Ordine
Serie: Buio al tramonto
- Episodio 1: Pesca grossa
- Episodio 2: Qualcosa che mi appartiene
- Episodio 3: Nicholas
- Episodio 4: George Robertson
- Episodio 5: Eliah Blackthorne
- Episodio 6: La pagina mancante
- Episodio 7: La svolta
- Episodio 8: Telefonata
- Episodio 9: Senza pensarci su
- Episodio 10: Padre Holmes
- Episodio 1: Allucinazioni
- Episodio 2: Tracce di un tempo andato
- Episodio 3: Ordine
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Quando un taxi bianco rallentò, per far attraversare la strada a due ragazze dai capelli rosa che si tenevano per mano, Larry Maxwell sputò per terra. Sul cemento del piazzale della stazione di servizio Exxon si formò un grumo verdastro, che sarebbe evaporato solo dopo mezzogiorno.
“Potranno dire quello che vogliono” disse Larry asciugandosi la bocca. “Mi venga un accidenti se tutto non è iniziato quado quella fichetta del figlio di Blackthorne è entrato nel giro.”
Daniel La Foe -Dan per gli amici – alzò gli occhi da sopra il bicchiere e lo fissò annuendo, sebbene il sopracciglio alzato evidenziasse qualcos’altro nascosto nei suoi pensieri. Il sole gli illuminò il viso solcato dalle rughe e lui chiuse gli occhi. Quando il bicchiere fu vuoto si versò dell’altra Budweiser.
“Non capisco perché ti ostini a berla nel bicchiere” disse Lerry, e buttò giù un sorso, bevendo dal collo della sua bottiglia.
“Ordine” disse Daniel. Lerry lo fissò con i suoi occhi inespressivi attraverso le palpebre calanti, interrogandosi su cosa volesse dire l’amico. Dan proseguì: “È successo e basta. Che sia colpa dei Blackthorne o di chiunque altro, quella è acqua passata.”
Un altro sorso di Budweiser. Dan fissava un punto al di sotto delle cime del Mount Raptor, dove le cime dei tetti del complesso industriale sbucavano da sopra la foresta di pini. Immaginò di vedere non una schiera di stabilimenti sferraglianti, ma una seggiovia che saliva in alto fin dove arrivava la vista, e una pista brulicante di tante giacche rosse, blu e gialle. Gli venne da sputare, ma all’ultimo rinunciò.
“È tutta questione di ciò che decidiamo di fare. Il passato è passato, ma possiamo decidere il nostro futuro. ”
“Beh, certo…” disse Lerry vago, cercando le parole per replicare. Le trovò, e disse “Ma nessuno ci ha chiesto nulla, a noi. Te lo ricordi?”
“Certo che me lo ricordo” annuì seccamente Dan. Era davvero così difficile guardare in avanti?
“Io” riattaccò solennemente Larry. “Non dimenticherò mai quel giorno, anche se me lo ha raccontato mio padre – io ero troppo giovane. Lui e gli altri operai arrivarono, puntuali come ogni giorno… e trovarono quello stramaledetto cancello chiuso!”
Daniel annuì distrattamente, poi i suoi occhi si posarono sulla stampella di alluminio appoggiata alla sua sedia. Ormai era una vecchia amica.
“Chiuso” ripeté Larry. Daniel non gli diede ascolto, e lui proseguì: “Non tornò a casa per tre giorni. E quando si presentò alla porta era perché aveva finito i soldi. Mia madre non volle che io e gli altri lo vedessimo. Era conciato da far schifo, diceva. E le credo, ma non perché l’ho visto. Ho sentito l’odore del suo alito fin dalla camera da letto. Lei lo cacciò di casa, quella puttana. E quella casa, e il terreno che adesso poteva essere mio e degli altri, se la prese la banca. Nessuno pagava le rate del mutuo, e quei figli di una baldracca hanno pensato di sbattere una donna stupida e una manciata di ragazzini in mezzo alla strada.”
Lo sguardo di Larry tornò alla montagna, e strisciò lungo il pendio, dove le case in legno bianco risaltavano nel verde della foresta.
