Ora IV- Il Patto

Serie: SID


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: La verità, caro Alarte, è in una miriade di occhi che ti scrutano dentro, sono gli infiniti specchi della tua anima congelata in un coma indotto dal terrore. Smarrito in una storia cui adesso non credi più, ti dissolverai assieme alle parole del passato?

Herve, mia giovane Halima,

Le pagine nel Manuale sembravano seguire la stessa degenerazione del mio spirito. Iniziò così il mio declino, Herve cara, con un’abbagliante curiosità verso i pensieri del Figlio della SID .Via, via m’inoltravo nella mente del Duca, Le contorte impressioni si sostituirono alle forme sinuose della scrittura originaria. Il mio occhio stava spegnendosi; ma non fu tenebra in me, al suo posto si accendeva l’occhio del Duca. Dalle gloriose giornate della Resistenza Wan, delle quali cantavo nei primi fogli, visioni remote iniziarono a fluttuare fra i carmi, compiendo strani ghirigori; ed esse si facevano sempre più cupe, quasi che il mio spirito provasse un piacere sottile nel cantare simili putredini. Stavo iniziando a corteggiare la morte come un amante attratto dai cadaveri in disfacimento. La scrittura Wan, foglio dopo foglio, si accartocciava su se stessa, sino al punto di chiudersi nelle forme contorte della scrittura propria dei Veggenti del Duca Giallo.

Quando apparve in tutta la sua forza di luce, ogni angolo della stanza fu dissolto nella sua essenza. Pur manifestandosi con delle misure percepibili come quelle di un Homo o di un Alula, seconda l’essere che lo guardasse, il peso della sua massa, inghiottì letteralmente la realtà; una voragine di tal potenza da ingoiare tutto ciò che v’è di conosciuto nella memoria dei mortali. Quel punto spazio temporale che fu la tomba di mio fratello si strappò all’interno dell’ordito degli eventi che intessono le cose del mondo, divenendo un pozzo ribollente di forze cosmiche.

-Dov’è lo spirito di mio fratello?-

Non saprei darti una spiegazione su quella forza che mi spinse a fiatare. 

Non fu coraggio: Un bagliore infiammante e ghiacciato allo stesso tempo era deflagrato nella mia anima; in essa iniziò ad ardervi uno strano sentimento verso quell’abisso di oscurità. Il Dominatore non si smosse all’ira, una luce bianca e fredda sul suo volto era il suo sorriso; quell’imperturbabile calma m’inquietava più delle forze furiose degli Dei inferi. Un gorgo oscuro in cui le emozioni si annullavano in un’energia così lontana dalle forze a me note, di cui provai soltanto a immaginarmi il potere su realtà del tutto sconosciute. Non riuscii neppure a delineare un nome per descrivermi cosa vidi in quelle fantasie. Accadde così, mia cara Herve, mi lasciai andrei alla forza del Duca, dal momento che non potei affrontare neppure il vagheggiare i suoi poteri sul cosmo.

-Per tuo fratello abbiamo deciso la sorte di nutrire i nostri servi con la sua vecchia carne. Le sue ossa ardono nel crogiuolo della vita. Ma tu rimani sereno, perché lo rivedrai, pur sotto un’altra forma. Rinascerà dal fuoco del nostro potere.

-Ditemi, allora, quale è stata la colpa per cui è stato giudicato?

Il Duca rispondeva, con precisione e puntualmente, senza smuoversi dalla sua insondabile quiete.

-Non fu una colpa la sua, quanto una miserabile condizione dalla quale lo abbiamo pietosamente sollevato, trasformandolo in una forma di vita più dignitosa e quindi più accettabile per i canoni dei nostri mondi.

-E, non v’adirate, ve ne prego, ditemi ancora.

-Chiedi.

-Parlatemi, ve ne scongiuro, di quella miseria in cui era caduto. Ho il cuore in pezzi, mio signore.

-Crediamo al tuo dolore, poiché si promana dagli stati più profondi della tua anima. Sei sincero e ti dirò. Lo spirito di tuo fratello, attraverso alle arti senza onore degli sciamani di Akiwea, era divenuto un sarcofago vuoto per contenere la voce del suo padrone. Ridotto a una carne senza vita, un vivaio pieno di larve e ogni creatura immonda. La sua esistenza si trascinava abortendo in ogni respiro qualsiasi idea o qualsiasi sogno per se stessa, in favore delle ambizioni e dei desideri del suo padrone. Una vita funzionale soltanto al mantenere in piedi il piano di chi lo ha soggiogato. Nel nostro regno non vogliamo carni morte che deambulino senz’anima, non tolleriamo lo scempio di ridurre allo stato di cadavere vivente una creatura.

