Niente de niente

Serie: De madrelingua romana

Per trovare l’appartamento nel che’l de Milan in pochi giorni, ci pensò Gnappo! Ci abbracciammo alla stazione come due amici che non si vedevano da tempo, ed in effetti non se incontravamo dal mondiale del 2006! Mi venne incontro con un cartello… ma no, state tranquilli! C’era scritto “affittasi” e l’aveva appena strappato dal portone de casa sua. 

Comunque ora che ci ripenso, lo confesso, mi ero guardato bene intorno, una volta sceso in Centrale a Milano. In completa paranoia, avevo pure scorto in lontananza due capelloni a fine binario! Passandoci accanto, m’avevano pure guardato brutto. Forse perché avvicinandomi ero rimasto a fissarli con gli occhi spalancati. Ma niente, eran parte di una band, non i tizi della gang! 

Meno male! Non potete capi’ che sollievo! O non capite? Se non ci state capendo niente, è perché avete, con mia estrema comprensione, cancellato dalla vostra memoria quel fatto increscioso. Meglio così, non fa niente, è un particolare senza importanza. Dallo strizza cervelli ce vado fra poco. 

Vi basti invece pensare che a casa di Carlo, detto Gnappo, c’ero arrivato sano e salvo, e il caffetin me l’ero proprio gustato, revocando i ricordi di quella finale contro gli odiosi cugini francesi, che Gnappo e io avevamo seguito al Circo Massimo come Roma tutta o quasi. Una partita vissuta come una battaglia, aspettando solo il via per scatenare l’inferno! Che non tardò ad arrivare. Il capitano dei Galli infatti, un certo Zinédin Zidan, scelse di usare la testa, nel vero senso della parola, abbattendo il romano Materazzi, che s’era divertito nel dargli der pelato! (oddio er pelato!). Un’ incornata di quelle mai viste, a cui fecero perfino un monumento! Anche se quel gesto non andava certo celebrato, io lo ricordo più vicino a un’ impuntata de piedi da infante, che alle gesta dei piedi magici che poteva usa’ Zizù per batterci, o abbatterci, fate voi… Ah Zizu! Ma veramente te la sei presa per il “pelato”? Allora che dovrei fare io? Se conto le volte in cui m’hanno chiamato Bud? Avrei dovuto fare Bud? Io non credo proprio! Anche se lo ammetto forse sono stato aiutato dall’appellativo, che non mi è mai pesato più de tanto. Per me Bud era un mito, e non riuscivo proprio a ricollegarlo a la grossezza mia, oggetto del loro continuo schernirmi. Ma poi chi so loro? Conto chi so io! Ebbene si! So’ grande, grosso…e frescone, lo dice pure mi madre!… 

– E se piaccio a lei, piaccio a tutti! Aò! A dir la verità, Gnappo mio, devo ancora trovare una “lei” che la pensa così… escludendo Nicolina ovviamente! Mia grande fanss. Vabbè. Arriverà, so’ fiducioso! Per ora niente! Eh, niente! Ho finito co’ le confidenze. Scusami Carlè, me so sdraiato sul divano, e credevo de esse già dallo psicologo. E tu invece? Gnappo mio, che me racconti? Certo ne è passato di tempo da quel Mondiale!

– Si veramente tanto tempo, troppo! Come abbiamo fatto a non vederci più? Io comunque che ti devo dire? Niente, è passato molto tempo, ma è rimasto tutto come prima! Almeno sul lato sentimentale. La mia statura è da sempre un problema lo sai, ma forse qui a Milano mi son complicato la vita. La maggior parte delle ragazze specie dove abito io, son quasi tutte modelle alte almeno un metro e ottanta! E quindi niente, che disastro Vincenzo! Che disastro! 

– Dai Gnappo, sei gnappo, non posso negarlo, ma sei un concentrato de dolcezza! Se hai problemi, tu presentami pure una vicina gambalunga e io te cerco la sua agente, bassa e occhialuta. Che ne dici? Anzi magari va come nei film, basta toglierle gli occhiali e se scopre che è meglio della modella! 

