Oggi è giorno di grigliata

– Hai controllato tutto?

– Vi ho mai dato una fregatura, in questi anni?

– Mi dai alla testa quando rispondi a una domanda con un’altra domanda, lo sai.

– Calma ragazzi, non roviniamoci la giornata: il tempo è magnifico, fa fresco e la brezza è quella giusta. Poi ieri sera abbiamo già visto il posto e preparato un po’di cose, quindi calma.

Smilzo mette la parola fine alla discussione che era iniziata tra Ciccio e Triste; i tre de “ La cricca della grigliata”. Nome affibbiato da Ciccio all’ assortito trio di fanatici della carne arrostita: sempre e solo roba di qualità, intendiamoci. E cotta a puntino, col fuoco giusto, nella giornata ideale, con un filo di vento: né troppo, né poco.

– Ci vuole esperienza, non basta solo scegliere la carne. – Dice Triste con l’usuale espressione, divenuta marchio di fabbrica.

– Vero, – aggiunge Smilzo, il perenne affamato – ma la passione, dove la lasciamo? Se fai le cose come un tecnico non hai godimento.

– Bravi tutti e due, però ricordate: senza un buon fuoco tutto il resto non conta. – Chiosa Ciccio, sempre a dieta a dispetto del soprannome.

La giornata è strepitosa, come solo una mattina di Maggio può regalare in quel tratto di Appennino ligure. Fuoristrada, scarponcini, jeans, felpa e giubbotto: mezzo e divisa adatti allo scopo, raggiungere il posto prescelto e aspettare il momento del fuoco per grigliare. Il resto del materiale si trova già là, dalla sera prima, al riparo dei curiosi.

Due delle parole magiche, parte della stregoneria che aveva unito i tre al resto della formula: grigliata mista.

– Pensare che in giro c’è gentaglia che fa grigliate di pesce. – Triste stira le labbra di pochi millimetri, la sua risata.

– Pesce significa acqua e questa è nemica del fuoco. – Sentenzia Ciccio, indice e pollice a cerchio, le altre dita distese e braccio in movimento da sinistra verso destra.

– Grigliata uguale carne, fuoco uguale arrosto. Due a zero. – Smilzo l’arbitro decreta la fine dell’incontro.

Venticinque Aprile e bel tempo: l’apoteosi per “La cricca della grigliata”. Ci sarà tanta gente, chiaro, ma c’è spazio per tutti: il prato, la griglia a disposizione nel parco (basta lasciare pulito, ma le fiamme fanno la loro parte e al resto ci pensano i Forestali), il necessario per fare il fuoco e farlo crescere.

– Mi piace quando c’è tanta gente: famiglie con bambini, coppie di fidanzati, bande come la nostra. – Triste appare nostalgico, il nome è una garanzia.

– Noi siamo unici, te lo ricordo. Però anch’ io amo le feste. – Annuisce Ciccio, l’indice a trapanare la guancia.

– Occhio alla folla amici, non dimentichiamolo. Il fuoco può fare strani scherzi. – Smilzo nella parte del saggio.

E’ quasi una missione, la grigliata primaverile. Una goduria, una catarsi. Ma va programmata bene, in modo maniacale: bisogna considerare tutto, il fuoco non perdona.

Però la passione ha sempre la meglio. Cosa c’è di più bello di quel suono, anzi di quella melodia, perché di quello si tratta: pura musica di fiamme che crepitano e ardono, con il crescendo e i solisti, infine il calare sino a tornare alle note di partenza. La brace, con sottofondo di arrosto: colore e profumo, sfrigolio del grasso. Il calore e l’aroma della carne che arrostisce insieme al rosso e al giallo delle fiamme: tutti i sensi sono appagati dal trionfo di gusto, suoni e colori.

A questo scopo devi controllare i particolari, evitare interferenze, non attirare l’attenzione e i ficcanaso che ti controllano o danno il loro parere da esperti.

– Hai controllato la ‘griglia’? – E’ Smilzo a ricapitolare le verifiche.

– Sgombra e pulita. – La mano chiusa di taglio sulla fronte, i tacchi di Ciccio che sbattono.

– Il combustibile?

– Per l’accensione è tutto ok – il pollice sollevato di Triste non ammette dubbi – e la legna non manca di certo.

– Bene, allora andiamo prima che ci occupino il posto migliore.

La radura si stava lentamente saturando del popolo affamato di pane, salame, wurstel e torte fatte in casa. I tre compari disapprovano il mix di ingredienti: la carne è sempre la carne, mai metterla in secondo piano o mescolarla con altro.

– Ricordate la prima volta? – A Triste sorridono gli occhi. Solo quelli.

– Come fosse ieri. – Ciccio dilata le narici, come a inalare il pensiero del profumo di affumicato.

– Una cosa spettacolare. – Smilzo ha gli occhi velati.

Oggi è di certo meglio di allora, con tutta questa gente: una vera folla. Donne che svuotano le ceste, bambini che giocano, gli uomini che già si affrettano a raccogliere rami secchi e preparare la brace. Anche il palco per il ballo è pronto: enorme, una struttura solida di acciaio e legno stagionato con un’ alta balaustra di metallo lungo il perimetro . Sollevato di circa un metro sul prato e al centro del pianoro, ben visibile a ognuno: uno spettacolo sicuro, catturerà l’attenzione di tutti. O quasi tutti, come al solito.

– Hai visto gli sgherri della Forestale? – Smilzo non li sopporta, arrivano sempre nel momento sbagliato.

