Oltre il buio del Paraná (parte seconda)
Serie: Di ombre e luce
- Episodio 1: Prologo
- Episodio 2: Premonizioni
- Episodio 3: L’addio a Milano
- Episodio 4: Dall’Europa all’America
- Episodio 5: Anahí, tra sogni e tradizione
- Episodio 6: Una bambina sotto la luna
- Episodio 7: Dove finisce il mare
- Episodio 8: Straniero tra fratelli
- Episodio 9: Quando il vento cambia
- Episodio 10: Il battito della città nuova
- Episodio 1: Una parte di me resta qui
- Episodio 2: Tra le righe del massacro (parte prima)
- Episodio 3: Tra le righe del massacro (parte seconda)
- Episodio 4: Orizzonti
- Episodio 5: Oltre il buio del Paraná (parte prima)
- Episodio 6: Oltre il buio del Paraná (parte seconda)
- Episodio 7: Oltre il buio del Paraná (parte terza)
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Ramón condusse le donne fino a una locanda vicino al porto. La strada era stretta e fangosa, illuminata da poche lanterne tremolanti. Il vento portava con sé l’odore denso del fiume.
Le sorelle camminavano in fondo al gruppo, tenendosi per mano; ogni passo affondava nella terra bagnata. Anahí osservava le finestre illuminate, chiedendosi come fosse vivere in una casa di mattoni, e se anche lì ci fosse una madre che cucinava, una nonna capace di raccontare storie.
Ramón aprì la porta della locanda con una spallata e fece entrare per prime le donne con i bambini. Poi si avvicinò al bancone e bussò con le nocche.
«Due pentole di stufato. Pane. Acqua.»
Il taverniere lo squadrò: «Paghi tu, Tero?»
«Pago io.»
Le donne si sedettero a un tavolo vicino alla finestra. La luce fioca delle candele permetteva appena di distinguere i volti degli avventori. Molti uomini, a fine giornata, bevevano e parlavano a voce alta.
Da un tavolo si levò un fischio. «Guarda chi c’è. Entrerrianas.»
«Indias» rise un altro. «Attenti. Puzzano e portano sfortuna.»
Le risate si fecero sguaiate. Uno degli uomini si alzò barcollando. «Che fate a Santa Fé, eh? Vi civilizzano?» Si avvicinò, alito di vino, occhi lucidi. «E tu, morochita, quanto chiedi per un sorriso?»
Ramón, appoggiato allo stipite, osservava in silenzio senza muovere un dito.
Karai indietreggiò. «Ani.»
«Ferma» le disse Anahí, sottovoce.
Sentì il sangue salire alle orecchie quando l’uomo allungò una mano verso i capelli della sorella. Avrebbe voluto gridare, ma la voce le rimase in gola. Per un istante, tutto le parve ovattato, lontano. Poi il rumore secco di una sedia trascinata sul pavimento la riportò nel mondo.
Una donna con un abito giallo e i seni stretti nel corpetto si piazzò tra l’uomo e la bambina. Il rossetto era sbiadito, lo sguardo fermo.
«A loro non parli così.» Lo fissò negli occhi e scandì le parole con voce chiara. «Vai a rovesciarti addosso il vino da un’altra parte.»
«Che vuoi, puttana?» ringhiò lui.
Lei gli afferrò il polso con una calma tagliente e lo piegò quel tanto che bastava a togliergli il sorriso.
«Ti faccio male se tocchi ancora.» Poi gli sussurrò all’orecchio: «Le donne che camminano sole non sono perdute. Sono coraggiose. E tu non vali il loro cammino.»
Lo spinse indietro di un passo, gli si appoggiò addosso per un istante, strinse la mano tra le sue gambe e gli stampò un bacio sulla bocca.
«Va bene, ho capito. Mi metto buono a sedere» biascicò lui, arretrando.
La donna si sistemò il vestito e si voltò verso Anahí. «Pensate a mangiare adesso, piccole. Il treno non aspetta.»
Ramón si passò la mano sui baffi per mascherare un’ombra di risata.
Lei lo fissò. «E tu? Ti fai chiamare Tero, no? Che ci fai con loro?»
Ramón alzò le spalle. «Le porto a Córdoba.»
«Portale intere.»
Anahí rimase incantata da quella donna, in cui riconobbe la stessa forza delle donne della sua famiglia. C’era in lei qualcosa di feroce e luminoso, come una fiamma che resiste al vento.
