Bianco e nero 

Serie: Ombre


Siamo tutti degli interruttori. Nessuno escluso. Ci illuminiamo, ci eclissiamo, tracciamo confini e ci affanniamo per dividere il bene dal male, il buono dal cattivo ma non ci accorgiamo che è solo questione di luce e, per quanto possa essere grande il nostro sforzo di scindere gli opposti, ne usciremo sempre sconfitti : bianco e nero non esistono. Il bianco è il nero, da sempre. Come le lenzuola chiare, profumate e rassicuranti sul terrazzo di mezzogiorno che diventano spettri tremolanti se le osserviamo al buio; al sole sono nuvole, la notte diventano macigni e all’alba ritornano fantasmi pallidi come la ragazza dagli occhi bui che ho di fronte. Se ne sta in piedi, vestita di bianco, immobile al centro di un giardino ordinato tra piante odorose che urlano la loro primavera nelle fioriere di cemento. La trovo sempre lì da quando la conosco; sola, stessi movimenti, stessi vestiti ma oggi stringe qualcosa tra le mani. Strano. Devo appuntarlo sulla mia agenda. Devo capire di cosa si tratta ma non è facile da questa distanza. La sua pelle chiara si confonde con la camicia sgualcita e la taglia abbondante che ricopre il suo esile corpo nasconde le forme e le sue mani; dai fianchi pendono lunghi lacci che si muovono col vento e confondono la vista. Non devo spaventarla, e se si è accorta di me non lo saprò mai. Il suo viso spigoloso non tradisce emozioni. I capelli lisci e corvini le cadono sparsi sulla faccia, i suoi occhi fissano il mandorlo in fiore ma è evidente che sono altrove. Ha un sussulto, strozza un urlo che riesco a sentire a malapena. È il primo della giornata, succede sempre al tramonto, e devo segnarlo sul foglio di oggi. Muove un passo, si guarda intorno, mi fissa e sento i suoi occhi che bruciano sul petto, poi sulle mani mentre cerco di nascondere l’agenda che è rimasta aperta sulle mie gambe.

Ho il fiato corto, se mi vede scrivere è la fine. Devo restare immobile e respiro a fatica mentre il cuore martella nelle orecchie. Una folata di vento sposta i suoi capelli e li lancia sulla testa come zampe di una vedova nera. Restano in aria e ricadono lenti sulle spalle mentre il tramonto soffoca all’orizzonte.

Una sirena spacca l’aria in due e il fischio acuto dell’altoparlante penetra nelle tempie come un cacciavite conficcato nella testa. Devo chiudere gli occhi per il dolore e il crepitio del mio cervello reagisce a quel suono come una bottiglia di plastica schiacciata sotto un tir. Il suono sparisce con la stessa velocità, e io prendo fiato. Apro gli occhi e la ragazza non c’è più. Sento l’aria diventare gelatinosa e insinuarsi nelle narici dimezzandomi l’ossigeno. Chiudo l’agenda con le mani umide, mi guardo intorno e penso a quanto grande sia stata quella cazzata che ho appena commesso. Cerco di respirare e di capire cosa fare. Non si torna più indietro, lo dico sempre e lo dico anche ora. Mi avvicino lentamente al mandorlo e al posto della ragazza c’è la conferma di quello che avevo fatto: un fiore spappolato e un foglio giallo strappato in tre pezzi. Lo ricompogno e quello che leggo mi lascia in ginocchio. 

Serie: Ombre


Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Letture correlate

Discussioni

  1. Ciao Fabio, questa tua serie si presta a varie interpretazioni. La ragazza così come descritta accende la curiosità, quale sarà la sua vera natura? Spettro reale o dell’immaginario. Spero che condividerai con noi quanto scritto nel foglio strappato. Attenderò con ansia il prossimo episodio

  2. “Mi avvicino lentamente al mandorlo e al posto della ragazza c’è la conferma di quello che avevo fatto: un fiore spappolato e un foglio giallo strappato in tre pezzi. Lo ricompogno e quello che leggo mi lascia in ginocchio. “
    Bellissimo passaggio, accendo un universo di domande