Nessuna reticenza

Serie: L'imperatore dei Mari


Sei attendeva un cenno qualsiasi, una parola, un tocco, mentre si sforzava a non alzare il capo nella massima obbedienza e riverenza che il caso chiedeva. Non tremava, non aveva paura, era consapevole di aver attirato lui quella presenza nella sua cella, era un onore in teoria, ma in pratica sapeva, in cuor suo, che era anche un suo diritto quella personalissima udienza. Era giusto, sempre che già non la sapesse, in fondo, comunicare la sua decisione.

Gli occhi non erano rossi, la barba grigia ricadeva leggiadra su una parte del petto, la cella era troppo bassa e la testa era inclinata, le possenti spalle sfioravano le pareti laterali mentre i lunghi capelli toccavano il suolo. Gli anelli d’oro che misuravano i bicipiti scolpiti brillavano alla luce della candela, il ventaglio e l’otre erano poggiati sulle ginocchia incrociate.

«Ricomponiti.» Disse Xenxo.

L’Incappucciato si mise seduto, osservava il frutto della sua mente, passò al setaccio ogni minimo particolare, ancora una volta, dopo tanto tempo, era al cospetto di un dio, questa volta del suo dio o perlomeno del dio che la sua confraternita serviva.

«Grazie.» Sussurrò Sei.

«Perché mi ringrazi?»

«Per esserti mostrato.»

«Non era mia intenzione. Hai fatto tutto tu. Io me ne stavo dormendo beato.»

«Mi dispiace, non volevo disturbarti.»

«Eppure, eccomi qua.»

«Sai chi sono?» Chiese titubante.

«Certo che lo so. Ora dimmi, vuoi spiegarmi perché mi hai evocato?»

«Certo,» disse timoroso il ragazzo cercando le giuste parole «sto attraversando un momento difficile. Diversi anni fa, quando decisi di rimettermi al Tuo volere, ero solo un ragazzino e credevo che fosse qualcosa di eccezionale, straordinario, essere scelto da un Dio, ma in realtà, pensandoci bene, adesso che sono un uomo, presi questa decisione perché temevo per la mia famiglia, non potevo permettere che corressero stupidi rischi a causa mia, quindi fu una scelta dettata dalla protezione.» Si interruppe ed esaminò il volto del dio.

«Continua, ti ascolto.»

«Adesso sono consapevole che questa non è la vita che voglio, non voglio restare chiuso in questo fortino per sempre, mi sta stretto, ho bisogno di spaziare, di viaggiare, di visitare i meravigliosi luoghi del nostro mondo, gli stessi luoghi di cui ho letto nei libri della sala della cultura. Forse non sono fatto per servire un unico Dio e non sono fatto per un anonimo servizio di custodia.»

«Capisco. Vuoi fuggire, come fece tuo padre.»

«No. È questo il punto. Volevo appunto chiarire che la mia non è una fuga, io sto chiedendo il Tuo permesso, di lasciarmi libero, di sciogliere ogni vincolo apparente nei Tuoi confronti.»

«Apparente?»

«Certo. Io sono stato obbligato, in un certo senso, ad accettare. La mia non è stata una decisione pura e priva di influenze esterne, sono stato messo con le spalle al muro, o il fortino o la vita dei miei cari. Non ho mai detto, fino a prova contraria, che il mio più grande desiderio fosse quello di diventare un fanatico religioso, perché in fondo io non lo sono.»

«E cosa saresti, sentiamo.»

«Io credo negli Dèi, altrimenti non ti avrei evocato, ma non posso legarmi soltanto a un Dio sapendo che ne esistono altri, con cui, volente o dolente ho avuto già a che fare e ho bisogno di vivere la mia vita.»

«Chi prenderà dunque il tuo posto?»

«Non so, ma sono sicuro che troverai qualcuno degno, qualcuno che voglia veramente servire Xenxo il Dio del vento, io non sono abbastanza onorevole, e sono sicuro che prima o poi potrei fare qualcosa di brutto, qualcosa che possa farti pentire di non avermi lasciato andare.»

«Mi stai forse minacciando?»

«No. Sto solo cercando di salvaguardare e prevenire una vergogna, tale da doverti far perdere tempo a inseguire un semplice umano, per punirlo, o chissà, forse, a metterti contro i tuoi fratelli e sorelle, e io non lo voglio, non voglio attirare su di me l’ira degli Dèi, per questo Ti chiedo di aiutarmi. Ho protetto gli arcipelaghi e dominato diversi tornado, ma adesso sono stanco, voglio fare altro.»

«Dici di tenere alla tua famiglia, custodendo gli arcipelaghi e proteggendoli dai tornado, in un certo qual modo hai protetto anche la tua famiglia, che ne sarà di loro se tu smetterai di farlo? Chi si prenderà cura di essi?»

«Ci sarà sempre qualcuno che prenderà il mio posto, inoltre gli altri confratelli riuscivano a svolgere il loro compito anche senza di me.»

«Vuoi fare altro, e cosa?»

«Navigare. Voglio esplorare, girare il mondo fino ai suoi limiti, arrivare fino al Vecchio Continente, voglio che tutti conoscano il mio nome, non posso continuare a restare nell’anonimato.»

