New York, 1 maggio 2026 – Il labirinto – prima parte
Serie: L'anima della vendetta
- Episodio 1: Benevento – 1598
- Episodio 2: New York, 11 maggio 2026 – Prima sessione
- Episodio 3: Torino, aprile 2023 – Un nuovo inizio
- Episodio 4: New York, 11 maggio 2026 – Seconda sessione
- Episodio 5: New York, 4 settembre 2023 – Primo giorno di scuola
- Episodio 6: New York, 11 maggio 2026 – Terza sessione
- Episodio 7: New York, 11 maggio 2026 – Quarta sessione
- Episodio 8: Torino, 27 dicembre 2023 — La richiesta di Daniel
- Episodio 9: New York, 11 maggio 2026 – Quinta sessione
- Episodio 10: New York, 2 febbraio 2024 – Un giorno da dimenticare
- Episodio 1: New York, 1 maggio 2026 – Il labirinto – prima parte
- Episodio 2: New York, 1 maggio 2026 – Il labirinto – seconda parte
- Episodio 3: New York, 1 maggio 2026. Ore 11:00 – Scena del crimine
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Richard Cowell non capì subito dove si trovava.
Un attimo prima era nel seminterrato della scuola — le scatole impolverate, il neon che ronzava, l’odore familiare di carta e umidità. Cercava alcune cartelle nello schedario. Poi una corrente fredda sul collo, il tempo di voltarsi, e l’ambiente intorno a lui era cambiato.
Il cielo non aveva colore. Non si poteva distinguere tra giorno e notte — la luce esisteva, ma non proveniva da un punto preciso. Era grigia e piatta.
Davanti a lui c’era una parete alta più di due metri. Non il tipo di parete che si trovava nei seminterrati, fatta di mattoni e calcestruzzo, ma composta da blocchi massicci di pietra, grigi, consumati dal tempo e macchiati dall’umidità.
Si accorse dei graffi quasi subito — lunghi, paralleli, troppo profondi per appartenere a una animale comune. Li sfiorò con le dita prima ancora di rendersi conto di cosa stesse facendo.
La pietra era gelida, come se non avesse mai conosciuto il calore del sole.
Si voltò.
Un corridoio si apriva alla sua destra. Terminava davanti a tre percorsi.
Per un istante rimase immobile. Tre corridoi identici che si perdevano nell’oscurità.
Scelse quello centrale.
Dopo pochi passi si voltò.
Gli altri due erano scomparsi.
Non chiusi.
Scomparsi.
Come se non fossero mai esistiti.
«C’è qualcuno?» urlò.
La sua voce si perse nel silenzio di quel posto. I suoi passi non producevano eco, e questo, più di qualsiasi altra cosa, lo spaventò.
L’andatura incerta e lenta divenne sempre più frenetica. Svoltò a destra. Un altro corridoio identico al precedente. Svoltò ancora. Un vicolo cieco. Imboccò un’altra direzione.
Un altro vicolo cieco.
Non poteva tornare indietro. Ogni volta che si voltava trovava uno scenario diverso da quello che aveva lasciato.
Si era perso.
Il respiro iniziò ad accelerare.
Si fermò.
Appoggiò le spalle alla parete. Contò fino a dieci.
Si disse che doveva esserci una spiegazione razionale. Che l’avrebbe trovata.
Poi la voce arrivò. Non veniva da un punto preciso. Sembrava emergere dalla pietra stessa.
«Cammina fin che ti regge il fiato. Avanza verso il tuo destino con la consapevolezza che dovrai guadagnarti l’uscita.»
Cowell riprese a correre.
I corridoi si moltiplicavano mentre avanzava — destra, vicolo cieco, sinistra, un’altra svolta, le pareti sempre uguali. Le sue mani che sfioravano la pietra fredda.
Ansimava
«Chi cazzo sei? Come sono arrivato qui?»
Una lunga risata riecheggiò nell’aria.
Cowell si guardava attorno confuso, sempre più arrabbiato. Il corridoio davanti a lui era deserto.
Avanzò ancora.
Le pareti sembravano stringersi — forse era solo il panico.
Forse no.
«Richard Cowell. Ti stiamo aspettando.»
Poi il corridoio si aprì in uno spazio più ampio — non era una stanza, ma un luogo in cui le pareti si erano allontanate abbastanza da lasciare spazio all’aria.
Al centro, c’era una porta.
Non era ancorata a nessun muro. Stava lì, verticale, libera. Oltre la soglia si intravedeva il seminterrato — il neon che ronzava, le scatole impolverate, l’ambiente familiare. Sicuro. Reale.
Davanti alla porta c’era una creatura.
Era alto almeno due metri, le spalle troppo larghe per appartenere a un uomo. La pelle tesa sui muscoli, attraversata da vene scure. La testa era quella di un toro — corna grandi e ricurve, il muso basso, gli occhi piccoli e fermi. Era immobile, ma il respiro no. Dalle narici usciva un fiato caldo, visibile nell’aria fredda del labirinto. Le braccia erano distese lungo i fianchi. Le dita troppo rigide. Le unghie scure, lunghe e consumate.