– Ma si, che poi quello che conta non è la bellezza! Me lo sento, ce la faremo! disse Gnappo rinvigorito dalle mie parole – Prendi. Per festeggiare ho portato due birre. Agli eterni sfigati e alle future rivincite! Cin! Magari memorabili quanto quella con il francese al Circo Massimo! 

– Quale francese?

– Quel francese belloccio che per tutta la partita continuava a dire “Allez les bleu! Allez les bleu!” Era proprio davanti a te! Martellante dai, non ricordi? 

– Ah si! “Aleleblè” (scusate, ma la mia pronuncia non è proprio parigina). Odioso lui, lo faceva apposta! Quando mi ha sorriso, volevo imità Zizù! Ma me so trattenuto. Diciamo. Al rigore di Grosso c’era ancora sai? Poi non l’ho più visto. L’avranno asfaltato gli altri dopo. O forse je so caduto addosso io? Boh, io non ne so niente! Cin! Comunque a proposito de “niente”. Gnappo mio, mi hai detto che casa tua era libera, ma così esageramo! Niente cucina, anche in bagno, spariti pure lavandino e doccia…

– Il lavandino ce l’ho ora nella casa in centro, era parte di un mobile acquistato da Maison du Monde, piuttosto pregiato per lasciarlo quì. E lì non c’era una semplice doccia, ma un box doccia multifunzione, con idromassaggio, cromoterapia e aroma terapia. Ha perfino la radio! Ieri ci stavo sentendo le partite!

– Pe’ tutti i novanta minuti scommetto! 

– Pure i minuti di recupero!

– Pure! Hai capito! Senti, senti. Gnappo, ma non facevi l’informatico, tu? Il sistemista?

– Eh! Quello anni fa! Poi ho studiato le nuove tendenze, mi sono specializzato nei linguaggi e son passato a progettare videogiochi. E ora ho un videogioco come casa! 

– Hahah! Bella Gnappo! Così se fa! Non vedo l’ora di vederlo il tuo nido tecnologico! Ora però finimo de gira’ casa… magari prendiamo er pallone tuo che c’hai in macchina e giochiamo a battimuro, che ne dici?

– Che str…

– Ma dai, che te prendo in giro! Hai perso l’abitudine? Lo sai da le parti mie, le prese in giro tra amici so na forma d’affetto. Sarà difficile fallo capì qua a Milano però… però…so già che me sento a casa Carlè, ora che t’ho ritrovato! Vie quà! Momento “sentimental”. Abbracciame. Solo per un momento. Carlè? Lo so che è difficile staccasse, la panza mia dà conforto.

– Scusami. Dai, propongo di andare a fare acquisti! Ti accompagno da Maison du …

– No Carlè, magari! Ma non c’ho i fondi pe andà da “meson”! Piuttosto, preferisco gli svedesi, se non si tratta di Mondiali… 

– Ti avviso però che ci sono almeno 20 km in macchina da fare. 

O.K. dissi guardando l’orologio. Quasi le due p.m. Nell’uscire, raddrizzai il tappetino con la scritta “welcome”. Pensai subito di cambiarlo. Altrimenti mi madre penserà che l’ho rubato al vicino straniero de casa. Anche se andrebbe a verificare sul campanello su cui vedrebbe scritto Yin San, invece di Welcome. 

Atreyu. Seguii Carlo per le scale. L’ascensore era momentaneamente occupato al secondo piano da un signore intento a tirare fuori i suoi due cani rimasti incastrati nell’abitacolo. Due bastardini schiacciati nel fondo dell’ascensore come alle corde di un ring, per sfuggire agli altri due, bastardini di fatto; due chihuahua che non la finivano di abbaiare e avevano costretto i poveracci ad impilarsi nell’angolo come i musicanti de Brema. Avete presente? Atreyu, Atreyu. Con gli occhi pensanti alla Verdone, cercai di ricordarmi come faceva la canzone. Non quella dei musicanti, quella del chihuahua. Dopo poco, mio malgrado la intonai alla meglio, ma il ritornello con tanto de mossa, non riuscii a distrarre nessuno degli animaletti. Solo la padrona. Atreyu, Atreyu. Al tre, le mie orecchie si riattivarono. A… Ah Vincè! Sentiì chiamare da sotto le scale. 

