New York, 1 maggio 2026. Ore 11:00 – Scena del crimine
Serie: L'anima della vendetta
- Episodio 1: Benevento – 1598
- Episodio 2: New York, 11 maggio 2026 – Prima sessione
- Episodio 3: Torino, aprile 2023 – Un nuovo inizio
- Episodio 4: New York, 11 maggio 2026 – Seconda sessione
- Episodio 5: New York, 4 settembre 2023 – Primo giorno di scuola
- Episodio 6: New York, 11 maggio 2026 – Terza sessione
- Episodio 7: New York, 11 maggio 2026 – Quarta sessione
- Episodio 8: Torino, 27 dicembre 2023 — La richiesta di Daniel
- Episodio 9: New York, 11 maggio 2026 – Quinta sessione
- Episodio 10: New York, 2 febbraio 2024 – Un giorno da dimenticare
- Episodio 1: New York, 1 maggio 2026 – Il labirinto – prima parte
- Episodio 2: New York, 1 maggio 2026 – Il labirinto – seconda parte
- Episodio 3: New York, 1 maggio 2026. Ore 11:00 – Scena del crimine
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Il seminterrato della Heymann School era piccolo e ordinato — scaffali metallici lungo le pareti, scatole etichettate con l’anno scolastico. Il neon sul soffitto ronzava con quella frequenza irregolare che fa venire il mal di testa dopo venti minuti.
Il medico legale era lì da almeno trenta minuti.
Maguire lo trovò poco distante dal corpo, intento a compilare il rapporto preliminare.
«Declan.»
«Hofman. Cosa hai per me?» Declan si guardò intorno prima di avvicinarsi. «La chiamata è arrivata poco dopo le dieci. La segretaria del preside ha dato l’allarme.»
«Corretto. Era scesa per prendere alcune cartelle quando ha trovato il cadavere. Possiamo collocare il decesso tra le 9.30 e le 10:00.»
Il medico lo guidò verso il punto in cui si trovava il corpo senza aggiungere altro.
Era a qualche metro dagli schedari. La schiena contro il muro, le gambe distese, gli occhiali sul cemento a mezzo metro dalla mano destra — una stanghetta spezzata. L’espressione sul viso era agghiacciante — gli occhi spalancati, la bocca aperta, i muscoli contratti in una smorfia che nessuna ferita fisica avrebbe potuto giustificare.
«Richard Cowell.» Declan rimase fermo un momento senza aggiungere altro.
«Lo conoscevi?»
«Tre anni fa. Il caso del bambino italiano morto in ospedale a causa dei ritardi nei soccorsi. Poi si scoprì che avevano abusato di lui nella scuola.» Fece una pausa. «Cowell era il principale sospettato.»
Il medico annuì. «Adesso ricordo. Brutta storia.»
Declan si abbassò per osservare con più attenzione il torace di Cowell — due aperture nette, simmetriche, la stoffa della camicia lacerata con precisione.
«Causa della morte?»
«Da confermare. Due perforazioni al torace. Una ha raggiunto il polmone destro.» Il medico indicò le ferite con la penna. «L’angolazione è verticale, quasi perfetta. La profondità è anomala.»
Declan non poteva distogliere lo sguardo dal volto. Aveva visto uomini morire in molti modi, ma la loro espressione non raccontava nulla degli ultimi istanti della loro vita. Quella era la faccia di qualcuno che aveva visto la morte prima di conoscerla.
«L’arma.»
«Non è stata trovata.» Una pausa breve. «Il diametro, la profondità, l’angolazione — non ho la minima idea di cosa possa essere.»
Maguire si rialzò. Guardò il pavimento intorno al corpo.
«Il sangue…»
Il medico abbassò la voce di un tono. «Già.»
«È stato spostato?»
«Non ci sono tracce di trascinamento. Tutto fa pensare che sia morto in questo punto.»
Maguire fece un giro lento del perimetro. La scientifica si muoveva intorno a lui in silenzio. Il pavimento era segnato. Scalfito in più punti. Si abbassò. Graffi profondi nel cemento.
Tirò fuori il telefono. Li fotografò. Li osservò ancora un momento prima di rimettere il cellulare in tasca. «Possibile che sia stato attaccato da un animale?»
Hofman rimase qualche secondo a osservare le ferite.