-Voi state dicendo queste cose infamanti a uno Sciamano Wan, che ha sempre servito con onore il Fondatore del suo tempo; caduto sotto i colpi della vostra spada, ha offerto il suo corpo per coprire la ritirata dei nostri vulnerabili.

Neppure quelle parole lo scossero dal suo distacco siderale: -Se il tuo signore ci avesse concesso di salvare quegli innocenti dalla sua follia, sareste ancora tutti assieme nel vostro mondo. La tua è una Visione chiara come poche ne abbiamo incontrate, ma un cuore pur forte non regge allo svelamento di una verità tanto crudele; perciò la tua anima s’è ritirata in una buia ibernazione.- Mi concesse di riavere il mio Manuale e mi indicò di aprirlo.

Spinto da una qualche forza a me ignota, lo sfogliai sino a una pagina precisa. Per poco non caddi, mai in vita mia sperimentai uno stupore più triste.

-Cosa significa tutto questo?

Fissavo la pagina, nella quale una spirale pulsante di sangue e carne si contorceva in un lamento straziante.

-Lo hai scritto, prim’ancora di viverlo nella tua danza sciamanica. Sono parole venute alla vita grazie alla tua arte; in un simile mistero nessuno sciamano s’è mai addentrato. In te dimorano poteri ben più importanti di quelli Wan, ma ne sei inconsapevole; il tuo spirito ti ha nascosto a te stesso, per proteggerti da una mente ancora giovane e da un’ anima congelata. – Proferì in modo solenne e caldo al tempo stesso –Ti sveliamo il tuo potere, poiché non v’è più necessità di lasciarlo giacere nascosto al tuo padrone e ai tuoi maestri. Ciò che vedi sulle tue pagine è il destino delle anime che il tuo padrone ha spinto nella morte, invece di salvarle dall’illusione. Il Manuale è creato dalla tua Visione; hai cantato della follia che, attraverso le ignobili arti Wan, era dopo era, s’impadronì della mente dei Fondatori e delle Fondazioni. Una follia iniziata dai riti di sciamane uscite di senno, che ti hanno fatto chiamare Regine Combattenti. La SID stessa ti sta parlando attraverso la bocca di Suo Figlio, il Signore e Creatore di tutti gli Ordini Conosciuti; non sei uno stregone da quattro soldi inviato da un padrone senza onore, che induce nella morte le anime aggiogate al suo spirito. Credi nella parola della mente che intesse l’infinito; credi nella nostra stirpe di antichi custodi del puro vero, riunito alla nostra sostanza governai un’era di pace, nella quale guerra e miseria verranno per sempre banditi.-

Credo tu stia pensando, cara Herve, al mondo rimasto fuori da quella stanza. Eravamo al centro di un territorio governato da gente ostile al Duca, sbandati, drogati e anarchici d’ogni risma s’accalcavano nelle piazze di spaccio, tutto girava come se nulla stesse accadendo nella stanza trecentonovanta tre. Un sole entrava ed usciva dagli snodi spazio temporali senza neppure sfiorare un filo della rete d’eventi che l’intesseva; questo era possibile, Herve, dacché il Duca stesso era l’impero di Sua Madre, ed essendone della stessa sostanza, mia giovane Halima, plasmava a suo piacimento il tempo e lo spazio degli ordini sottomessi.

Ma fu lui a illustrarmi il suo mondo.

-Queste piccole carni sono utili.- lesse nella mia mente la tua stessa curiosità – Ti saranno congeniali quando affronterai ben più interessanti esperienze alchemiche. Puoi averne quanti ne desideri di questi spettri; ne abbiamo coltivati in abbondanza e li distribuiamo a chi vogliamo. Avrai il tuo campo ove creerai i tuoi schiavi particolari, una volta che ti verranno concesse le larve dalla loro radice originaria. A seconda dei quanto il tuo lavoro gioverà in onore alla Nostra Maestà, ti concederemo un certo numero di Nomi per soggiogare le Potenze più importanti. Agirai con esse e sempre, nell’unico fine di aumentare la fama e la gloria della Nostra Corona. Avrai in cambio l’onore presso gli Dei e il potere sui mondi, il tuo nuovo nome risplenderà di magnificenza fra le galassie; tutti gli esseri tremeranno nell’udirlo e s’inchineranno atterriti, quando attraverserai i loro cieli su un carro d’oro, trainato da bestie di luce.-

Mia cara Halima, penso avrai captato l’esito del mio incontro con il Duca. Egli rimase con me ed io con lui; e, qualunque interrogativo gli sottoponessi, non un solo granello del suo spirito si dismise dall’imperturbabilità sovrannaturale con la quale, puntualmente, rispondeva. Mantenne la sua promessa e mi svelò gli antri segreti della storia, quelle stanze che i miei maestri mi tennero chiuse, nelle quali, secondo quel che appresi dal Figlio della SID, erano tenuti segregati i veri motivi che condussero i nostri mondi allo scontro con l’Armata del Duca.

