Negroni e vino bianco

Luci soffuse. Il sax dei Morphine saturava l’aria. Giulio la vide entrare dalla grande porta a vetri del locale. Il passo deciso, lo sguardo acceso da un sorriso. Salutò Giorgio al bancone. Si sedette su uno sgabello guardandosi attorno. Per un attimo incrociò il suo sguardo, poi tornò al calice di vino bianco appena servito. Un sorso leggero, distratto. Un uomo arrivò poco dopo, si sedette a lato senza salutare. Alzò la mano a richiamare l’attenzione del barman. Svuotò con un sorso mezza pinta di birra scura. Si girò a guardarla. Lei si ritrasse leggermente. Occhi bassi. Parole urlate troppo vicine al suo viso. Finì la birra con un altro sorso. Uno sguardo, duro, prima di sbattere violentemente il bicchiere sul bancone e andarsene.

Lei rimase lì, il calice in mano. Un’occhiata veloce a soppesare il locale. Scivolò via dallo sgabello lentamente sfilandosi il leggero giubbino in pelle. Quando gli passò accanto per dirigersi al bagno accennò un sorriso.

Giulio tornò al suo negroni. Amaro e gelo sulla lingua. Rapito dai video proiettati sulle pareti il rumore della sedia lo fece sobbalzare. Se la trovò seduta di fronte.

«Solo?» gli chiese secca.

«Sì» rispose Giulio dopo un attimo di stupore.

«Quindi non faccio arrabbiare nessuno?»

«Direi di no».

Arrivò il barista con il calice e la sua giacca in pelle.

«Ti dispiace se rimango un po’ qui?»

«Serata impegnativa? O sbaglio?» chiese lui.

«Ah, quello? Mi aveva già stancato. Ha fatto tutto lui, perché deluderlo?»

«Non hai paura che possa deluderti anche io?»

Lei sfiorò il suo bicchiere con quello di Giulio. Un sorriso le increspò le labbra.

«Tu almeno non sembri uno che deve fare il fenomeno».

«Dipende da quanto guardi bene» rispose Giulio secco.

«A questo punto mi piacerebbe scoprirlo».

«E cosa pensi di trovare?»

«Gli stessi occhi con cui mi hai guardato quando sono entrata» disse dopo una breve pausa.

«Quelli, oggi, sono gratis» disse Giulio sorridendo.

«Allora è la mia giornata fortunata» rispose lei alzando lo sguardo.

«Giulio». Porgendo il bicchiere.

Lei inclinò appena il calice. «Valentina».

Il locale si svuotava lentamente. I Wilco come nuovo sottofondo. Giulio finì il suo bicchiere. Rimase a guardare il ghiaccio scivolare sulle pareti trasparenti. Un leggero cenno a Giorgio che si avvicinò.

«Altri due?» domandò l’uomo dopo aver guardato il calice vuoto di lei.

«Sì» risposero in sincrono.

«Pensi che riusciremo a venirne fuori sobri?» chiese Valentina un attimo dopo.

«Questa notte non era nei miei progetti» rispose Giulio serio.

«Così alimenti la mia curiosità» ribatté lei.

«Non lo faccio apposta, stasera mi riesce stranamente naturale».

Valentina si sporse leggermente sul tavolo, giocherellando con il bicchiere. Un breve sorriso, appena accennato, mentre seguiva la musica con il capo.

«Allora lascerò che sia il vino ad aiutarmi» disse poi guardandolo.

«Potrebbe anche essere un’ottima idea, se non fosse già sentita» sorrise Giulio.

«Accetterò il rischio di sembrare banale».

«Sarebbe comunque una novità da quello che ho osservato stasera».

«Cos’è, un modo per lusingarmi?» chiese lei.

«E se fosse?»

Valentina rimase un attimo senza parlare. Poi sorrise, ma più piano.

«Allora non stai solo osservando».

Giulio rimase in silenzio. Strinse il bicchiere gelato mentre il ghiaccio tintinnava piano. Le sorrise con gli occhi.

«Quindi?» incalzò lei scherzosa.

«A volte devo uscire dal personaggio» rispose Giulio.

Valentina inclinò appena il bicchiere.

«Non serve che tu ne esca troppo spesso. A me il personaggio non dispiace».

Giulio si rabbuiò appena. Volse lo sguardo all’ingresso.

«Così va bene? Potrei anche fare di meglio» domandò tornando a guardarla.

«Cretino» disse lei divertita.

«Ormai ho paura che sia saltata la copertura» disse scherzando Giulio.

Si guardarono negli occhi, sorridenti. Le mani sul tavolo finirono quasi per sfiorarsi.

«Non vieni qui spesso, vero?» gli domandò.

«Venivo» rispose Giulio con un attimo di ritardo, distogliendo lo sguardo.

«Domanda sbagliata?»

Prese il tabacco dalle tasche della giacca e iniziò a rollare una sigaretta. Lei rimase a guardare le sue dita muoversi veloci.

«Me ne giri una?» chiese Valentina dopo un attimo di pausa.

Leccò la cartina e appoggiò la sigaretta vicino al calice prima di cominciarne un’altra.

Valentina la raccolse, la rigirò tra le mani prima di portarla alla bocca. Sorseggiò l’ultimo goccio di vino. «Vado a fumarla fuori» disse, prendendo la giacca sullo schienale.

Giulio rimase a guardarla andare via. La cartina ancora tra le dita. Chiuse la sigaretta, bevve un lungo sorso di negroni, poi tornò a guardare i video sulle pareti.

La vide rientrare accompagnata da una donna. Ridevano. Si avvicinarono al bancone. Valentina fece un cenno a Giorgio, si avvicinò per dirgli qualcosa all’orecchio e poi pagò il conto.

Alzò lo sguardo su quello di Giulio. Gli fece un sorriso sincero, poi uscì dal locale con l’amica.

Giulio svuotò il fondo del negroni e si alzò. Amaro e gelo in bocca. Una volta al bancone si rivolse a Giorgio per pagare.

«La Vale ti ha pagato il conto». Giorgio sorrise appena.

«Non ho ancora capito se sei fortunato o solo stupido».

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