“O così o non se ne fa niente!”

Serie: De madrelingua romana

“O così o pomì!” Quando mi madre se impuntava, je usciva sempre sta frase. Che mi sviava.

Si perché invece de pensà a come porta’ mi madre a Milano, co’ tutto il catafalco de robba che c’aveva, il “pomì” me sviava er cervello… sì lo so, sto sempre a pensa’ alle polpette al sugo, so malato. Altrimenti non avrei alla fine deciso che a Milano ce sarei annato sì, ma non senza polpette e le mani che le facevano.

Però che fatica a convince mi madre. All’inizio era restia. Dice che se veniva a Milano con me, je sarebbe venuta la depressione. Però je sarebbe venuta la depressione anche se restava a Roma senza de me. Poi alla fine mi disse “o così, o pomì”. In senso che lei si sarebbe trasferita solo se… se… veniva pure l’amica sua vecchietta che conosceva da anni a farle compagnia… cioè, dico, che gli ho risposto io? “Non se ne parla proprio!”. E invece no. Ho detto de sì. Al pomì. Così quando mi sono presentato su a Milano per accettare l’incarico, mentre firmavo. Piagnevo.

“Scusi sa è l’emozione, voi siete una grande azienda e questo è un onore per me”. Presi la penna e mi chiesi se ero veramente consapevole di star per firmare la mia condanna a morte. Mi madre era già una cosa, ma l’amica Nicolina. Du’ denti dentro la bocca, e già questo me stava creando uno scompenso. No poretta, era tanto cara, ma aveva dieci anni in più de mi madre, e la sola cosa che sapeva dì era parla’ del meteo. Che a Milano non me sarebbe servito pe’ niente, se proprio volevo trova’ il lato positivo de la cosa. Tanto se sa, piove sempre. E mentre il cervello pensava o così o pomì, a mi madre e Nicolina, mi resi conto che stavo ripetendo la stessa frase da quanto? Sicuramente almeno da cinque minuti. Tanto che uno smilzo dietro, aveva preso a guardare fisso la penna che tenevo in mano. Che m’aveva segnalato lui al personale? C’avrebbe rimesso er posto? Boh “Scusi sa è l’emozione, voi siete una grande azienda e…”

“Questo è un onore per lei, certo certo. Si figuri. Capiamo benissimo, a Roma sicuramente non si lavora così come da noi a Milano, vedrà che salto di qualità!”

“Come scusi?” Nun è che m’ero fritto il cervello e non avevo capito, era proprio la battuta che sta volta nun m’era piaciuta, non m’ era scesa, giù, non so dove doveva scenne però…perchè se credono tutti che a Roma, nun famo un ca…”

“Cavoli, si una scrivania tutta sua, un team con cui confrontarsi per le idee pubblicitarie, insomma cosa vuole di più dalla vita?

“Un Lucano!” dissi in automatico

“Hahah bella battuta, ma dovrà inventarsi un nuovo slogan per la nuova campagna pubblicitaria, non copiarne uno vecchio eh? Questi sono gli accordi o così…”

“O pomì!”

“Hahah ma quanto è simpatico! Lei è davvero la persona giusta! Per questo progetto pensavamo ad una campagna umoristica e cercavamo proprio una persona così, geniale e simpatica come lei! Su firmi che andiamo a fare un apericena per festeggiare!”

Lo guardai, cravatta gialla ed un completo blu stirato perfettamente, li ritto impalato, m’era venuto il dubbio che c’era finito pure lui nella pressa… Ma perché non firmavo? Perché sto tizio stava a sbaja tutto! Lui, l’ aperi de che, ma chi ce voleva anna’ a l’aperi co te, e lo studio megagalattico de Milano! Però i soldi me servivano.

“Oh bene, bravo! Benvenuto nel team Vincenzo!”

“Grazie, com’è er cognome tuo?”

“Scusami?”

“Niente stavo scherzando Andrea, e davvero grazie per l’invito ma ci tenevo a precisare che non sono abituato a lasciare l’ufficio alle cinque, a Roma si lavora otto ore e oltre, magari si fanno le nottate davanti a un bel piatto di pasta per un idea, quindi scusa se magari salto la merenda e mi rifocillo più tardi in hotel”.

“Certo, certo sarai stanco del viaggio, capisco. Vorrà dire che il team lo conoscerai domani. Allora stretta di mano. Buona serata e ancora benvenuto!”

“Grazie, grazie per l’opportunità”.

“Pronto mà? Me senti? Ok alzo un pò più la voce. Si il letto ce l’ho, pure il bagno in camera si. C’è anche l’idromassaggio, è quella vasca che fa le bolle. No, ma non te preoccupa’, fra un pò esco e vado a magna’ qualcosa che non siano insalatine o pesce crudo… Si, tutto bene, tutto bene, tu prepara le tue cose che nel weekend ti vengo a prendere. Con Nicolina si. Poi vediamo magari ve faccio dormì per tera. Scherzo. Vedrai che in una settimana lo trovo l’appartamento. Un bacio ma’ e dormi, che i ladri non c’hanno niente da ruba’ li. Salutame Nicolina. Ok grazie, dille che domani mi porto l’ombrello. Ciao, ciao ma’.

Mi buttai sul letto. Già mi mancavano, le polpette intendo.

Serie: De madrelingua romana
  • Episodio 1: Dai che je la fai! Aò!
  • Episodio 2: E andiamo!!!
  • Episodio 3: “O così o non se ne fa niente!”
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    Commenti

    1. Tiziano Pitisci

      Ciao Maria Anna! Sono contento di vedere le che disavventure migratorie e familiari di Vincenzo proseguono. L’immagine un po’ caricaturale del romano trapiantato a Milano per la tanto agognata emancipazione economica è davvero spassosa e offre la possibilità di guardare ad uno spaccato di società concreto. Sai quanto apprezzo l’umorismo e la sua intrinseca proprietà di trattare temi profondi senza inutili appesantire l’atmosfera. Aspetto di leggerti ancora! 🙂

      1. Maria Anna Haag Post author

        Ciao Tiziano grazie per questo commento e anche a te per l’incoraggiamento! Continuerò a scrivere! 🙂

    2. Micol Fusca

      Ciao, ti prego dimmi che è una serie. Non riuscirei a vivere senza sapere di mammà e della Signora Nicolina! Ho riso dalla prima fino all’ultima riga, mi è piaciuto il “velato” umorismo con cui hai giocato nel mettere in mostra diversi stereotipi tutti italiani. Rinnovo la mia preghiera a mani giunte: attendo con ansia il prossimo episodio 🙏

      1. Maria Anna Haag Post author

        Ciao Micol, non era partita come una serie ma alla fine lo sta diventando! Grazie per questo commento! per aver letto e riso dalla prima all’ultima riga (!), fa molto piacere saperlo. Grazie per l’incoraggiamento, prometto che ci sarà un quarto episodio! :)))