Obbedire

Serie: I marchi sulla pelle

Alater Bloom aveva dato una gran festa per celebrare il giorno in cui sua figlia avesse stretto il Legame con il proprio Ike. Nel salone del castello, erano presenti più di duecento persone tra nobildonne e gentiluomini, soldati e vecchi amici. Nei giardini, invece, era stato indetto un banchetto per il popolo.

L’uomo camminava fiero tra le tavolate imbandite di cibo, soffermandosi per una qualche stretta di mano o riverenza. Il suo sorriso si allargò quando vide a qualche metro di distanza, la scintillante armatura del Generale Denver. I due, erano amici da più di trent’anni, ritrovandosi complici ai tempi in cui erano entrambi soldati semplici. Lord Bloom aveva finito poi per ereditare la propria posizione dal padre e Carter Denver aveva fatto carriera, fino ad arrivare ad essere Primo Rettore all’Accademia.

-Generale Denver, quale grande onore averla qui.

-L’onore è tutto mio, Lord Bloom.

Si salutarono con una vigorosa stretta di mano, poi scoppiarono entrambi a ridere. In pubblico, tentavano in ogni modo di mantenere un decoro degno del loro rango, ma quando non avevano orecchie indiscrete intorno tornavano quei due ragazzini che correvano per l’armeria. Crescendo, erano diventati così diversi tra loro: Alater Bloom si era trasformato in un uomo elegante e sottile, il viso pulito e luminosi occhi azzurri. Carter Denver invece, era un energumeno grande e grosso dalla folta barba fulva e l’aria rozza. Sotto quella montagna di rozzità e muscoli, si nascondeva però un uomo incredibilmente buono, educato e dal cuore ancor più grande del corpo.

-Una gran bella festa, Al. Davvero una gran bella festa.

-Mya ci teneva tanto, sai come sono i ragazzi di oggi.

Il Generale annuì, oh se li conosceva bene.

Per qualche attimo nessuno dei due parlò, entrambi intenti a sorseggiare del buon vino e a fissare senza un reale interesse i partecipanti.

-A tal proposito, dove si è cacciata Mya? – domandò Carter Denver.

Lord Bloom si guardò attorno alla ricerca della figlia, la conosceva abbastanza bene da sapere che la ragazza stesse attendendo che la sala fosse gremita, per poi fare il proprio ingresso con la propria Ike al fianco.

-La vedrai presto. Piuttosto, sai chi ha preparato il suo Ike?

Il Generale gonfiò il petto, sul suo volto un enorme sorriso compiaciuto.

-Io stesso, amico mio. 11-19 è uno dei miei capolavori.

-Ah, una tua adepta! Bene, molto bene. Sono prop…

Un’ovazione interruppe le parole di Lord Bloom, sua figlia si era appena mostrata in tutto il suo splendore e come da lui immaginato, con alle spalle il proprio Ike. La vide sorridere a chiunque, stretta in un meraviglioso vestito avorio e con i capelli rossi perfettamente acconciati in un intreccio di nastri e gioielli. Dietro di lei, un’ombra silenziosa la seguiva attenta ad ogni suo singolo passo. Minuta e avvolta in pantaloni e corpetto nero, sembrava sparire tra le vesti di Mya sottile come una lama. La ragazza passeggiava allegramente portandosela dietro al pari di un cane da guardia, esibendola come il più bel giocattolo nuovo che avesse mai avuto. Le chiedeva di restare ferma e farsi ammirare, di voltarsi per mostrare la cintura contenente i due pugnali sottili. Quando raggiunse i due uomini, si prostrò in una riverenza e un gran sorriso.

-Mya, ti stai comportando come una ragazzina viziata. Il tuo Ike non è il tuo pupazzo!

L’uomo parlò tra i denti per evitare che altri ascoltassero il reclamo fatto alla figlia. La ragazza aggrottò appena le sopracciglia, indispettita da quel tentativo di smorzare il proprio entusiasmo.

-Alater, dalle il tempo di abituarsi a 11-19, vedrai che poi sarà più coscienziosa- si intromise il Generale facendole l’occhiolino.

Mya sorrise appena di rimando, ringraziandolo mentalmente per l’aiuto.

-Perché non posso chiamarla per nome, non mi piace 11-19!

Alater Bloom si sfregò la fronte, Mya lo stava lentamente facendo impazzire.

-Sono le regole, Mya, lo sai.

La ragazza mise il broncio, poi si voltò verso il proprio Ike. Era rimasta immobile alla propria sinistra, le mani dietro la schiena e la postura dritta. Non distoglieva mai lo sguardo dal proprio Lakas e Mya ci avrebbe giurato, da quando erano assieme non l’aveva mai vista battere le palpebre. Guardò il Generale, in cerca ancora del suo aiuto.

-Serve per separarli dal proprio passato, Lady Bloom. Non sono più le persone che misero piede all’Accademia, ma Ike. Lo comprendi?

-Trovo sia triste.

Carter Denver si mosse verso la propria adepta mettendole una mano sulla spalla, sapeva che quella ragazza sarebbe stata il migliore degli Ike e proprio per quello l’aveva affiancata a Mya Bloom. Alater gli aveva più volte parlato del carattere fin troppo esuberante e infantile della figlia e sapeva per certo che sarebbe migliorata con l’aiuto dell’altra.

-11-19 è il solo nome al quale risponderà.

Mya ci pensò per qualche secondo, ma non fu poi proprio convinta di quelle parole. Fece spallucce, si voltò e si incamminò verso i giardini privati. L’Ike le fu immediatamente dietro.