Karai le prese la mano sotto il tavolo. «È una bruja?»
«No» Anahí sorrise. «È una che non ha paura di nessuno.»
Il taverniere tossì e agitò uno straccio sopra le teste degli uomini. «Basta storie. Lasciatele mangiare in pace.»
Lo stufato arrivò fumante, il pane in ceste di vimini, l’acqua in brocche sbeccate. Le donne mangiarono in silenzio, mentre lo sguardo dell’intera sala continuava a sfiorarle, leggero ma insistente, come la polvere che si deposita sugli oggetti.
Quando i piatti furono vuoti, alcune tirarono fuori pettini, fazzoletti, un rosario da sgranare.
Karai stropicciava il suo vestitino, cercando di togliere una macchia di brodo.
«Non importa» le disse Anahí. «Nostro padre sarà comunque felice di vederci.»
Una donna con un bambino addormentato in grembo sorrise. «Vieni, siediti vicino a me che ti mostro come fare.» Le insegnò a strofinare il tessuto con un po’ d’acqua e sale. «Vedi? Se lo fai subito, la macchia sparisce.» Karai rise piano e quel gesto gentile le sembrò una piccola magia.
Dalla cucina arrivavano voci e il suono dei piatti. Fuori, il vento sbatteva contro le imposte.
La donna con l’abito giallo si avvicinò al loro tavolo. Si era sciolta i capelli e poi li aveva di nuovo raccolti con cura. «Venite da lontano?»
«Da un villaggio nei pressi di La Paz» rispose Anahí.
La donna si sedette con loro, prese un pezzo di pane e lo spezzò in due.
«Vi fermerete a Córdoba?»
«Dobbiamo ritrovare nostro padre.»
«E poi?»
«Non lo so. Dipenderà da lui.»
La donna annuì. «E tu, piccola? Come ti chiami?»
«Karai.»
«Karai. Il Signore, spirito del fuoco. Tienilo sempre pulito in bocca, il tuo nome. Come una canzone.»
«E tu come ti chiami?» chiese Anahí.
«Soledad.» Fece una piccola pausa. «Ma qui ormai nessuno lo ricorda.»
Rimasero in silenzio per qualche momento. Nella sala il brusio si era fatto più calmo e gli uomini, stanchi di bere, si trascinavano verso l’uscita.
Soledad si alzò e posò una mano sulla spalla di Anahí. «Quando ti diranno che non vali niente, tu non crederci. E continua a camminare a testa alta.»
Poi aggiunse, con un mezzo sorriso: «Pajaritas, tenete gli occhi aperti. Sempre.»
Karai la strinse in un abbraccio.
Quando uscirono, l’aria notturna le colpì come una carezza fredda. Il cielo di Santa Fe era basso e gravido di stelle.
Ramón era già fuori, appoggiato a un muro, in attesa.
«Era ora. Il treno sta per partire.»
Le donne si rimisero in fila. Anahí si voltò un’ultima volta verso la taverna. Dietro la finestra illuminata da una luce calda, Soledad la guardava, immobile, con un bicchiere in mano.
Le fece un piccolo cenno, lento, un saluto che non aveva bisogno di parole. Anahí rispose allo stesso modo, con la gola stretta, prima di voltarsi e seguire gli altri nella la notte.
Santa Fe, 1921
Serie: Di ombre e luce
- Episodio 1: Una parte di me resta qui
- Episodio 2: Tra le righe del massacro (parte prima)
- Episodio 3: Tra le righe del massacro (parte seconda)
- Episodio 4: Orizzonti
- Episodio 5: Oltre il buio del Paraná (parte prima)
- Episodio 6: Oltre il buio del Paraná (parte seconda)
- Episodio 7: Oltre il buio del Paraná (parte terza)
Un altro episodio bellissimo, con gesti, frasi e personaggi che lasciano il segno. Soledad è splendida, ogni sua battuta è un insegnamento, non solo per le due sorelle. Spero di rivederla prima o poi. Tanti complimenti Cristiana, la cura e l’amore che metti per questa storia arriva tutto.
La figura di Soledad torna alla mente anche a me. Sto davvero immaginando il modo di farla tornare e il ruolo che potrebbe avere. Credo che per lei ci sia spazio.
Grazie Melania, di cuore.
