Nella terra di nessuno

La trincea faceva schifo, c’era di meglio. Ma la terra di nessuno… la terra di nessuno no.

Luigino stava mangiando quando il tenente era corso verso di lui, la mantella a svolazzare. Stava svuotando i polmoni con il fischietto. «Attacco, attacco! All’attacco, adesso, subito!».

Luigino aveva gettato in terra la gavetta, aveva raccolto il Carcano con la baionetta innestata e si era arrampicato su con la scala.

L’intero plotone, l’intera compagnia, tutto il battaglione si era riversato fuori dalla trincea e stava correndo verso le linee austriache.

Gli austriaci erano dei mostri. Bastava a che un italiano facesse capolino con l’Adrian un po’ più in alto del livello della trincea e i loro cecchini gli perforavano la cresta dell’Adrian. Se non, addirittura, la testa che indossava l’Adrian.

Adesso Luigino non aveva davanti i cecchini, ma le loro mitragliatrici, i loro mortai, i loro cannoni.

La terra di nessuno era slabbrata e frastagliata. Aveva buche scavate dalle esplosioni, resti di reticolati, montarozzi di terra di riporto.

«All’attacco, all’attacco! Avanti, Savoia!». Il tenente non la smetteva di gridare.

Luigino era a metà percorso che il tenente fu colpito e invece di fischiare sprizzò sangue.

Il sergente non perse tempo. «Ad avanzare, coraggio. Avanti Savoia!».

«Avanti Savoia!» urlarono tutti, anche se quasi quelle parole non si sentirono perché le armi austriache facevano un baccano pazzesco.

Luigino corse fino a un fossato e ci si infilò dentro. Era reso fangoso dal sangue di chissà chi e Luigino si distese per poi sparare. Ebbe l’impressione di aver ucciso qualche austriaco, ma non ne fu sicuro.

Luigino si concentrò. Voleva ucciderne almeno uno.

A un certo punto calò il silenzio. Un’ultima raffica, poi più nulla.

A Luigino parve strano. Scivolò in fondo al fossato, nel sangue, e si guardò intorno. Gli altri soldati non c’erano più, erano svaniti.

Si erano ritirati.

Luigino cercò di uscire da lì, ma una raffica dalle spalle gli fece capire che era meglio che restasse immobile. Gli austriaci sapevano di lui, ma gli italiani se n’erano dimenticati.

A Luigino venne da piangere. Era bloccato nella terra di nessuno.

Decise di arrendersi. Forse i campi di prigionia erano più puliti delle trincee.

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