Notti insonni

Avere un udito molto sviluppato non è così bello come si immagina. Soprattutto in un mondo così rumoroso e chiassoso. Soprattutto in estate.

Soprattutto in un villaggio turistico in estate.

Quest’anno tutta la famiglia al gran completo si è riunita per celebrare la prima candelina di mia nipotina in una piccola villetta al centro di una schiera, a circa un chilometro dal mare. Al piano superiore io e mio nipotino Ale in una stanzetta a dormire su un letto a castello, mia sorella Claudia e suo marito Antonio in un’altra stanza con il lettino per Palmetta, al piano inferiore i miei genitori. Nel piccolo giardino posteriore, dove si affaccia la stanzetta mia e di Ale, mia sorella Clara e suo marito Benedetto dormono in una tenda.

I due compleanni sono passati con intere giornate passate al mare. Letteralmente nel mare, un brodo, perché fuori non si può resistere che pochi secondi asciutti pure sotto l’ombrellone. Ma se di giorno si può sfuggire alla calura immergendosi in acqua, la notte l’afa e l’umidità non lasciano scampo.

I bambini sono stati messi a letto da un’oretta e anche noi adulti, nonostante una leggera brezza che ci fa finalmente respirare, decidiamo di andare a dormire.

La prima di una serie di pessime, e dico pessime, idee.

La portafinestra della camera è spalancata ma non entra nemmeno un alito di uccellino.

So già che sarà una di quelle notti in cui vado a dormire in un letto e mi sveglierò in una piscina riempita dal mio sudore.

Ale nel letto di sotto si muove ogni due minuti e si lamenta. Si sposta con tale forza da far vibrare pure il mio letto così mi sembra di stare ad Amatrice durante un terremoto. Chiudo gli occhi e provo a dormire.

Un lamento, rumori dentro un lettino, altri rumori da un letto, ciabatte, un accenno di pianto, i sussurri consolatori di una madre.

Palmetta si è svegliata e mia sorella si mette a cullarla. Sento la bambina ciucciare il suo ciuccio freneticamente, calmandosi e finalmente si addormenta.

Chiudo gli occhi anche io. Cerco di non pensare al caldo e sogno di stare al mare. Funziona per pochi secondi finchè non realizzo che quello che ho addosso non è acqua di mare ma il mio sudore. Mi giro e mi attacco al muro. La freschezza è solo momentanea. Mi rigiro cercando un minimo di corrente. Nei miei sogni! Per poco cado pure dal letto. Almeno Ale ha trovato pace e sembra dormire. Sento il suo respiro profondo confondersi con il canto dei grilli. Trovo una posizione relativamente fresca, cioè meno calda, e sento gli occhi appesantirsi. Li chiudo e la mia mente inizia a vagare lontano nel fantastico universo dei sogni. Sono ancora conscio e sveglio ma i miei sensi si stanno spegnendo come una candela ormai esaurita. Un piccolo rumore mi distrae. Non riesce a distogliere il mio cammino verso la via del sonno ma diventa sempre più forte e pressante e alla fine apro gli occhi.

E lo sento.

Il russare forte e poderoso di mio cognato Benedetto.

Benedetto il mio sonno e maledetto il suo!

Ha le narici di un cavallo da competizione. I miei occhi sono spalancati, rossi di rabbia e sonno. Passano i minuti, a decine, e non cambia niente. Allungo la mano nella mensola e trovo il cellulare. La luce mi investe gli occhi. L’effetto è lo stesso di quello di Gandalf quando si rivela a Bosco Atro. Abbasso immediatamente la luce al minimo ma continuo ad essere accecato. A tentoni trovo le cuffie, le collego al cellulare e faccio partire un po’ di musica.

Odio la musica alta, se non altro perché ci sento bene, troppo bene, e il volume minimo è già abbastanza per me, a maggior ragione in una notte tranquilla e silenziosa.

Non era quella la notte.

Nonostante la musica, continuo a sentire quel fastidioso russare che mi impedisce di concentrarmi nell’ormai arduo compito di mettere a riposo il mio corpo. Alzo il volume di poco e mi sembra di stare ad una rave party, cioè l’inferno per le mie povere orecchie.

Sfido chiunque ad avere una tale sensazione mentre ascolta il “Clair de Lune” di Debussy.

Provo a resistere, ma la musica altissima, per i miei standard, e le cuffie opprimenti che premono sulle orecchie mi fanno sudare ancora di più. Il caldo diventa insopportabile e la musica anziché migliorare la situazione, la peggiora ulteriormente perché ora il mio corpo mi grida di ripristinare i liquidi persi attraverso un segnale chiaro e preciso: ho la gola che brucia come il Carso.

Spengo la musica e mi tolgo le cuffie. Il ronfare perverso di mio cognato mi raggiunge beffardamente, come a volersi prendere gioco di me. Con estrema calma e silenzio, non sia mai che svegli Ale, scendo le scalette del letto a castello. Cerco le ciabatte nel buio e involontariamente ne colpisco una che vola contro qualcosa provocando un leggero rumore per i comuni mortali, lo scoppio di una bomba per me. Resto immobile, come un ladro beccato dalla polizia in attesa. Ale si muove. Una goccia di sudore scende dalle mie tempie. Ale continua a dormire. Io torno a respirare e anche quello mi sembra rumoroso. A passi lenti, molto lenti, scendo le scale fino in cucina. Bevo due bicchieri d’acqua e placo la mia sete.

C’è silenzio.

E fresco.

Silenzio e fresco.

