Mr. Star

29 Dicembre 1811

Se mi avessero chiesto di descrivere la mia vita con una parola, avrei risposto: ”normale”. Perché in effetti era così che la percepivo. Normale. Ho due genitori che mi volevano bene, una casa, una buona salute che mi aveva permesso di riuscire ad ottenere un lavoro in una fabbrica dove i proprietari non erano troppo cattivi. Insomma, per un bambino di undici anni, non era poi così male. Eppure ogni tanto sentivo che mancava qualcosa. Lo sentivo, per esempio, quando mi capitava di vedere altri bambini che giocavano e ridevano, vestiti bene e puliti. Era in quel momento che avvertivo quella sensazione.

Sospiravo mentre ritornavo a casa, immerso nei miei pensieri. In alto il cielo di Birmingham non era mai stato più limpido e stellato. Sentivo un leggero sorriso farsi spazio sulle labbra e i muscoli delle guance sporche contrarsi. “Voglio la vera felicità anch’io” pensavo con innocenza. In quel momento, però, mi parve di vedere una stella brillare più delle altre. Uno scintillio velocissimo, quasi impercettibile.

Non potevo immaginare che quello sarebbe stato l’inizio di qualcosa che avrebbe cambiato la mia vita per sempre. Non pensavo che i desideri potessero contare così tanto, soprattutto se espressi da uno come me.

La prima volta che lo vidi facevo il mio solito lavoro, nulla di più, nulla di meno. Alzai gli occhi dal solito batuffolo di cotone e lo vidi lì, in piedi, poco lontano da me che mi osservava. L’uomo era alto, altissimo, quasi due metri potrei azzardare, magro, con spalle larghe e braccia e gambe troppo lunghe per un busto come il suo; indossava vestiti da dominatore di tigri del circo: giacca rossa con coda dietro, gilet nero con fregi dorati che si attaccavano ai bottoni dello stesso colore, una cintura nera gli cingeva la vita per dare poi spazio nella visuale a pantaloni bianchi e stivali alti e neri da cavallerizzo. Le dita lunghe e sottili erano coperte da guanti eleganti che mantenevano il pomo dorato di un bastone. Se il suo abbigliamento non poteva passare inosservato, ciò che colpiva ancora di più era il viso. Il capo era coperto da un cilindro scuro che rendeva quasi impossibile la vista dei capelli; la fronte e la maggior parte del restante viso era tutto di un bianco brillante fatta eccezione per gli occhi, circondati dal colore nero come se indossasse una maschera ondulata e sottile. I suoi occhi, poi, erano grandi e felini, di un rosso fuoco che inghiottiva quasi interamente il nero delle iridi. Sulle sue labbra un sorriso grande che però non dimostrava nessuna felicità. Strizzai gli occhi pensando di star immaginando tutto. La figura però non scompariva.

“Bill, cosa stai facendo? Torna a lavoro” mi redarguì il signor Smith.

Non ribattei temendo che la prossima non sarebbe stata una semplice sgridata. Ma l’uomo alto non andò via, rimase lì a fissarmi durante tutte le restanti ore di lavoro. Quando finalmente la giornata terminò, la tensione mi stava quasi bloccando i muscoli. Lentamente, mi mossi dal tavolino, girai le spalle all’uomo sentendo ancora i suoi occhi su di me, ed intrapresi la via dell’uscita.

Mi voltai cercando lo sconosciuto ma, con mia grande sorpresa, era scomparso. Sospirai, sollevato. Non ebbi nemmeno il tempo di svoltare l’angolo verso casa che, però, mi scontrai con qualcosa o meglio, qualcuno. Impaurito e tremante, alzai lo sguardo e mi ritrovai a fissare due occhi rossi. Urlai e tentando di allontanarmi, caddi all’indietro sulla neve bianca e fredda. Mi tese una mano guantata piegando le ginocchia. Lo guardai diffidente ma lui non si scompose e rimase in quella posizione, sorridente, in attesa di un mio movimento. Timidamente, allungai la mano e la posai sulla sua. Mi aiutò a rialzarmi.

Imparai presto che nessuno poteva vederlo, tranne me. Solo quando per strada passava vicino a dei bambini molto piccoli, questi sembravano notarlo, ridendo.

Scoprii poi che era capace di fare magie e con queste tentava di aiutarmi: faceva dimenticare al signor Smith il motivo per cui era furioso con me, finiva il mio lavoro con uno schiocco di dita. Dopo una settimana non ne avevo più paura, dopo due lo iniziai a considerare mio amico. Faceva magie magnifiche, mi regalava palloncini, zucchero filato, dolci. La notte, prima di andare a dormire, faceva comparire strumenti musicali dal nulla che poi suonavano melodie bellissime per farmi addormentare. Non cambiava mai espressione nè sbatteva le palpebre, gli parlavo anche se lui non rispondeva mai, faceva solo cenni con la testa o indicava con lo sguardo.