“Non vivrei in una roulotte,” continuava intanto Larry. “Fa un freddo, d’inverno” aggiunse a bassa voce. Sputò per terra, e questo riportò Daniel alla conversazione. Durante quello che considerava nient’altro che uno dei tipici sproloqui di Larry si era perso nei ricordi, nelle ragioni che lo avevano obbligato a camminare per sempre con l’ausilio di quel ferro appoggiato all’avambraccio destro. Quello sputo voleva dire tutto. Larry era abbastanza arrabbiato da dire la sua, e troppo stupido per… troppo stupido per che cosa? Beh, qualsiasi cosa fosse, era evidente che non riuscisse a farlo da solo. Gli serviva un piccolo aiutino. Indugiò un istante, pensando, poi parlò.
“Ehi, Larry.”
“Sì?” Il suo sguardo si illuminò.
“Fammi il piacere di bere dal bicchiere.”
Il volto di Larry si accipigliò. “Io preferisco-”
“Ho detto” disse Daniel protraendosi verso di lui, “di bere dal bicchiere”. Gli porse il suo, vuoto, con un gesto brusco.
Larry fissò per un lungo istante il bicchiere. Poi, senza distogliere lo sguardo dalla bottiglia, versò il contenuto fino all’ultima goccia. La schiuma crebbe fino ad arrivare all’orlo. Esitò guardando l’amico negli occhi.
“Bevi.”
Larry portò il bicchiere alle labbra e bevve. Poi tornò a guardare Danny negli occhi.
“È più buona bevuta così” disse. Fissava il bicchiere, rigirandoselo davanti agli occhi, rapito dalle bollicine che dal fondo del bicchiere salivano in superficie. Non si accorse che Daniel stava sorridendo; un sorriso di soddisfazione.
“Bevo sempre un litro prima di andare a letto” disse di punto in bianco Larry.
“Beato te che ci riesci” rispose Daniel il sorriso ancora sul volto.
“Anche tu non scherzi con la birra” osservò Larry.
“Parlo di dormire” rispose Daniel senza guardarlo. “Io non ci riesco. Colpa dei sogni.”
“Sogni?”
“Sì” confermò Daniel, ora pensieroso. Il tono della sua voce aveva perso una parte di quella determinazione che aveva indotto Larry a bere dal bicchiere. Se a interloquire con lui ci fosse stato qualcuno di più sveglio, avrebbe pensato che quella mattina Daniel La Foe aveva un sacco di pensieri nella testa.
“È come se qualcuno…”
Larry lo guardò intensamente, in attesa del prosieguo.
“Nulla” disse infine, scuotendo il capo.
Dall’altra parte della strada, nel giardino di una casa dipinta di bianco, un uomo che reggeva un asse di legno stava facendo cenno a un bambino di avvicinarsi.
“Dimmi, pa’ ” rispose il ragazzino dondolandosi sui talloni.
“Mi dai una mano?” chiese l’uomo, ma il bambino non sembrava voler collaborare. “Ho una ricompensa per te” aggiunse l’altro. Il bambino smise di dondolare, ci pensò su un attimo, e infine accettò.
“Dan?”
“Cosa?”
“Che hai visto laggiù?” chiese Larry.
Daniel si voltò e lo guardò negli occhi.
“Scusa, amico” si affrettò a dire Larry. “Sicuro di stare bene?”
“Quanto ti devo?” chiese Daniel appoggiando il piede sinistro sul cemento, issandosi alla stampella e alzandosi in piedi.
Larry fece un gesto con la mano, come a voler scacciare una zanzara. “Per te offre la casa.”
Daniel ringraziò con un cenno del capo, si voltò e si incamminò verso casa. Nella sua mente risuonava una parola: ricompensa.
Serie: Buio al tramonto
- Episodio 1: Allucinazioni
- Episodio 2: Tracce di un tempo andato
- Episodio 3: Ordine
Mi piace la caratterizzazione dei personaggi.
Larry un bonario bifolco ottuso mentre Daniel enigmatico
e sfuggente