Quando m’inchinai, sfiorando con le labbra il Sigillo Ducale al suo dito, il Mondo della Deportazione, la Terra, cessò di esistere per come lo avevo conosciuto. Fu un istante. Innumerevoli galassie, persino i pertugi più freddi e spogli ai confini della conoscenza, voltarono l’attenzione sul mio spirito. Miriadi di occhi misero a fuoco in un unico momento e ovunque si trovassero, la mia aura che rifulgeva di uno splendore inconcepibile per il mio vecchio livello sciamanico.

…I Tormenti!

Il mio tempo è scaduto, quando potrò uscire di nuovo, mi troverai.

Alarte

Serie: SID


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Discussioni

  1. Ciao Ale, complimenti per la complessità e lo studio di questo mondo affascinante e metafisico, di fornte al Duca rimango affascinato e un po’ stupito come di fronte a una grandezza immensa di cui non si intuiscono i confini.

  2. Punti di vista. Non è questo il vero nodo? Gradazioni di colori nello spettro, completa assenza nel nero, somma di tutti nel bianco. Volevo chiederti una cosa già dal primo episodio, ovvero l’origine delle immagini a corredo dei tuoi racconti

    1. Cara Micol, ti dico subito. Le immagini provengono da Manoscritti che ho creato prima di iniziare le storie. O meglio, alcuni contengono i racconti come questi di Alarte che si trovano nei diari di Herve (nella raccolta che ho chiamato Manoscritti dei Lignaggi), altri sono quelli raccontati, tipo il Manuale Nero e il Codice K. L’ultima immagine nel racconto di oggi proviene dalla Lame, manoscritti che contengono alcuni elementi della lingua pervertita di Alarte, In questa serie pubblico pagine del Manuale Nero e particolari dai Fogli del Codice K. Spero di averti risposto con chiarezza. Grazie 😉 ti auguro una buonissima serata.

  3. Illuminante il discorso di Alarte col Duca, credo di iniziare a capire un po’ gli schieramenti e le gerarchie 🙂 ma non del tutto. Penso che rileggerò meglio quando la 1a stagione sarà completa. 🙂
    Oltre al dialogo nel suo insieme, di questo episodio mi è molto piaciuta la descrizione della scrittura “viva” nel manoscritto, delle lettere che mutano, o meglio, la scrittura che si rivela per la sua essenza ultima e più intima all’occhio dello sciamano.

    1. Ciao Sergio, non credo manchi molto alla fine della stagione. Devo solo organizzare i tempi dei racconti. La scrittura viva la incontrerai di nuovo, come elemento fondamentale del nuovo potere di Alarte. Un carissimo saluto. Grazie per esserti soffermato qui!

  4. credo che quando si descrivano così tanti avvenimenti in un breve spazio, l’unico modo per il lettore e l’autore sia quello di trovare una linea da seguire, un filo di seta che ti permetta di salire i gradini uno a uno, fino a salire in cima. Da lettore, opinione soggettiva, non ho saputo trovare quel filo conduttore. Non ho inoltre trovato un Hocrux, ovvero un pezzo della tua anima nel racconto, che secondo me ci dev’essere per creare un trick avvolgente. Malgrado mi avvii verso i 40, gioco ancora a Call of Duty: permettimi la comparazione, ma le infinite guerra che ho combattuto mi hanno insegnato la differenza tra sparare mille colpi con un fucile automatico o spararne solo due con una semplice pistola. Preferisco la seconda, è molto più difficile, ma il risultato è assicurato.

    1. Caro David, grazie per esser passato di qui. E grazie per la critica. Comprendo il tuo appunto e credo di aver compreso la tua critica. Per l’Horcrux, penso dipenda da cosa s’intenda per anima, ma su questo argomento da te sollevato, devo riflettervi e non posso rispondere a caldo. Penso che la tua osservazione sul filo conduttore sia costruttiva, non mi è, infatti, facile tessere e connettere le trame il progetto che mi sono data e gli inciampi insidiano il cammino in ogni istante. Sto sperimentando alcune vie. Grazie ancora per aver speso del tempo qui. Un caro saluto.
      ps: ho visto la tua serie, vado subito a leggerla!