Sorrido. Mi sdraio sul divanetto, sistemo due cuscini sul bracciolo e finalmente chiudo gli occhi soddisfatto, finalmente ho le condizioni per dormire. Davanti il frigorifero gorgheggia ma è un rumore sopportabile, mi ci abituo e mi sembra di stare in qualche grotta sottomarina. La mente nuovamente si allontana dalla realtà, riprendo sonno e…

Spalanco gli occhi. E no eh! Non di nuovo! Mia madre ha preso a russare. Sospiro. Mi alzo e torno in camera mia. A metà delle scale mio cognato e mia madre si uniscono in una russata tale che l’onda sonora a momenti mi fa cadere.

Al colmo della disperazione decido di uscire.

Apro la zanzariera lentamente ed esco nel giardino posteriore. Benedetto continua a russare imperterrito mentre mia sorella Clara, al suo fianco, dorme con i tappi nelle orecchie. Sono tentato di rubarglieli ma il ruggito di mio cognato mi convince che sarebbe inutile coprire il mio udito fine. Proseguo oltre, faccio il giro della schiera e vedo in lontananza il mare illuminato dalle luci degli Yacht alla fonda.

Vado nel giardino anteriore, mi metto il costume ancora umido e scendo in spiaggia. Apro il cancello ed entro in un sentiero dentro ad un boschetto. Finalmente silenzio. Troppo silenzio. Non sento nemmeno i grilli.

Le ombre spettrali degli alberi, i rami che mi graffiano, le lucertole che scappano al mio passaggio tra le foglie e il mio passo incerto al buio nel selciato.

Per usare un eufemismo: mi sto cagando sotto dalla paura.

Esco dalla Foresta Proibita senza essere diventato uno spuntino per Aragog o i suoi figli, con i piedi tutti tagliati da rametti e sassolini vari e proseguo su una strada in mezzo alle villette.

Preferivo la Foresta Proibita.

L’eco dei miei passi rimbomba tra i pini e le villette silenziose. Due cani mi ringhiano da un cancello e io corro via.

Raggiungo finalmente la spiaggia. Vado verso la riva e mi guardo attorno. Non vedo altre ombre nel buio e mi siedo su uno scoglio ascoltando le onde deboli infrangersi sulla battigia. Il cielo stellato è velato dalla cappa di umido e la notte, più che nera, sembra quasi viola scuro, come soffocata. Poso lo sguardo sulla risacca ai lati del mio scoglietto e vedo ondeggiare le ombre dei miei piedi in ammollo. Quel ritmo e quella musica marina mi cullano e sento nuovamente le palpebre pesanti cedere al sonno. Niente è più ipnotico del ritmo regolare del mare.

Vengo destato da un’ombra nel mare. Ritraggo i piedi dall’acqua e mi drizzo nello scoglio più rapido di una diarrea fulminante. Osservo quell’ombra avvicinarsi e nuotare attorno allo scoglio. Torno indietro, sulla spiaggia, arrampicandomi sulla scogliera ma una voce mi ferma.

«Non mi lasciare, Carlo, resta con me questa notte» mi dice una voce angelica, melodica, quasi in un canto. Mi fermo e osservo meglio. Una bellissima ragazza è appoggiata sullo scoglio e mi guarda con un sorriso ammaliante.

Mi avvicino e la ragazza mi allunga la mano. L’afferro e noto qualcosa muoversi sotto l’acqua.

«Sei una sirena?»

Lei annuisce con un sorriso e mi trascina in acqua.

Vedo spuntare altre sirene. Cantano e mi invitano a raggiungerle. Rimango incantato ad ascoltare quel coro e non mi accorgo di essere stato trascinato lontano dalla costa, mi guardo attorno spaventato, ma le sirene mi sorridono dolcemente, tranquillizzandomi. Mi circondano, mi accarezzano e inizio ad affondare lentamente. Anche sott’acqua continuo a sentire quella melodia. Chiudo gli occhi e mi lascio cullare da quella musica. Mi sento appagato, rilassato, riposato, sereno.

In pace…

«Zio! Sveglia!»

Apro gli occhi di scatto e la luce del sole mi trafigge come una lancia. Due lance, precisamente negli occhi.

«Dormiglione.»

Mi accascio sul cuscino. Preferivo le sirene.

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Discussioni

  1. Davvero piacevole questo racconto, ben scritto: da lettore mi sembrava di seguire passo a passo (rumore per rumore) il calvario acustico del protagonista. Anche i riferimenti fantasy, da buon nerd, mi hanno fatto piacevolmente sorridere 🙂

  2. Mi è proprio piaciuto, la poso interpretare quasi come un viaggio iniziatico, questo passaggio da una realtà fastidiosa (peraltro ben raccontata e molto, molto, moooolto condivisibile) lasciata per affrontare una serie di prove fino alla meritata conquista finale… vabbè, poi c’è il nipote e il risveglio, ma nche se i sogni svaniscono, l’importante è averlo fatto, quel viaggio.

  3. La costruzione del racconto mi è piaciuta molto, la realtà vista come un’incubo e il sogno come realtà. Per quanto si possa amare la famiglia, caldo e rumore possono far preferire la compagnia delle sirene alla loro 😀

  4. Ciao Carlo, ho rivissuto molte notti di vacanze trascorse tempo fa, in “cricca”, in piccole case al mare con molti rumori, caldo e insonnia. Il tuo incubo a occhi aperti e` diventato poi un bel sogno a occhi chiusi. Avevo immaginato che avresti finito per andare in spiaggia, o a fare una nuotata al chiar di luna. Le sirene non le avevo messe in conto.
    La sottile ironia che pervade il racconto rende la narrazione, come sempre, molto piacevole.