«La tua ambizione è grande, giovane religioso. E dimmi, come dovrebbero conoscerti in tutto il mondo?»

«Come l’Imperatore dei Mari. Tutte le distese d’acqua saranno il mio impero, chiunque avrà timore di me e mi acclameranno.»

«Mi stai chiedendo di darti il permesso per diventare un criminale?»

«No. Io voglio portare giustizia ed equità, non voglio che la nostra parte di mondo continui a essere vittima di soprusi, non solo le Isole di confine devono essere libere dal potere del Governo Mondiale, bensì ognuno dei Nuovi Continenti. Noi eravamo prima ancora di essi, ci hanno reso come schiavi, questo è inammissibile.»

«Da solo non riuscirai mai nel tuo intento.»

«Non sarò solo. Troverò dei seguaci, ne sono sicuro.»

«La tua ambizione sarà la tua rovina, giovane Incappucciato.»

«Ho il Tuo permesso?»

Xenxo sospirò, chiuse gli occhi e strinse il pugno. I cinque Incappucciati si guardarono stupiti nelle loro vesti da notte: all’improvviso si erano ritrovati nella sala dei pasti, seduti ognuno al loro posto. Anche Sei, con addosso ancora il saio, era seduto al suo posto.

«Cos’è successo?» Chiese Uno.

«È giunto il momento di prendere una decisione importante.» Disse Xenxo, che aveva assunto una grandezza fisica adeguata al fortino. Gli Incappucciati si voltarono verso l’angolo da cui proveniva la voce e si prostrarono.

«Alzatevi, ascoltate cosa ha da dire il giovane Sei.»

Il ragazzo si alzò, guardò i confratelli nelle maschere e poi iniziò: «Sono già passati sei anni dal mio arrivo al fortino, adesso ho raggiunto l’età giusta per lasciare casa, voi siete stati la mia famiglia e la mia casa, quindi volevo avvisarvi della decisione presa. Ci penso su da diverso tempo ormai, mi avete dato e insegnato molto, sono diventato un uomo anche grazie a voi e di questo ve ne sono grato, tuttavia credo che sia arrivato il momento di proseguire per la mia strada, che non è quella di restare al fortino. Sento il bisogno di viaggiare, di esplorare, di vivere avventure, questa vita mi è davvero molto monotona, mi sento quasi oppresso.»

«Ci risiamo», lo interruppe Due, «Sei ti ho già spiegato centinaia di volte che spesso le storie che studiamo sono leggende, non esistono umili in grado di diventare re o imperatori come dicevi da bambino, credevo che lo avessi capito.»

«Io, infatti, non rivendico nessuna terra, io dominerò, ma il mare. L’acqua sarà il mio impero.»

Uno volse lo sguardo verso il suo dio, poi osservò i suoi confratelli, infine Sei; si alzò e disse: «Ebbene? Cosa ti aspetti da noi? Cosa dovremmo fare? Forse pregarti di non abbandonarci? Come hai detto, sei in età giusta per lasciare casa, sentiti libero di abbandonare i tuoi confratelli e il tuo Dio, sta solo a Xenxo decidere se punirti o meno. Per quel che mi riguarda, non mi interessa. Sapevo che mi avresti deluso.»

«Dovresti apprezzare quello che sto facendo. Avrei potuto benissimo non dirvi niente e fuggire come un vigliacco, ma non mi avete insegnato la codardia.»

«Non ti abbiamo nemmeno insegnato ad abbandonare il tuo Dio,» disse Uno indicando Xenxo «eppure lo stai facendo. Capisci ora perché non volevo che stessi a contatto con le reliquie? Esattamente perché non ti reputavo ancora pronto, infatti non lo sei.»

«Devi smetterla di crederti il migliore di tutti, di essere sempre un passo avanti. Anche tu sei un umano, come tutti noi, anche tu commetti errori. Cosa credi? Il saper controllare i sussulti del tuo dolore ci impediscono di sentire ogni colpo di cordone che si infrange sulla tua schiena quando ti punisci?»

Uno puntò il suo dito indice contro il ragazzo: «Tieni a bada la lingua, insulso presuntuoso o ti giuro che te ne pentirai.»

«No. Io sono più che deciso e determinato, non riuscirai ancora una volta a zittirmi e per quanto riguarda le reliquie,» disse Sei voltandosi verso Xenxo «ho bisogno di una di esse.»

«Di cosa state parlando?» Chiese Xenxo

«Del baule nella sala della cultura.»

Il dio del vento chiuse la mano in un pugno e la confraternita si ritrovò nella sala, davanti il baule. Xenxo lo toccò e il coperchio si aprì, poi si voltò verso Sei e chiese: «A cosa ti serve questa cianfrusaglia?»

«Non lo so ancora, ma questa stoffa nera è quello di cui ho bisogno.» Rispose Sei srotolando il contenuto e tenendo in pugno la bandiera.

«Hai ottenuto quello che vuoi, alle prime luci dell’alba vattene, non ti voglio più vedere.» Sentenziò Uno.

Xenxo sparì senza dire nulla e ognuno di essi si ritrovò nella propria cella stropicciandosi il volto per l’incredulità.

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