
Omar il turco
Serie: La frontiera
- Episodio 1: La preda
- Episodio 2: La tana e il Mulino
- Episodio 3: L’odio
- Episodio 4: La fuga
- Episodio 5: Oltre la frontiera
- Episodio 6: Aurora
- Episodio 7: Gratitudine
- Episodio 8: Scusa per il pugno che mi hai dato
- Episodio 9: È così facile la felicità
- Episodio 10: Meglio il sasso che la mina
- Episodio 1: Sensibilità, attenzione ed affetto
- Episodio 2: E, in lontananza, il mare
- Episodio 3: Omar il turco
- Episodio 4: La storia raccontata da Omar
- Episodio 5: La cura migliore
- Episodio 6: Il primo libro non si scorda mai
- Episodio 7: Confinati nella villa
- Episodio 8: Lezioni di umanità
- Episodio 9: Il grande potere delle immagini
- Episodio 10: Se è destino tornerà
- Episodio 1: Il viaggio per mare
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Mi svegliai che non era ancora giorno e scesi subito ad accendere la stufa per preparare the caldo per tutti. Lo portai a Claudio ed Aurora: lui dormiva ancora ma lei mostrava sul viso i segni di una notte poco riposante. Si alzò, mi strinse e ricambiai l’abbraccio:
«Mi sei mancata.» sussurrai.
«Anche tu, ma ti ho pensato molto.»
Volle baciarmi, quasi a indagare se l’amassi ancora e fu contenta della mia risposta. Mi scostai, quasi imbarazzato.
«Io e Marco scendiamo in paese.» Le dissi
Rispose con un cenno di assenso, lo sguardo preoccupato.
Avevamo necessità di trovare assistenza medica per Claudio e un’abitazione che potesse accoglierci finché non fosse stato in grado di riprendere il viaggio.
Giunti a pochi metri dalle prime case fummo fermati da tre ragazzi che si erano parati davanti a noi sbucando da dietro un muretto. Li squadrai e stabilii che potevo batterli anche da solo: da come si erano disposti tradivano l’assoluta mancanza di addestramento. Marco mi lesse nella mente e, senza lasciarmi il tempo di agire, fece un gesto di pace con la mano destra e tolse dallo zaino una bottiglia di erbetta catturando l’attenzione dei giovani i quali, intuito si trattasse di alcol, risero sguaiatamente mostrando le loro povere bocche sdentate. Uno dei tre, poco più di un bambino, parlava un italiano sgrammaticato, raccontò di avere uno zio che abitava sulla costa e spesso andava ad aiutarlo: i pescatori del paese erano quasi tutti italiani ed aveva imparato a capirli e, pur facendo ridere tutti, riusciva a mettere insieme qualche frase. Sciolta la tensione, Marco, vedendo che esageravano nel bere, disse loro che la bottiglia gliel’avrebbe lasciata purché la bevessero la sera, dopo cena. Risero e ringraziarono del regalo che il più grande ripose velocemente nel suo sacco, poi parlottarono tra loro e al termine della breve discussione il più giovane si rivolse a noi:
«Andare da Omar il turco, lui generale, lui parla taliano. Idemo!»
Li seguimmo e dopo circa mezz’ora arrivammo a una bella villa circondata da un verde giardino . Ci fecero cenno di attendere ed insieme entrarono. Potevamo andarcene indisturbati ma la curiosità e la possibilità di avere un interlocutore che ci capisse ci convinsero a restare. Ricevute istruzioni tornarono, più ossequiosi di prima, e ci condussero in una sala dove, su una poltrona in pelle, stava seduto un pittoresco personaggio con un viso quasi coperto da barba e baffi sopra i quali due occhi, luminosi ed intelligenti, ci soppesarono, terminando la lunga ispezione visiva con una smorfia che mi parve compiaciuta. L’uomo indossava un’ elegante giacca blu di foggia orientale, sotto la quale risaltava una impeccabile camicia bianca dal collo tondo. Le profonde rughe che solcavano la sua fronte testimoniavano un’età veneranda che io, non avendo conosciuto persone anziane, non riuscivo a quantificare.
Erano rare le persone che arrivavano alla vecchiaia e lui sembrava esserci riuscito abbastanza bene: non dava evidenza, almeno sul volto, di alcun disturbo dovuto alle radiazioni ma qualche difficoltà nel muoversi dimostrava che non era esente da acciacchi.
«La vita nell’Unione deve essere poco piacevole considerando il numero di persone che transitano verso sud, non di qua che siamo un po’ fuori rotta, ma sulla costa è una continua processione.
I vostri nomi?» chiese porgendoci la mano.
Ci presentammo e gli spiegammo che cercavamo prima di tutto assistenza medica per un amico ferito e un luogo da abitare finché non ci fosse stato possibile proseguire verso sud. Ci ascoltò con attenzione e ci rassicurò informandoci della presenza di un bravo dottore nella cittadina sulla costa a una decina di chilometri. Ci offrì ospitalità nella villa che aveva molte camere libere ed era dotata di ogni conforto, riscaldamento ed acqua calda compresi. Prendemmo tempo per rispondere, vista l’assenza di metà di noi, ma valutammo che, almeno per la prossima notte, sarebbe stato rassicurante. Omar incuteva rispetto, quasi timore, ma la cordialità naturale che traspariva dai suoi modi suggeriva un’immediata simpatia. Chiamò il più vecchio dei ragazzi e gli diede dei rapidi comandi ed anche con lui, nonostante la differenza di ruolo ed età, dimostrò una signorile cortesia. Non ero abituato a tanta gentilezza e mi stavo arrovellando cercando di capire cosa avrebbe voluto in cambio dell’ospitalità perché trovavo impossibile, per quanto provassi simpatia, che il suo fosse solo altruismo disinteressato. Comunque, dopo circa un’ora, Aurora e Claudio arrivarono alla villa sul carro guidato da Anton ed anche loro, già dopo le presentazioni, furono affascinati da Omar. A pranzo conoscemmo Fatima, sua moglie, una bella signora molto più giovane di lui. Mangiammo cibi che io non conoscevo ed apprezzai il peperoncino, che conferiva vivacità ad ogni pietanza e le verdure crude e cotte che raramente arrivavano al Mulino.
