelsomino aromatizzato, tutto il giorno e tutta la notte? E non ha neanche pensato di montare un armadio.
Ha uno stand, che probabilmente ha rubato in qualche mercatino delle pulci, e l’ha piazzato proprio ad uno dei miei angoli preferiti, mettendo in bella mostra tutti i suoi luccicosi abitini.
Bah, dico luccicosi, perché l’ho sentito dire qualche giorno fa da una tizia che è venuta a trovarla. In ogni caso dubito che esista nel vocabolario umano un termine adeguato a descrivere il suo guardaroba a cielo aperto con quei vestiti che sembrano tanti omini impiccati sotto le stelle.
E non posso certo tapparmi la bocca davanti al suo letto rotondo.Ma dove cazzo le trova quelle lenzuola di raso nero e rosso, non glielo ha detto nessuno che i tessuti cinesi sono a prova di pompiere e che io sono juventina?
Si è inventata anche l’abatjour a forma di sedere con la lampadina a risparmio energetico che fa uscire la punta luminosa dall’alto, ma questa tizia da quale fumetto noir è uscita? Simili oggetti non li trovi né al Museo dell’Horror, né dal designer di Madonna ai tempi di “like a virgin”.
E poi non ho mai visto tanto disordine. Neanche quando vivevano in sette tra i miei quaranta metri quadri, regnava un trash di tali proporzioni. È vero che i tizi di prima non avevano tresche amorose con la saponetta, ma questa mi si lava addirittura col profumo, che per riuscire a togliermi di dosso la sua essenza dovrò ricorrere agli arnesi del Barone Von Frankenstein.Il colmo dei colmi è la baroccata che ha messo alla mia povera finestra. L’unico occhio che ho, me lo ha tappato con una doppia tenda. Sotto mi ha piazzato una finta organza color acquamarina con ripassata di brillantina a mano. E sopra? Il top del top in quanto a decadentismo post moderno proiettato all’infinito futuro. Si è permessa di montare una tela spessa di cotone a nido d’ape color ciliegia con ricami dorati grossi come funi di marinai, proiettanti immagini subliminali di emblemi dionisiaci all’accensione dell’abatjour
Cioè, voglio dire, mi ha steso.
E del casino che fanno i suoi ospiti ogni notte, ne vogliamo parlare? Persino, alla mia amica Pensilina, che sta qui di fronte a me, sulla Salaria, è stato risparmiato questo girone infernale. La mia inquilina si salva perché non ho la bocca, anche se, avevo pensato di chiedere supporto vocale alla tazza del wc per una piccola rivincita. Ma non mi farebbe onore parlare per bocca di un cesso e d’altra parte dopo quello che ho scoperto non ho più bisogno di umiliarmi a tal punto.
Ho sbirciato la sua posta ieri. Come se frugare tra le sue carte fosse impresa da poco, La sua corrispondenza girovaga per casa ovunque. Me la ritrovo persino appesa con le puntine da disegno sulla spalliera del divano di finta pelle rosso, o sulle zampe dell’unica sedia di legno accanto al suo letto rotondo.
Mah, de gustibus.
Comunque, lei ancora non lo sa, ma le mie preghiere sembrano giunte a destinazione. Non ne posso più del suo disordine fisico e mentale e anche del suo tappeto maculato attaccato al muro, la parete del mio migliore profilo.
Ebbene, stavolta, mi sa, che il francobollo glielo stampo io da dietro, grazie a dio le è arrivato lo sfratto.

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