-Sono preoccupato, Carter. Da quando è morta sua madre sembra non prendere mai nulla sul serio.

-Tranquillo, ti assicuro che crescerà.

Entrambi la videro sparire al di fuori del salone, Alater Bloom che scuoteva il capo e Carter Denver che sorrideva sicuro di sé.

Quando Mya varcò la porta dei giardini, l’aria fredda le sferzò il viso con forza. Nonostante l’inverno non fosse ancora giunto, al tramontar del sole la temperatura calava di molto. Rabbrividì appena, frizionandosi le braccia. Si voltò verso l’Ike, osservando il misero abbigliamento che le copriva la pelle. Il corpetto lasciava le spalle e i fianchi scoperti, fermandosi pochi centimetri al di sopra dei pantaloni lunghi. Gli stivali alti coprivano tutto il polpaccio diventando un tutt’uno con l’altro indumento. Eppure, la ragazza non sembrava risentirne.

-Non hai freddo così scoperta?

L’Ike non rispose e Mya si diede della stupida, era la quinta regola.

Riprese a passeggiare, quella zona del castello l’aveva sempre amata. Da bambina era solita camminare per ore tra quei prati in compagnia di sua madre e quando non era troppo impegnato anche con suo padre.

-Lady Bloom, questa sera è bellissima.

La ragazza si voltò verso la persona che aveva parlato, non si era accorta che poggiato a un albero c’era Lothar Gray. Conosceva il ragazzo da circa un anno e lo aveva sempre trovato spocchioso, arrogante.

Lothar Gray era un ragazzo alto e dai lineamenti affilati, capelli biondi e occhi castani. Non era mai stato di bell’aspetto, ma vantava un lungo corteo di amanti e spasimanti per la propria posizione. Il giovane, era infatti cugino diretto del Principe Regnante.

-La ringrazio, mio signore- rispose con un inchino.

Lothar si avvicinò lentamente, sul viso un sorriso inquietante che non presagiva nulla di buono.

-Passeggiamo insieme? – domandò porgendole il braccio.

Mya ingoiò a vuoto, aveva sempre avuto timore di lui e la sua fama pessima non migliorava certo il suo stato d’animo. Accettò con riserva, l’unica certezza era la presenza di 11-19 alle sue spalle. Al primo passo che compirono, vide uscire dall’ombra un uomo enorme dal viso cattivo. Sotto la cotta di ferro in maglia, spiccavano muscoli pronunciati e gonfi.

Il personale Ike di Lothar Gray.

Mya gettò una rapida occhiata alla ragazza alle sue spalle, le probabilità che ne facesse cibo per cani di strada erano estremamente alte.

-Dimmi Lady Bloom, come mai hai abbandonato la tua festa?

-Avevo solo bisogno di una boccata d’aria.

Il ragazzo le camminava incredibilmente vicino, sentiva l’odore del vino invaderle le narici. Alla spalle di entrambi, gli Ike seguivano ogni passo. L’uomo non era particolarmente silenzioso, Mya si accorse di riuscire a sentire la ghiaia sotto il peso dell’energumeno scricchiolare, di rimando, la propria di Ike non emetteva il minimo rumore.

-Potremmo farlo insieme.

Il ragazzo si fermò prendendole il mento tra pollice e indice sinistro, il fetore di vino fece arricciare il naso di Mya. Provò a tirarsi indietro, ma la mano destra di Lothar Gray premeva contro la propria schiena tenendola ferma. Lo vide avvicinarsi, le labbra troppo vicine alle sue. Fu istintivo chiudere gli occhi ed esercitare il proprio potere di Lakas.

-Aiutami! – gridò.

Fu un attimo.

Senza nemmeno accorgersene, l’Ike l’aveva afferrata per la vita facendola ruotare alle proprie spalle e frapponendosi tra il suo corpo e Lothar Gray. Aveva avvertito appena un leggero spostamento d’aria e quando aprì gli occhi, vide la schiena di 11-19. Non poteva credere si fosse mossa in maniera tanto veloce.

-Interessante- sussurrò Lothar Gray con aria maliziosa.

Mya si sentiva ancora confusa. Era dunque quello il suo potere di Lakas? Qualsiasi cosa le avesse chiesto, avrebbe obbedito senza batter ciglio?

-Andiamo, 55-17.

Senza aggiungere altro e senza degnare di una sola occhiata gli Ike, si mosse verso l’interno del castello.

Mya invece, sembrò divorarla con lo sguardo.

Solo quando fu lontano abbastanza, Mya tirò un gran sospiro di sollievo.

-Grazie.

L’Ike si voltò a guardarla, i suoi occhi verdi si scontrarono con quelli gialli della propria Lakas.

Mya le sorrise e insieme tornarono alla festa.

2) Un Ike deve obbedire a ogni ordine del proprio Lakas. 

Serie: I marchi sulla pelle
  • Episodio 1: Il giorno del Legame
  • Episodio 2: Obbedire
  • Episodio 3: Esistono delle regole
  • Episodio 4: Nel buio 
  • Episodio 5: Sentenza
  • Episodio 6: Forza
  • Episodio 7: Prometto
  • Episodio 8: Iridi color bronzo
  • Episodio 9: Lacrime nell’anima
  • Episodio 10: Una Lady, un Lord, un Ike
  • Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa

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    Discussioni

    1. Ciao Simona. Regole pesanti, le tue. A dispetto di quanto affermato dal Lord la posizione di un Ike sembra del tutto equiparata a quella di uno schiavo. Attendo di conoscere il terzo “comandamento”.