Ciao Cristiana! Soledad è un altro dei personaggi meravigliosi che costellano questa serie. Sai sempre creare caratteri forti, pieni di dignità, ma in cui s’intuisce una ferita nascosta, elaborata e fatta perno di quella forza. Bellissimo👏🏻🤗
Ciao Nicholas e grazie che con pazienza segui la mia serie e ti appassioni ai personaggi (o forse alle persone) 🙂
Un abbraccio
Bellissimo racconto, descrizione di ambienti e personaggi accurata e raffinata, sembra di essere lì con i protagonisti della narrazione. Complimenti
Grazie Paola. Sono davvero felice ti sia approcciata a un mio testo. Fa sempre piacere ricevere un incoraggiamento 🙂
Cara Cristiana, che meraviglia le tue donne: di loro non leggiamo solamente, ma impariamo.
Impariamo che la dolcezza non è sinomino di debolezza, la cortesia non è sinonimo di sottomissione e che essere gentili non significa giustificare gli altri a metterci i piedi in testa. Insegnano che possiamo essere tutto, senza riserve, senza mai annullarci. Coraggiose, non per imporci, ma per difendere.
Quando leggo dei tuoi personaggi femminili, ricordo quanto sono fortunata ad essere donna.
Credo che, in fondo, le donne di cui scriviamo, siano quelle che osserviamo ogni giorno e dalle quali impariamo a distinguere fra ciò che è da fare e ciò che non lo è. E forse, siamo anche un po’ noi, nel bene e nel male. Come te, anche io credo sia una fortuna, senza nulla togliere all’altro sesso. Ho come l’impressione che siamo più colorate, non so se il termine rende, è per questo, più affascinanti.
Grazie Mary 🙂
Mi è piaciuta l’atmosfera che si respira nel racconto, che da sola descrive tutto quello che impregna.
Grazie Roberto 🙂
Nel tuo racconto i personaggi si presentano da soli, prendono la scena, poi scompaiono. Come nella Vita. C’è una grande forza, nella tua scrittura, una “grace under pressure” – come diceva Hemingway.
Diciamo che ci provo 🙂
O meglio, metto in atto quello che magari non sono nella vita vera.
A parte la battuta, ti ringrazio per questo bellissimo complimento. Scrivere questa serie significa per me mettermi in gioco, studiare e fare esercizio. Cosa che solitamente non faccio, anche se non si dovrebbe dire.
Molto bello, avvincente e appagante. Soledad, la donna forte e coraggiosa che non ha paura di nessuno, mi ha conquistata. Le ragazze ispirano un senso di protezione materna anche da parte di lettrici come me che in questo viaggio pieno di insidie, le accompagna solo col pensiero, ma come fossero due giovani creature in carne e ossa.
Sono molto felice che la figura di Soledad ti sia piaciuta. Forse, si tratta del mio ottimismo innato ma, sulla mia pelle, ammetto di non aver incontrato ostacoli gravi durante i miei viaggi. Non so se è stata un po’ fortuna o forse anche predisposizione verso le persone, però sono stati per me, molti Don Emilio e Soledad.
Grazie Maria Luisa per esserci anche tu ad accompagnare queste due ragazzine 🙂
Io non la chiamerei fortuna, credo che i tuoi incontri positivi siano dovuti alle vibrazioni che il tuo modo di essere emana e attira intorno, vicino e persino in questa realtá virtuale.
Grazie 🫂🫂🫂🫂
«Ti faccio male se tocchi ancora.» Poi gli sussurrò all’orecchio: «Le donne che camminano sole non sono perdute. Sono coraggiose. E tu non vali il loro cammino.»
👏 👏 👏
Grazie 🙂
Mi ha affascinata tantissimo l’entrata in scena (presumo soltanto per questo episodio) di Soledad. Hai creato un personaggio potentissimo. Una di quelle persone che entrano nella nostra vita sottoforma di fugaci apparizioni, eppure lasciano il segno per sempre, e un pò come le stelle, sembrano essere lì proprio per indicarci il cammino, o per ricordarci che la strada che stiamo seguendo è quella giusta. Ani e la sorella terranno con loro per sempre il ricordo di questa sera, di questa donna e di quello che, con pochi gesti, ma decisi e buoni, ha insegnato loro. Tra l’altro, io non credo sia un caso, questo “defilarsi” del nostro Ramon mi è parso funzionale alla storia, non so perchè. Il suo compito sarebbe accompagnare e vegliare le sorelle durante il viaggio, se ho ben compreso. Eppure, al momento opportuno, non si trova, non sa che fare, è fuori a aspettare. Entra in scena una donna a salvare le piccole, manco a dirlo. Meravigliosa Soledad. Uno degli episodi più belli e intensi. Forse il più bello e risuscito fino a qui.