«Non lo escluderei.» Dopo aver scambiato uno sguardo d’intesa con uno dei ragazzi, afferrò un paio di guanti e spostò leggermente il cadavere per permettere a Declan di vedere. «Ha la schiena squarciata, sono graffi molto profondi.»
Declan osservò con più attenzione il corpo. Le nocche delle mani erano segnate, le unghie spezzate. Compatibile con un tentativo di difesa. Alcuni segni sul dorso della mano destra lo colpirono più del resto.
Si avvicinò per osservarli meglio.
Avevano un certo ordine: semicircolare, preciso, inequivocabile. Un morso. Le impronte dei denti erano ancora visibili sulla pelle — piccole, ravvicinate. Troppo piccole per appartenere a un adulto o a un animale.
«Questo» disse al fotografo della scientifica. «Voglio ogni dettaglio.»
«Pensi sia dell’assassino?» chiese Hofman.
Declan si rialzò. «O della sua ultima vittima.» Guardò ancora una volta il viso di Cowell. «Tutto sul mio tavolo il prima possibile.»
Si fermò vicino alla porta mentre la squadra della scientifica completava il lavoro.
Hofman era al suo fianco, la cartella chiusa sotto il braccio.
«Tempi per il rapporto preliminare?»
«Domani mattina. Per la tossicologia ci vorrà di più.» Hofman abbassò la voce. «Declan. Le ferite al torace — ci stavo pensando. Potrebbero davvero essere state inflitte da un paio di corna.»
«Quanto dovrebbe essere grande un animale con corna in grado di creare ferite di quel tipo? E poi la scena è troppo ordinata. Qualcosa non quadra.»
«Ti aggiorno appena possibile. Quando ho il quadro completo delle prove raccolte.»
Due agenti della scientifica sollevarono il corpo di Cowell e lo adagiarono in un sacco. La zip salì lenta nel silenzio del seminterrato.
Declan stava già andando via quando si voltò un’ultima volta.
Si fermò di colpo.
«Aspettate.»
I due agenti si immobilizzarono con il sacco tra le mani.
Sul cemento, nel punto esatto in cui era stato il corpo, era disegnata una spirale, visibile appena in controluce. Graffi profondi, tracciati con pressione uniforme — il segno di qualcosa di appuntito, tirato più volte lungo lo stesso percorso.
Tirò fuori il cellulare. La fotografò da tre angolazioni diverse.
«Hofman. Che cos’è?»
Il medico si avvicinò. La osservò in silenzio per qualche secondo. «Non ne ho la minima idea.»
Declan si rialzò senza aggiungere altro.
Uscì dal seminterrato e percorse tutto il corridoio del primo piano della scuola. Il sole entrava obliquo attraverso le finestre. Una giornata all’apparenza normale. Bambini in classe sopra di lui, voci lontane, qualcuno che rideva.
Maguire si fermò un momento prima di uscire.
La Heymann School. Di nuovo.
Prima di salire in macchina, alzò gli occhi verso il secondo piano. Edmund Heymann lo osservava dalla finestra del suo studio. Declan accennò un saluto. Heymann rispose con un cenno del capo, misurato, per poi ritirarsi all’interno.
Maguire abbozzò un sorriso. Aprì la macchina. Si sedette. Non mise in moto subito.
«Tre anni» disse a voce bassa, a nessuno. «E sono di nuovo qui, con un altro cadavere tra le mani.»
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- Episodio 2: New York, 1 maggio 2026 – Il labirinto – seconda parte
- Episodio 3: New York, 1 maggio 2026. Ore 11:00 – Scena del crimine
Eh sì, caro Hofman: proprio un paio di corna! Intuizione eccellente😁 Bravissima Tiziana❣️
Un altro episodio ben riuscito, con tutti gli elementi narrativi necessari per catturare l’ attenzione, incuriosire e coinvolgere emotivamente, ricordando la morte del bambino e citando la madre che più volte era stata sottoposta all’ interrogatorio, fino alla vendetta sul colpevole che era rimasto impunito.
Avrei scommesso sin dal principio che con questa tua serie avresti fatto un ottimo lavoro capace di suscitare l’ interesse di tanti lettori. Molto brava.
Ucciso in un’altra dimensione e con la prova della colpa sulle mani. Bravissima, Tiziana!👏👏👏