“Come ti chiami?” gli chiesi una sera in camera mia. Indicò il cielo fuori la finestra.

“Sky? No? Le stelle allora? Mr. Star?” Annuì con convinzione.

“Perché sei venuto da me?” lui indicò le sue labbra sorridenti e poi me.

“Me? Per far sorridere me?” lui annuì di nuovo.

Fu il mio primo vero amico e rimase con me esattamente un anno. La notte dell’anniversario del nostro primo incontro fu la più bella e la più brutta allo stesso tempo.

Ero nel letto mentre aspettavo di scoprire cosa avesse in mente quella sera per farmi divertire quando mi comparve vicino e mi tese la mano come il primo giorno. Questa volta, senza esitazione, la presi e la strinsi. Nello stesso momento intorno a me le pareti di casa scomparvero e ci trovammo per strada, sotto la neve. Intorno a noi sembrava si stesse svolgendo una festa di paese: luci, bancarelle, urla, risate. Tutto, però, sembrava lontano e noi camminammo, insieme, senza essere toccati da nessuno e senza sentire il freddo pungente di dicembre. Quando ci fermammo, davanti a noi si stagliava un tendone enorme, titanico, tutto rosso e dorato. Mr. Star spostò un velo della tenda per farmi passare ed io, senza esitazione, entrai.

“Benvenuto nel mio mondo”

La musica era allegra, coinvolgente, tutto sembrava essere luminoso e colorato. Animali di tutti i generi mi sfilarono davanti: elefanti, tigri, cavalli, scimmie; spettacoli ogni tipo mi furono presentati: trapezisti, ballerini, clown, cantanti. Non ero mai stato al circo in vita mia ma posso dire quasi sicuramente che l’unico così speciale poteva essere solo quello di Mr. Star. Lui compariva in quasi ogni numero, li presentava e li rendeva magnifici con trucchi e magie spettacolari. Tutto compariva come dal nulla e tutto sembrava essere soprannaturale e incredibile. Non mi divertii mai come durante quella notte. Ma tutte le cose belle prima o poi finiscono. Al termine dello spettacolo l’unico a comparire sul palco fu Mr. Star. Io mi alzai e applaudii urlando più forte che potevo “bravo, bravissimo!” mentre lui si inchinava per il pubblico. Fu in quel momento che notai di essere il solo spettatore. Mi guardai intorno e nemmeno il tempo di sbattere le ciglia che tutto il circo svanì e io mi ritrovai per la strada con il mio amico. Eravamo soli, la città era vuota e silenziosa. Mi tese per l’ultima volta la mano e dentro la mia testa una voce mi sussurrò “passeggia con me per un’ultima volta”

Camminammo insieme, per le strade che avevamo percorso durante quell’anno di amicizia, in silenzio, godendo della compagnia l’uno dell’altro. Ci fermammo solo quando le prime luci del sole stavano arrivando, annunciando l’inizio di una nuova giornata. Mr. Star si abbassò alla mia altezza, mi prese le mani e per la prima volta cambiò espressione. Sorrideva sempre ma aveva chiuso la bocca, non gli si vedevano più i denti e le labbra si alzavano solo lentamente con malinconia. Mi si bagnarono gli occhi di lacrime.

“Vai via?” annuì lentamente

“Ma tornerai, non è vero?” lui fece di no con la testa

“Quindi non starai più con me? Non ci vedremo più?” la mia vista era annebbiata e sentii una lacrima cadere sulla guancia. Lui mi indicò la fronte e poi il petto, dove si trovava il cuore. Ci fissammo per qualche secondo e poi lo abbracciai. Lui mi strinse forte e mi consolò mentre piangevo sulla sua spalla. Una volta che mi fui calmato, mi lasciò andare e si rialzò.

“Grazie per tutto quello che hai fatto per me Mr. Star” gli sorrisi per l’ultima volta, con gli occhi rossi, le guance paonazze e l’ombra di lacrime ancora sul viso. Lui riprese a sorridere e poi come era comparso dal nulla il primo giorno, esattamente un anno prima, svanì.

Non lo vidi più se non, come mi aveva promesso, nei miei ricordi che custodivo gelosamente nel cuore.

Riuscì a donarmi ciò che un bambino come me poteva solo immaginare: un’infanzia felice, senza preoccupazioni e difficoltà.

Non scoprii mai le sue origini, ma in fondo mi andava bene così. Ancora oggi, mi fa piacere chiudere gli occhi e ricordarlo senza farmi troppe domande, con il suo cappello, il suo sorriso e la melodia del circo che lo circonda.

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Discussioni

  1. Bellissimo racconto, scritto molto bene, coinvolgente e originale. Si percepiscono i germi di una grande, futura scrittrice. Complimenti davvero, Anna. Non smettere, hai una grande dote. Coltivala, qualunque cosa darai nella vita. Ti aspetto con altri racconti e, magari, chissà, con qualcosa di ancora più impegnativo…. Brava!