Nimrod e Ziusudra

Serie: Babele


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Avete mai sentito parlare di Babele o Babilonia. Molto presente nella Bibbia, vi racconterò le sue origini.

Gli dèi avevano fatto male i conti. Il male non era nell’uomo che viveva quel tempo ma nell’uomo stesso. Si resero conto che, col passare delle generazioni, il mondo degenerò di nuovo nella malvagità. Certo non c’erano più dèi incarnati che traviassero l’umanità, ma le conoscenze sì, e spesso venivano usate nel modo sbagliato. L’uomo sembrava preferire l’iniquità e l’ingiustizia per sua natura. Nonostante nessuno avesse tramandato le condizioni che c’erano prima del diluvio, molte abitudini si diffusero nuovamente, come quella di rendere schiavi gli sconfitti in guerra o i più deboli, o vendicarsi sproporzionatamente per il male subito. Se un uomo, anche solo per errore, uccideva una capra, il proprietario dell’animale morto poteva, con tutti i diritti, uccidere l’intera mandria del rivale. Se un uomo tagliava un dito a un uomo in un litigio, questo gli poteva tagliare l’intero braccio: da qui il detto “ti ho dato un dito e ti sei preso l’intero braccio”.

Nonostante tutta la malvagità che si era diffusa nuovamente, l’uomo era socialmente più compatto dei giorni odierni. A Sumer si parlava una sola lingua che era la stessa di Ziusudra. Difficile stabilire quale fosse. Alcuni pensano che fosse l’ebraico, altri il sumero e altri ancora pensano che si sia estinta. Si narra che a quei tempi c’era un faraone di nome Psametek che condusse un esperimento per scoprire questa lingua. Prese due bambini e li fece allevare, da quando erano in fasce, da due pastori sordomuti. Quando crebbero li fece presentare a corte e cominciò a interrogarli. L’unica risposta che ricevette fu qualcosa simile a “bekos” che sta per “pane” nell’antica lingua frigia. Così si diffuse l’idea che fosse quella la lingua primigenia.

Salvo qualche piccolo gruppo di persone che andarono lontano, la maggior parte degli uomini si stabilì in Mesopotamia e cominciò a lavorare il suolo, scavare canali e costruire città e villaggi. C’era una certa chiusura mentale a Sumer.

A quei tempi viveva un uomo che divenne il primo re. Era un cacciatore e il suo nome era Nimrod. Nessuno riusciva a tenergli testa: era il più forte e divenne il primo re degli uomini dopo il diluvio. Nimrod viveva nel lusso e non disprezzava il sapere. Conobbe la storia del mondo, il diluvio, e scoprì che esisteva un unico sopravvissuto: Ziusudra. Era curioso di conoscere tutto del mondo antidiluviano e decise che avrebbe scoperto dove viveva e l’avrebbe interrogato.

Nimrod discusse con i più saggi del suo regno. Li interrogò per sapere dove, secondo loro, potesse abitare l’immortale Ziusudra. Le opinioni erano contrastanti ma tutte concordavano sul fatto che risiedesse sui monti Zagros. Prese con sé i migliori uomini che avesse, i più fidati e si avventurò sulle alture. Il cammino non era facile e soprattutto non sapevano bene che direzione prendere ma chiesero aiuto agli dèi con sacrifici propiziatori ed essi intervennero guidandoli sulla giusta strada.

Dopo circa due settimane di viaggio e di privazioni, giunsero nei pressi di una gola che in un punto era così stretta da non permettere il passaggio dei cavalli. Nimrod era sicuro che oltre avrebbe incontrato l’immortale. Camminarono per ore nel crepaccio che a tratti si allargava. Era il letto di un ruscello e solo il fatto che fosse estate permetteva loro di viaggiare all’asciutto. Ormai erano allo stremo delle forze e gli uomini cominciavano a lamentarsi e a dubitare di incontrare anima viva. Nimrod li spronava ricordando loro che avevano chiesto il favore degli dèi e non dovevano temere nulla.

Si fece notte e non erano ancora giunti a vedere la fine di quel passaggio. Dovettero accamparsi nel burrone. Durante la notte si sentivano forti e vicini ululati. Gli uomini temevano per la propria vita. Nimrod ricordò loro che i lupi non potevano attaccarli dato che erano circondati da uno strapiombo ma nessuno chiuse occhio, nemmeno lui. Era quasi l’alba quando notarono una luce provenire dall’alto. Delle pietre rotolarono giù provocando lo spavento di tutti. Una faccia comparve nel buio, in alto, illuminata da una torcia:

«Chi siete? Cosa state cercando?»

Nimrod comprese subito che erano giunti alla fine del viaggio. Quell’uomo era il grande Ziusudra, ne era sicuro. Lo guardò bene prima di parlare. Gli anni per lui non passavano e sembrava addirittura più giovane di Nimrod.

«Oh grande Ziusudra. Sono Nimrod, io e i miei uomini veniamo dalla terra di Sumer. Abbiamo invocato gli dèi per trovarti. Vogliamo interrogarti per attingere al tuo grande sapere.»

«Ah, Nimrod. Ho sentito parlare di te. Sei il re. Chiedi pure e io ti risponderò.»

Nimrod si chiese da chi avesse saputo Ziusudra di lui. Sapeva che era un uomo solitario ma anche che aveva il favore degli dèi. Parlarono a lungo del diluvio e in particolare delle divinità. Nimrod seppe che gli dèi abitavano con gli uomini e li consigliavano ma spesso erano malvagi. Quando Ziusudra gli parlò delle divinità che abitavano il cielo, egli si confuse ma non lo diede a vedere. Pensava che gli dèi avessero un corpo come il suo e Ziusudra non lo aiutò a dissipare i suoi dubbi. Enki non appariva più in forma fisica ma comunicava comunque con il suo servitore. Ciò che Ziusudra diceva a Nimrod gli era suggerito dall’alto. La confusione che si venne a creare era prevista e voluta.

Parlarono per ore ma Ziusudra non si avvicinò loro. Gli parlava dall’alto della gola illuminato dalla luce della torcia. Tutto questo serviva per indurre negli uomini una sorta di soggezione. Per parlargli dovevano alzare il capo come se parlassero al cielo.

«Ora che sai tutto puoi anche tornare a casa. Poco più avanti troverai l’uscita di questa gola. Farai grandi cose, me l’hanno rivelato gli dèi. Che possano sempre accompagnarti. Addio», detto questo si allontanò.

«Aspetta Ziusudra, ho ancora qualche domanda!», ma l’immortale si era allontanato già e non lo rividero più.

Si era fatta l’alba e si incamminarono. Come aveva detto Ziusudra dopo pochi metri la gola finiva in un’ampia vallata. Cacciarono e si rifocillarono. Fecero il giro verso ovest e tornarono dai loro cavalli.

Serie: Babele


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Sono d’accordo con il narratore, per quanti siano i “diluvi” la dimenticanza fa in modo che l’uomo rimanga sempre lo stesso. Felice di poter leggere una nuova storia “reinterpretata” 😀

  2. Un bel racconto scorrevole e coinvolgente. Mi ha dato l’impressione di quelle sere d’inverno dove attorno al fuoco del caminetto il nonno/a racconta le storie ai nipotini. Bravo