Ombre rosse

Serie: Zug


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Dopo tante avventure, lo Zug arriva...

Data e ora: 8 maggio 2023, 20.00 (ora locale)

Quadrante: India nord-orientale

Numero uomini: 18

Armi: Heckler & Koch G36

Obiettivo: uccidere un leader naxalita

***

Egon Meyer era convinto che i nomi e cognomi indiani fossero complicati da memorizzare. Non sono come quelli tedeschi… Poi ricordò che, se era per quello, per altri popoli la lingua tedesca era difficile se non addirittura orribile o mostruosa.

Touché.

Ma era lingua francese.

Adesso lo Zug stava muovendosi come un serpente di uomini. Di pari passo sembrava che fossero vicini alla fine di quella serie di azioni, ma se era per quello anche che lo Zug raggiungesse il pieno organico. Per ora erano diciotto, in futuro chissà.

Si muovevano in mezzo alla giungla, Egon intravide il bunker in cui si trovava il leader nemico.

Egon doveva sempre ricordarsi che alcuni suoi parenti erano vissuti nella RDT, non era proprio un anticomunista, lui, nonostante la nomea dei tedeschi, che erano tutti nazisti. Noi almeno vogliamo cambiare, ci sono altri popoli che ripetono gli stessi errori come quello ungherese e, soprattutto, quello italiano.

Comunque, lo Zug era volato fino in India per uccidere il leader naxalita. Che razza di nome per un movimento maoista!

Senza che Egon potesse pensare altro, Dieter Jung, membro dell’avanguardia, sparò una raffica corta con l’Heckler & Koch G36.

La raffica fu più una serie di lampi nella giungla sempre più in ombra.

Egon udì delle urla, vide i naxaliti sbucare dalle loro tane come se fossero mute di ratti: ringhiavano, strillavano e sparavano con i Norinco T56.

Tutto sommato il nome del leader naxalita non importava a Egon, a lui bastava solo che morisse. «In avanti» gridò via radio.

Lo Zug si lanciò come se fosse un percussore.

Di fronte ai numeri dei guerriglieri naxaliti, lo Zug bastò per spezzare il loro schieramento che si dissolse in tanti rivoli. Gli uomini dello Zug, che fossero Axel Weber caporale, Tobias Keller o altri operatori di nuova adozione, travolsero i naxaliti prima con le sventagliate delle armi automatiche, dopo schiacciarono i crani con i calci, per alcuni servì la baionetta per sgozzarli, sembrava che gli indiani avessero delle teste gigantesche.

Indiani.

Per caso si era tornati a “Ombre rosse”? Egon l’aveva visto in un cinema quando la riunificazione era avvenuta da poco tempo, aveva marinato il ginnasio per vedere la pellicola di John Ford. L’aveva deluso, ma non quanto la delusione dei suoi genitori quando avevano scoperto la sua bravata.

Come se Egon fosse stato trascinato dall’onda di tsunami dello Zug, si ritrovò nel bunker che come il Koh-i-Noor custodiva il leader naxalita.

Era rosso e aveva la testa grossa.

«Devi morire» gli si rivolse in inglese Egon.

«Fascisti… Sporchi fascisti…». Sbavava, nel frattempo.

Egon non era certo che la sua morte sarebbe stata utile a Berlino, soprattutto dopo la missione al confine tra Afghanistan e Uzbekistan.

Gli sparò in faccia.

Serie: Zug


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Una frase di chiusura che non lascia nulla all’immaginazione, ma che, al contrario, pone un enorme punto di chiusura sulla vicenda, oltre che sul leader naxalita.
    Bella anche questa missione.