Oltre il buio del Paraná (parte terza)
Serie: Di ombre e luce
- Episodio 1: Prologo
- Episodio 2: Premonizioni
- Episodio 3: L’addio a Milano
- Episodio 4: Dall’Europa all’America
- Episodio 5: Anahí, tra sogni e tradizione
- Episodio 6: Una bambina sotto la luna
- Episodio 7: Dove finisce il mare
- Episodio 8: Straniero tra fratelli
- Episodio 9: Quando il vento cambia
- Episodio 10: Il battito della città nuova
- Episodio 1: Una parte di me resta qui
- Episodio 2: Tra le righe del massacro (parte prima)
- Episodio 3: Tra le righe del massacro (parte seconda)
- Episodio 4: Orizzonti
- Episodio 5: Oltre il buio del Paraná (parte prima)
- Episodio 6: Oltre il buio del Paraná (parte seconda)
- Episodio 7: Oltre il buio del Paraná (parte terza)
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Ramón condusse il gruppo fino alla stazione. Anahí si fermò un istante a osservare quello spettacolo di treni che sbuffavano e rotaie come linee di ferro che tagliavano la terra, ferendola. Non aveva mai visto nulla di simile.
Al fischio lungo della locomotiva, El Tero fece un gesto secco con il mento. «Andiamo, svelte.»
Nella calca, Karai inciampò. Lui si voltò di scatto. «Se siete così lente, potete anche restare qui. Il treno non aspetta nessuno.»
Anahí l’afferrò per il braccio e la rimise in piedi, senza lasciarle la mano. «Non dire niente e cammina» le sussurrò.
Sul marciapiede, il treno le investì con il suo respiro rovente di fumo e vapore. Anahí si coprì il volto con la mano e perse l’equilibrio quando Ramón, senza alcuna delicatezza, la spinse per farla salire.
«Qui. Avanti. trovatevi un posto.»
Dentro il vagone il caldo era soffocante. Corpi ammassati, ceste di frutta, galline legate per le zampe, bambini che piangevano senza sosta. Anahí individuò due posti in fondo e fece sedere Karai.
«Stai qui. Io mi metto vicino a te.» Le passò un braccio attorno alle spalle. «Non avere paura.»
Dopo una lunga attesa, il treno si mosse con un sussulto violento, e la piccola gridò, stringendole la mano.
«Shhh. Va tutto bene» la rassicurò Anahi, anche se il suo cuore batteva forte.
El Tero percorse il corridoio, sbuffando come un toro, controllando che tutte le donne avessero la carta di viaggio.
Quando arrivò davanti alle due sorelle, Karai si nascose, coprendosi il viso con le mani.
«Forza, mostratemele.»
Anahí estrasse dalla sacca il foglietto spiegazzato che la madre le aveva affidato. «Li ha pagati mia madre a Don Emilio» disse sottovoce.
L’uomo lo prese, gli lanciò una rapida occhiata, poi glielo restituì.
«Non sai leggere, vero?»
Lei scosse la testa.
«Meglio per te. Meno pensieri.»
Quando se ne andò, Karai lo spiò di sbieco: «non mi piace quest’uomo.»
«Ignoralo. Non può farci niente.» Ma la frase le si spense fra le labbra.
La notte cadde pesante mentre lasciavano Santa Fé. Le luci della città si dissolsero nella pianura, inghiottite dal buio. Fuori, l’oscurità era totale, spezzata soltanto dalle scintille arancioni che uscivano dal camino della locomotiva.
El Tero passò ancora una volta per controllare che tutto fosse a posto. Contò le donne con lo sguardo, poi si sedette poco lontano e si calò il cappello sugli occhi.
Il treno avanzava lento. Il rumore delle ruote divenne un ritmo costante, ipnotico. Anahí, però, non riusciva a calmarsi. Osservava le persone: facce stanche, occhi spenti.
Sussurrò una nenia all’orecchio di Karai, fino a quando la bambina appoggiò la testa sulle sue gambe e si addormentò. Lei restò sveglia, fissando il finestrino. Il suo riflesso si sovrapponeva al paesaggio che mutava, e per un istante non riconobbe il proprio volto.
Non torneremo più, pensò.
Improvvisamente, nel cuore della notte, un urto violento fece sbandare il vagone. El Tero corse lungo il corridoio, urlando ordini. «Un tronco sui binari!»
Il treno si fermò di colpo. Un silenzio irreale calò su tutto. Poi voci di uomini, passi nell’erba, il suono metallico dei ferri che urtavano.
Anahí strinse Karai al petto. «Tranquilla. Io sono qui.»
Dopo un tempo che parve interminabile, la locomotiva riprese a respirare, lenta e affaticata e il treno tornò a muoversi.
Il paesaggio era nuovamente cambiato, e all’orizzonte si stagliavano le montagne. Solo allora Anahí si accorse che stava piangendo. Si asciugò il viso col dorso della mano, in silenzio.
«Tieni stretti i semi» sussurrò a Karai, poco prima di cedere al sonno. «Sono la nostra casa che cresce con noi.»