Il compito di Ramon non è terminato e avrà ancora modo, e forse di più, di rendersi sgradevole e rovinare il viaggio alle nostre ragazze.
Soledad è un personaggio che è arrivato per caso e il suo vestito giallo lo dimostra.
Diciamo che in questa gabbia in cui mi sono chiusa gettando le chiavi, ogni tanto qualcuno viene a salvarmi 🙂
Grazie Irene per il tuo commento che mi riempie il cuore, sempre.
“«Le donne che camminano sole non sono perdute. Sono coraggiose. E tu non vali il loro cammino.»”
Bellissima Cristiana. Grazie.
Grazie a te 🙂
“Sentì il sangue salire alle orecchie quando l’uomo allungò una mano verso i capelli della sorella. Avrebbe voluto gridare, ma la voce le rimase in gola. Per un istante, tutto le parve ovattato, lontano. Poi il rumore secco di una sedia”
Quanto ho sperato che Ani gli mordesse la mano tanto forte da staccagli un dito… così, magari, avrebbe smesso di fare il furbo o la volta dopo ci avrebbe pensato due volte! 😾
Lo so, Mary, lo so! Perché ti conosco 😀
Sei la nostra ‘pasionaria’
Delizia. Le donne che camminano sole non sono perdute. Sono coraggiose. Hai creato la giusta atmosfera, carica di tensione in quel locale che immagino umido e fumoso e poi dolce di solidarietà e rispetto. Mi compiaccio.
Grazie caro Giuseppe. Sono felice di averti trasportato là per il tempo della lettura.
Un abbraccio
Mi piace la forte dolcezza, dei personaggi, i quali, pur costretti dalle traversie della vita ad essere ruvidi, mantengono una umanità
Credo che sia un po’ come nella vita.
Grazie Gabriele.
Non sempre, ma talvolta si
Un episodio ricco di emozioni. E che personaggio affascinante hai creato: Soledad, la “bruja”😁 (ho trovato su Google il significato di questa parola). Non sarà una bruja, ma è certamente una donna misteriosa, dal carattere forte. Mi ha colpito molto.
Il significato originario di ‘bruja’ non ha una connotazione negativa, e ci racconta di donne con poteri di guarigione e una forte influenza sulla vita delle persone.
Nella bocca della piccola Karai suona però come qualcosa di spaventoso, ma volevo appunto che fosse una sorta di ‘gioco’ o di scherzo.
Tuttavia, se pensiamo al fascino ammaliatore, Soledad lo è certamente.
Grazie Arianna 🙂
Ciao Cristiana,
ogni volta che leggo un episodio della tua storia resto rapita dall’atmosfera che riesci a creare. Hai il dono di far sentire al lettore le stesse emozioni che vivono i tuoi personaggi. Oggi, per esempio, ho provato indignazione di fronte alle ingiustizie, paura viscerale quando la minaccia si è avvicinata a Karai, e poi quel sollievo e quell’ammirazione sconfinata quando è comparsa Soledad. Un personaggio indimenticabile: il suo ingresso in scena è impattante, conquista da subito.
Il finale, con quel saluto silenzioso e carico di significato tra lei e Anahí, è un’immagine che resta scolpita dentro. Un passaggio del testimone senza parole, che chiude l’episodio con un nodo in gola e un semino di coraggio piantato nel cuore.
Le foto accompagnano perfettamente le parole, creando un’atmosfera ancora più immersiva. Bellissime. Complimenti all’autore.
Grazie di cuore Tiziana per le tue parole.
Il personaggio di Soledad è molto piaciuto alle amiche scrittrici di Open e magari potrebbe tornare più avanti. Mi sta venendo in mente un modo in cui potrebbe essere funzionale a una parte della storia.
Diciamo che lei è arrivata così, per caso. Credo che, a contorno di una storia basata su una vicenda famigliare, sia assolutamente importante dare il giusto spazio alla finzione che, d’altronde, ci aiuta a colorare la storia e renderla più accattivante. Se Ramon el Tero è il ‘nero’, Soledad è il ‘giallo’.
Un abbraccio
“«Le donne che camminano sole non sono perdute. Sono coraggiose. E tu non vali il loro cammino.»”
Stupenda. E verissima. Leggerla mi ha dato i brividi. È piena di verità e coraggio.👏
Grazie Tiziana ♥