Nuove parole. -1 L’immobilità.

Serie: Nuove parole


Pareva che tutto si fosse fermato e che da lì a poco una colla densa e invisibile avrebbe bloccato i più banali movimenti degli uomini.

Il tempo si era dilatato. Lungo la carreggiata un autobus transitava, su e giù, a orario ridotto, trasportando sedili vuoti.

Anna non disse niente quando Pietro, nonostante lo avessero proibito da giorni, l’attirò a sé infilando le  mani sotto al suo maglioncino. La baciò e ad Anna sembrò la cosa più naturale del mondo, come respirare.

Una foglia si staccò dal ramo proprio in quel momento, roteò per la forza di gravità, e si fermò ai loro piedi. 

Notarono entrambi quella spontanea intromissione e la presero come un segnale di buon auspicio. In quella foglia c’era la forza naturale delle cose che cavalcavano il tempo, di ora in ora, di stagione in stagione, dimostrando che l’immobilità era soltanto una percezione umana.

Benché il cielo fosse azzurro, i giardini del parco erano vuoti, le panchine di solito gremite da anziani e nipoti erano tirate a lucido. Anna ne approfittò per chiudere gli occhi e sedersi sulla panchina che aveva davanti. Reclinò la testa all’indietro e si mise in ascolto. Non sentì niente di diverso dal solito. Riaprì gli occhi e vide Pietro che con lo sguardo seguiva i balzelli di un piccione vicino al cestino dei rifiuti. Il piccione era uno di quei soliti volatili mezzi grigi, mezzi neri che gremivano le piazze della città, accalcandosi sui propri simili, in cerca di molliche da beccare; ne cacciavi via uno,  arrivavano in tre. 

I piccioni erano diventati una sfida anche per le amministrazioni comunali a tutela del centro storico e dei monumenti macchiati di guano.

Quel piccione però era da solo, teneva un movimento circolare, sempre lo stesso, come le lancette di un orologio. Anna si mise di nuovo in ascolto. Le arrivarono, a intermittenza, la scia dei motori delle auto sulla sopraelevata, più o meno a un chilometro di distanza da lì, lo sbattere secco di una tapparella sfuggita di mano a chissà chi e il gorgoglio di una fontana lasciata aperta. 

Anna avrebbe potuto dire che proveniva dalla sua destra, aprì gli occhi ma in quella direzione non vide nessuna fontana. Forse era troppo distante da lei, ma era sicura che ci fosse.

In quel silenzio sentì il rumore del cuore battere nelle tempie, allungò le gambe e sorrise pensando al bacio con Pietro. Le era sembrato di tornare bambina a gustare la sua stessa saliva che sapeva di zucchero filato, sopra la giostra di un luna park, con le guance accaldate a volerne di più.

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Discussioni

  1. “Pareva che tutto si fosse fermato e che da lì a poco una colla densa e invisibile avrebbe bloccato i più banali movimenti degli uomini.”
    questa immagine mi ricorda la sensazione distopica che ho provato nel vivere il primo lockdown

  2. Ciao Bio, sono molto contento di ritrovarti cn una nuova serie. Ho apprezzato molto la descrizione di questo attimo, in ci tutto quello che sccede al di fuori sembra superfluo. Bellissima l’immagine finale-
    Alla prossima

    1. Ciao, grazie per la lettura di questo primo episodio.
      Infatti, ciò che avverrà è costruito tutto dentro a un parco. Ognuno può anche vederci il luogo che preferisce.