Per Claudio, sistemato su una poltrona che gli permetteva di stare sdraiato vicino al grande tavolo, Fatima aveva preparato un pranzo leggero a base di brodo e carne lessa e mi fece ridere la sua faccia che scrutava nei nostri piatti ricchi di carne arrosto, di colori e di spezie e l’imprecazione, secca, che gli sfuggì.
A fine pranzo Aurora chiese ad Omar il perché dell’aggiunta de “il turco” al suo nome, dato che era palese che turco non fosse e lui rise, felice di poter rispondere a quella domanda che, sembrò evidente, aspettava.
«È una storia che parte da molto lontano e ci vorrà del tempo ma, se non avete impegni e se non vi da noia, sarò felice di narrarvela. Parlarne mi permette di riviverla ed è per me, sempre, una grande gioia e se vorrete ascoltarla ve ne sarò grato.»
Si alzò, scusandosi, e uscì dalla sala accompagnato dalla moglie, tornando poco dopo con una bottiglia contenente un liquido dal colore ambrato. Riempì con cura i bicchierini di cristallo invitandoci ad assaporare quel liquore ad occhi chiusi, catturando quei sapori delle erbe del sud ormai impossibili da replicare.
Ci invitò ad accomodarci su un comodo divano mentre lui e la moglie spostarono due poltrone in modo che anche Claudio potesse godere della storia che avrebbe raccontato. Poi, schiarita la voce iniziò:
«Dunque, prima di tutto devo chiarirvi che…
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- Episodio 2: E, in lontananza, il mare
- Episodio 3: Omar il turco
- Episodio 4: La storia raccontata da Omar
- Episodio 5: La cura migliore
- Episodio 6: Il primo libro non si scorda mai
- Episodio 7: Confinati nella villa
- Episodio 8: Lezioni di umanità
- Episodio 9: Il grande potere delle immagini
- Episodio 10: Se è destino tornerà
Anche a me, come a Lukas, è scappato da sorridere leggendo del povero Claudio a cui continua andare di male in peggio: ora pure il brodino! 😹
Omar lo trovo molto affascinante, come quei personaggi dei film interpretati da bravissimi attori. Eppure mi domando se tutta questa cordialità sia reale, oppure c’è ben altro sotto. Non si sa mai…
Ora, però, non vedo l’ora di leggere cos’ha da raccontare! 🪻🪻
Affascinante questo nuovo personaggio, non vedo l’ora di conoscere la sua storia.
Ho apprezzato molto il passaggio in cui Lukas diffida di lui, pur trovandolo simpatico. È un pensiero estremamente coerente con il personaggio, mi sarei stupita se non lo avesse fatto.
Questo dimostra la tua bravura e la cura per i dettagli.
Continua ad essere un piacere seguire questa serie!
Bellissima questa entrata in scena del Turco. Mi affascina e mi mette sul chi va la contemporaneamente…si apre un racconto nel racconto, e chissà cosa ha da dirci.
Questa storia mi affascina e mi gratifica come poche. Mentre io sguazzo nell’orrore e nell’oscurità, tu ci fai vedere i fulgidi e taglienti raggi di sole che penetrano il buio e illuminano la strada anche negli anfratti più reconditi. Che contrasto, in questo momento, fra le storie che raccontiamo! 🙂
Godo di un positivo senso di rispetto e inferiorità, Giuseppe, per come infondi buoni sentimenti e profonda umanità nei tuoi personaggi. Il percorso che Lukas sta affrontando per conoscere sé stesso non è ancora giunto al termine, e dovrà ancora camminare tanto, ma la fiducia impregna l’intera storia. Ci arriverà.
Sono rimasta affascinata anche io dalla figura del Turco e non ho sentito timore nemmeno sospetto. Significa che è buono davvero o che l’autore è stato così bravo da farcelo credere? Non è una vera domanda perché non lo voglio sapere, preferisco aspettare e godermi questa atmosfera da ‘Le Mille e una Notte’.
“Mi scostai, quasi imbarazzato.”
Perché? Credo che questo suo atteggiamento dica molto di lui e della strada che ancora deve compiere.
Lukas fa fatica a comprendere se stesso e gli altri, prima, senza farsi domande, sarebbe stato fiero di imporre la sua mascolinità ma ora, al cospetto di una donna forte, di cui è innamorato, le sue sicurezze vengono meno, anche in una reazione tanto naturale. Lo voglio fragile, l’ho fatto anche piangere e piangerà ancora, ma è questo il percorso che deve fare per riappropriarsi della sua (negata) umanità. Lieto tu abbia sottolineato questo piccolo ma significativo momento. ❤️
Carino questo librick!
Grazie per l’attenzione Kenji. Mi fa piacere!🙌