Cowell non riuscì a muoversi.
Poi la vide. Emerse dalla soglia.
Indossava un abito scuro che non lasciava scoperto un centimetro di pelle, stretto in vita e nei polsi, lungo fino al pavimento. I capelli neri le cadevano sciolti sul petto. Il pallore del viso era più vicino a quello di un morto, ma lo sguardo tradiva la sua vitalità. Lo fissava quasi senza battere ciglio. Lineamenti distesi, appena incrinati da un sorriso che trasmetteva una certa malinconia.
Cowell non riusciva a staccare gli occhi dalle sue labbra: carnose e rosse come il sangue. «Chi sei?» Furono le uniche parole che riuscì ad articolare.
«Mi chiamavano con molti nomi, ma Ersilia è quello che ancora mi appartiene. Per te non sono necessarie presentazioni. So bene chi sei.»
«Ci deve essere un errore…»
«Nessun errore. Una donna ha chiesto giustizia e nessuno ha ascoltato.» Fece una pausa. «Il suo dolore ha aperto una porta che era rimasta chiusa per secoli, e oggi sono dinnanzi a te. »
«Non capisco di cosa stai parlando.»
«Conosco la tua natura.»
«Tu mi hai trascinato in questo posto?»
«Sei qui per rispondere delle tue azioni.»
«Ci deve essere un errore—»
«La verità la conosci.» Lo interruppe Ersilia.
La voce era bassa, senza inflessioni.
«Qui non v’è segreto che resista. Non v’è alleanza che ti ripari. Non v’è nessuno a cui appellarti.» Un passo verso di lui. Lento, deliberato.
Cowell indietreggiò finché la schiena non trovò la parete di pietra.
«Li hai sempre scelti con cura.» Ersilia non lo guardava. Parlava al labirinto, come se stesse riferendo qualcosa a qualcuno che non era presente. «Lui era la preda perfetta. Solo, disorientato. Lo spiasti. Ti avvicinasti quando non aveva nessuno che potesse proteggerlo.»
Il labirinto intorno a Cowell cominciò a cambiare.
Non le pareti — quelle rimasero ferme. Ma la luce si contrasse, si fece più densa in un punto preciso davanti a lui, come se qualcosa stesse prendendo forma.
Daniel comparve, dentro uno squarcio aperto nell’aria.
La felpa grigia, lo zaino lasciato nell’angolo. Stava in piedi nel seminterrato della Heymann School, con la schiena rivolta verso gli schedari e gli occhi verso il basso.
Le spalle si curvarono di un niente — in quel gesto che i bambini fanno quando si preparano a qualcosa che non riescono a evitare.
«Stai—»
Non ebbe il coraggio di proseguire.
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- Episodio 10: New York, 2 febbraio 2024 – Un giorno da dimenticare
Un episodio che ci porta al nucleo fantasy della storia in modo suggestivo. La vendetta sta per compiersi? Nessuna pietà per il colpevole. I bambini sono sacri.
Non immagini quanto ero in sofferenza. 😂😂😂
Una storia che mantiene incollati, con una certa tensione. Mi interessa, leggerò il secondo con curiosità. Intanto complimenti Tiziana!! 🙂
Grazie Alfredo, è un piacere leggere un tuo commento🙏
Wow! 😍 Che episodio pazzesco! Uno dei più belli che io abbia letto finora. Che meraviglia quel labirinto e il senso di claustrofobia che trasmetti nel descriverlo. Geniale! Brava❤️
Grazie stella, sono contenta che ti piaccia ❤️
Queste descrizioni: il labirinto, il Minotauro, Ersilia, sono il tuo punto forte, dove veramente dai il meglio. Ti è scappata anche una parolaccia, l’ho vista. Ma ci stava.
Più di una a dire il vero. Ci sarà tanto spazio alla mitologia in questa storia 😯 Grazie per essere passato.
Un’entrata in scena attesa e liberatoria…la mia empatia per la madre ha sete di vendetta! Questa storia è molto coinvolgente, sia per i temi trattati che per come sei riuscita a mantenere alta l’attenzione…
Grazie Mary.
Questa serie è un po’ più impegnativa per me 😅 ecco perché commento poco (devo leggere gli episodi con calma e tranquillità, che mi manca ahimè) ma il tuo stile così distinguibile e personale mi piace e mi spinge a leggerti sempre con piacere.
Ciao @Currauzzu, la trovi impegnativa per come è scritta o per come è articolata la trama? Fai fatica a seguire la storia? Per i commenti non ti preoccupare, mi basta che ogni tanto mi lasci un feedback per capire se sto procedendo nella direzione giusta.
Nulla di tutto ciò, semplicemente essendo la trama complessa (per ovvie ragioni) ed essendo io in un periodo impegnativo, ci metto un po” a riallaccirmi agli episodi precedenti.
Sto invecchiando e con me la memoria 😅👴🏼
Quando arriverà la seconda parte?
Domani sera.