–  Si, scusami Gnappo! Va pure a prendere la macchina. Io però ti aspetto davanti al portone, così faccio una telefonata a mi madre. Carlè grazie eh! Davvero, sei un amico!  

Estrassi dalla tasca il cellulare, e aspettai a comporre il numero. Il signore di prima, uscì con i suoi cani fuori dal portone, imprecando a gran voce contro la signora dal nome sicuramente francese, che ferma all’entrata sul primo dei tre gradini, stava riponendo con cura i suoi due chihuahua nella borsetta rosa. L’uomo nello girarsi ancora adirato, se la prese anche con me additandomi, colpevole a suo dire di esser stato solo guardare. Rimasi perplesso. Accostai il cellulare all’orecchio e mentre stava squillando, mi passò accanto anche la signora. La vidi scendere i gradini lentamente, a uno, ad uno, e sostando sul mio per un secondo, alzò il sopracciglio, mi squadrò e disse: “Divertente!” 

Divertente, con la “r” francese. Divertente sarà abitarci in questo condominio. Dovrò dire a mamma di limitarsi con le torte di benvenuto ai vicini…

Mamma ciao, so io, ma’ so io che non sento te! Abbassa la tv! Meglio, grazie. Senti ma’, si sto bene non te preoccupà! Ascolta, te volevo dì che la cassapanca de nonno la puoi portà e pure la sedia a dondolo de Nicolina, così ce dorme sopra. Scherzo! No, i mobili non ci sono, ma ora vado con Carlo all’Ikea a prendere almeno i letti. All’Ikea andiamo. Si, quelli delle polpette. Si son d’accordo con te, chissà che ce mettono, però so proprio bone! No, tranquilla preferisco ancora le tue deppiù! Ora te devo salutà, che Carlo è arrivato co’ la machina. Ciao ma’! Salutami Nicolina, dille che per una volta c’è il sole qua! Ah, già lo sa. Ok. Si, certo, te lo ringrazio io Carlo, ciao! 

Atreyu! Atreyu! Era il mio stomaco che senza speranza stava per essere inghiottito dal Nulla.  



Serie: De madrelingua romana
  • Episodio 1: Dai che je la fai! Aò!
  • Episodio 2: E andiamo!!!
  • Episodio 3: “O così o non se ne fa niente!”
  • Episodio 4: Niente de niente
  • Episodio 5: Laboratorio = Alt = Doc 
  • Episodio 6: InKiEstA 
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    Commenti

    1. Tiziano Pitisci

      Ciao Maria, rieccoti finalmente! Le vicende del romano Vincenzo (in cui difficile non ritrovarsi, almeno in parte) mi sono mancate. Simpatico il filo rosso delle polpette, questa storia mi ricorda i tempi dell’università e il doversi adattare alla vita da fuori sede (anche se Vincenzo è un po’ più cresciutello di uno studente). Divertenti anche i dialoghi iper realisti. Un saluto e alla prossima 🙂

    2. Micol Fusca

      Ciao Maria Anna, finalmente il ritorno di Vincenzo! 😀 Non vedo l’ora che il resto della famiglia sbarchi a Milano. Sinceramente non ho mai mangiato le polpette all’Ikea, ma non mi dispiacerebbe essere invitata a pranzo da ma’ per una bella amatriciana 😉

    3. Antonino Trovato

      Ciao Maria Anna, mi hai fatto rivivere i magici momenti della finale del 2006! Episodio divertente come tutta la serie, e gli scambi di battute tra i due amici sono ben costruiti, reali. È sempre un piacere leggere le disavventure in salsa dialettale del tuo protagonista, in attesa del prossimo episodio… chissà se riusciranno a comprare i mobili all’Ikea😂😂😂! Un saluto, alla prossima!