***
Si destò di colpo quando una mano la scosse, afferrandole la spalla.
«Ci siamo. Córdoba. Fine del viaggio per voi.»
La luce dell’alba entrava nel vagone, rivelando i volti provati delle donne. Le sorelle si alzarono senza parlare. Karai si stirò e Anahí le sistemò i capelli con un gesto lento, come se volesse rimandare quel momento ancora per un po’.
«Pensi che papà sarà davvero qui?» chiese la bambina.
Anahí non esitò. «Deve esserci.»
«E se non c’è?»
«Allora lo cercheremo. Ma c’è, ne sono certa.» Lo disse con voce ferma, anche se il dubbio le scavava dentro.
Il treno si arrestò con un lungo sibilo. Ramón si fece largo fino alla porta. «Avanti, scendete una alla volta.»
Anahí lo fissò negli occhi. «Per il suo disturbo» disse, e gli porse un amuleto. «Porta fortuna.»
Lui rise. «Tienilo, india. Ti servirà più che a me.» Poi le voltò le spalle.
Anahí scese dal vagone tenendo Karai per mano. L’aria di Córdoba era diversa, più secca, e portava un odore di legna, di polvere e di città. Il piazzale brulicava di voci, passi, richiami. Lei si guardò intorno, cercando un volto familiare, gli occhi di suo padre.
Ogni uomo poteva essere lui. Ogni schiena voltata una delusione. Per un attimo sentì il cuore salire in gola ed ebbe paura.
Poi, tra la folla, lo vide. Non subito. Prima riconobbe la postura, infine le mani grandi. Stava in piedi accanto a un carretto. Il suo viso era scavato, la barba incolta e la pelle segnata dal sole.
Karai lo riconobbe prima di lei. «Papá!» gridò, correndogli incontro.
L’uomo rimase immobile per un istante. Poi fece un passo, e un altro, allargò le braccia e le strinse entrambe contro il petto.
«Figlie mie» sussurrò. «Ce l’avete fatta.»
Anahí affondò il viso nella sua camicia ruvida. Ritrovò l’odore della sua terra, e tutta la paura del viaggio le si sciolse lentamente nel petto. Ma non del tutto. Perché dietro la gioia restava un’ombra. La sensazione di essere entrata in un mondo che non la conosceva e non l’aspettava.
Si voltò un’ultima volta verso il treno.
Capì che l’infanzia era rimasta dietro di lei, sulla strada che l’aveva condotta fin lì, e vide spezzarsi il filo sottile che la legava a casa. Poi strinse più forte la mano di suo padre.
«Andiamo» disse lui. «Il giorno è già cominciato.»
Anahí fece un ultimo respiro, poi cominciò a camminare. Senza voltarsi indietro.
Serie: Di ombre e luce
- Episodio 1: Una parte di me resta qui
- Episodio 2: Tra le righe del massacro (parte prima)
- Episodio 3: Tra le righe del massacro (parte seconda)
- Episodio 4: Orizzonti
- Episodio 5: Oltre il buio del Paraná (parte prima)
- Episodio 6: Oltre il buio del Paraná (parte seconda)
- Episodio 7: Oltre il buio del Paraná (parte terza)
“Capì che l’infanzia era rimasta dietro di lei, sulla strada che l’aveva condotta fin lì, e vide spezzarsi il filo sottile che la legava a casa.”
Per me, questo è uno dei momenti più tristi dell’intera serie: un’infanzia che avrebbe potuto ancora continuare, ma che, ormai, rimarrà una possibilità irrealizzabile. L’immagine del filo è potentissima, è esattamente ciò che si prova in questi momenti di rottura, di strappo.
C’è un fatto che mi capita con tutti i libri che leggo: quando arriva il punto di non ritorno, quello strappo definitivo da una situazione iniziale, provo una fortissima nostalgia e voglia di tornare indietro a rileggere i primi capitoli. Assomiglia quasi a un sentimento di malinconia, per la consapevolezza che quei momenti e quelle situazioni non torneranno mai più, sia per i personaggi che nella mia mente.
Auguro con tutto il cuore ad Ani e Karai che possano ritrovare un equilibrio e la felicità anche nella città. ❤️
Un episodio che ci racconta le emozioni che hanno provato Anahi e Kanai nella parte finale del loro viaggio. Le paure, le speranze, l’affetto che le unisce e le supporta. L’ indifferenza di un mondo, che non capisce quanto doloroso e difficile sia il cambiamento. Si percepisce una certa tensione, probabilmente perché quello che le aspetta non sarà facile. Emozionante. ❤️
Ciao, Cristiana. Mi hai fatto cogliere la musica dei luoghi, i profumi speziati dei viaggi, delle distanze, del tempo. Il tutto senza forzare, con una mano leggera ma attenta e sensibile a ogni variazione altimetrica, a ogni abbassamento di luce, a ogni minimo cambio di tonalità e di respiro. È forse in questi dettagli nitidi, percepiti nel movimento, che si evince il senso di ogni viaggio – come in fondo lo è quello di raccontarlo, e di raccontarvisi attraverso, scrivendolo. Il mistero infinito che accompagna ogni speranza, ogni squarcio di ignoto che si attraversa dentro e fuori di sé, oltre il buio di ogni meta, di ogni partenza. Un grazie per questo scorcio ricco, cinematografico e struggente, quanto ispirato. A presto.