– La loro Jeep era parcheggiata in paese, quando abbiamo fatto colazione. – Ciccio e i riferimenti temporali: inscindibili dal cibo.

– Avevano solo una ruota di scorta – chiude Triste mostrando il coltello – credo si perderanno la festa.

Un ultimo sopralluogo, prima di prendere lo stretto necessario dall’ auto: nessuno bada a loro, sono solo tre amici che cercano un poco di spazio per fare ciò per cui sono arrivati tutti gli altri. Grigliare.

Fuoco e fiamme.

Fumo e aroma.

Inconfondibile.

Di carne alla brace.

Musica e grida, arte e caos, passione e gusto.

– Si sta alzando il vento, ragazzi. – Triste solleva l’indice al cielo.

– E con ciò? Il fuoco sarà migliore. – Ghigna Ciccio.

– Qualche boccone ardente potrebbe ‘rotolare’ nel prato. – Smilzo storce la bocca – Ma non ci pensiamo, il grosso resterà nella griglia e il risultato sarà comunque ottimo.

Le prime volute di fumo iniziano a disperdersi nell’ aria, dai fuochi dei gitanti, portando l’odore della carne che arrostisce. Giusto di quello si trattava: odore. Niente a che vedere con il profumo della grigliata che avrebbero preparato i tre amici; ma non c’era fretta. Ora si danno tutti da fare, poi sarebbe toccato a loro: il momento era sempre quello del ballo. Dopo le grigliate da dilettanti, con quattro pezzi di carne mescolati a verdura o wurstel: che orrore! A loro spettava il fuoco migliore, con la carne più ricca: tagli diversi, più o meno giovani, sia grassi che magri.

– Oggi andiamo per le lunghe, mi sembra. – Ciccio si fa impaziente.

– C’è più gente del previsto. – Triste si guarda attorno.

– Ancora pochi minuti, la band sta salendo. – La serenità di Smilzo.

Nell ’aria le note musicali rubano il posto agli odori del cibo; qualcuno inizia timido a salire sul palco e altri seguono. Voglia di ballare, pensando di smaltire qualcuna delle calorie ingurgitate: ciccia flaccida e grassa che si scuote tremolando, cosce toniche che guidano corpi magri, volti arrossati dal cibo e dal vino.

– Bello spettacolo, vero? – A Ciccio luccicano gli occhi mentre si umetta le labbra.

– Favoloso, ma il meglio deve ancora venire. – Il viso di Triste è l’usuale maschera.

– Basta chiacchiere, diamoci da fare. – Smilzo resta il più deciso, detta i tempi. Prende il telefono e lascia partire un SMS

In pochi secondi i tre compari agiscono da squadra affiatata: si dividono e ognuno rotola sotto il palco coperto dalla folla danzante. Da punti diversi in nascondigli tra i supporti metallici e le assi di legno recuperano le molotov, accendono le micce e le scaraventano sul palco. Le microcariche incendiarie, attivate da Smilzo col telefonino, infiammano all’ unisono vari punti del palco, in precedenza cosparso di uno strato trasparente di materiale infiammabile. Il ruggito delle fiamme si sovrappone a quello delle grida di terrore miste a dolore e a pianto, tutti di durata troppo breve. I suoni e gli odori esplodono nell’ atmosfera della radura che si svuota dei pochi che al ballo avevano preferito una pennichella o una passeggiata. Nessun pezzo di carne arsa sfugge alla griglia: la balaustra è abbastanza alta per assolvere al proprio compito.

All’ ombra di un albero, sottovento, i tre compari gustano la grigliata con tutti e cinque i sensi. Negli occhi si sovrappone la loro prima esperienza, catartica, alle scuole medie durante la riunione dei professori nell’ aula di scienza, la più bella della palazzina con il pavimento in parquet e le sculture in legno dell’artista più famoso della città. Una festa stupenda con invitati d’eccezione, rappresentanti della cultura cittadina.

– Che colore, che fiamme stupende! – Ciccio è abbagliato.

– Il crepitio della legna e della carne. – Triste si commuove.

– E il profumo? L’aroma? – Smilzo, preciso e passionale, è compiaciuto.

I tre hanno solo un rammarico a fronte di tanto spettacolo: non potere toccare con mano. E poi le solite grida e i lamenti’ che disturbano il concerto del fuoco e la catarsi. Infine la cosa più seccante: dovere abbandonare lo spettacolo sul più bello.

– Mi spiace ragazzi, ma dobbiamo andare – Ciccio, contrariato.

– Lo so, che palle però! – Triste, questa volta fedele al nome.

– Inutile discutere ancora, alziamo i tacchi: pompieri e sbirri non apprezzano certe cose.

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Discussioni

  1. Ancora un racconto con il finale che sorprende. Ti piace partire piano, sornione e quasi noioso descrivendo quello che sulle prime sembra solo una scena del quotidiano, poi esplodi.
    Il racconto si sviluppa bene, l’unico appunto secondo il mio modesto parere, sono le interruzioni nei dialoghi. Dopo il discorso diretto introduci sempre una sorta di spiegazione. E’ chiaro il tuo intento, rendere più completa possibile la scena e tratteggiare i protagonisti con espressioni e gesti ma secondo me questo appesantisce molto il ritmo del discorso. Chi legge il dialogo si trova sempre interrotto mentre vorrebbe, forse, una scena più ritmata.
    Alla prossima lettura.

    1. Vero, ma era voluto. Ho troncato i dialoghi perché i tre me li immagiravo così, amici che si capiscono con uno sguardo. Renderebbe bene con i fumetti , credo