“Sussurrò una nenia all’orecchio di Karai, fino a quando la bambina appoggiò la testa sulle sue gambe e si addormentò. Lei restò sveglia, fissando il finestrino. Il suo riflesso si sovrapponeva al paesaggio che mutava, e per un istante non riconobbe il proprio volto.” Un immagine che cattura. Ti trasporta dentro la storia.
“Capì che l’infanzia era rimasta dietro di lei” la consapevolezza che dimostra Anahi è straziante, e tu, liquidandola con una sola frase senza ricorrere a inutili retoriche, la rendi quasi un sentenza, un passaggio fulmineo all’età adulta. Mi ha colpito. So che, comunque, sarà un rinascere e il modo e la fatica del farlo ce lo doserai con la tua consueta maestria. Grazie cara Cristiana!
Adoro i racconti di viaggio: lei che osserva il paesaggio scorrere fuori dal finestrino e poi l’arrivo, quel momento in cui finalmente si lascia il passato alle spalle❤️ Bellissimo!
Ciao Cristiana, in questo episodio si sentono i dubbi e le paure di Anahí, forse perché la metà è più vicina. Eppure continua a rassicurare la sorella, con un’attenzione e una tenerezza che scaldano il cuore, non solo di Karai, ma anche di chi legge.
Anche qui ci sono frasi bellissime, ne scelgo solo una: “Capì che l’infanzia era rimasta dietro di lei, sulla strada che l’aveva condotta fin lì, e vide spezzarsi il filo sottile che la legava a casa.”
Anahí è forte, sono sicura che quel filo non si spezzerà davvero.
Davvero tantissimi complimenti Cristiana❤️
Sono sicura che Anahì userà quel filo spezzato con la forza di una lenza da pesca per riacciuffare chi è rimasto indietro.
Sembra proprio una tipa ‘tosta’ e, come dici bene tu, farà di tutto per tenere dentro di sé la sua casa.
Grazie di cuore Melania.
Ammiro la tua capacità di rendere così vera una storia tanto lontana da noi, nel tempo e nei luoghi. Le atmosfere che descrivi sono suggestive. Non credo che chiunque saprebbe raccontare con dovizia di particolari, situazioni così diverse dalle nostre. Sembra che tu abbia approfondito ulteriormente la conoscenza di questa antica cultura prima e durante la narrazione, così precisa e credibile. Mi hai trasportato nel viaggio sul treno con un po’ d’ ansia per la sorte delle due sorelle, fino all’ arrivo toccante nell’ incontro col padre.
Credo che tu sia tornata, dopo una breve assenza, piú in forma che mai.
Grazie Maria Luisa, il tuo commento è dolcissimo e molto motivante. Mentre leggevo, ripercorrevo con la mente i miei ‘dove’ e i miei ‘quando’. Mi ha fatto bene. Un abbraccio.
“Dentro il vagone il caldo era soffocante. Corpi ammassati, ceste di frutta, galline legate per le zampe, bambini che piangevano senza sosta.”
👏 👏 👏 Hai reso bene l’ immagine come se la scena si materializzasse davante a me.
Figuriamoci che tante volte, salendo su un qualsiasi treno, si ritrova il medesimo ‘odore’ 😀
Ciao Cristiana,
hai descritto splendidamente il tragitto tra il dolore per lo sradicamento ed il baratro dell’ignoto.
Tuttavia il dolore può essere anche l’inizio di una rinascita.
Bravissima
Credo che molte volte il dolore sia il motore che ci fa ripartire, la spinta che alimenta il desiderio di ricominciare. Lo hai scovato tu, molto bene, all’interno del testo. Grazie Gabriele.
Grazie a te Cristiana
E’ un viaggio che si sente addosso, fatto di caldo, paura e attese trattenute. Anahí regge tutto con una forza silenziosa che commuove, e il dettaglio dei semi è bellissimo, semplice e necessario. Arrivi in fondo con una forte voglia di continuare.
Grazie Lino. trattandosi di una lunga narrazione, mi serviva un filo conduttore per i tre episodi del viaggio e i semi mi sembravano l’immagine giusta e soprattutto la giusta metafora.
Un abbraccio
La narrazione è lenta e precisa, come il treno sulle rotaie, indugia nei silenzi e nelle paure delle due viaggiatrici, incontro a quale destino? La meta sembra ancora lontana, oscura, senza promesse.
La narrazione è necessariamente lenta come dovrebbe essere ogni momento delle nostre vite in cui intraprendiamo nuove strade: pensato, meditato e anche gustato. Con tutte le sfaccettature.
Grazie di cuore Furio.