Ossigeno
Serie: Ali-morte
- Episodio 1: Bacche di lupo
- Episodio 2: Seelie – Benedette
- Episodio 3: Primo appuntamento
- Episodio 4: Ossigeno
STAGIONE 1
Mel si riempie gli occhi dello scintillio con mille variazioni di viola che le ali della sua amata le mandano mentre rientra in casa a cercare il rimedio adatto a quella rigidità fastidiosa.
NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Una fuga notturna è sempre emozionante, soprattutto quando vige un coprifuoco che limita le libertà di movimento per una questione di sicurezza da aggressioni di predatori notturni come i temibili barbagianni, le civette e gli assioli.
«Traquilla Vi! Ho solo il collo indolenzito, un paio di baci e passa tutto.» strilla Melllea massaggiandosi lo splenio con quattro dita.
Rumore di vettovaglie e di qualcosa che cade a terra: legno contro legno.
«Non distruggere la cucina!» urla divertita.
«Ho preso tutto. Se vuoi possiamo andare, ma tu bevi prima questo.» Vivian porge una piccola coppetta riempita a metà con un liquido ambrato.
«Guarda che è la nostra riserva segreta. Non appena ritornano le speziali dobbiamo scambiare qualunque cosa pur si riempire ancora lo zuccone.» dice la fata con la fronte luminosa mentre assesta i contenitori della cena dentro la grossa borsa appesa al collo.
«Sei la mia salvezza Viv.» Melli svuota la coppetta con un unico gesto, veloce e sicuro. Il nettare è concentrato e purificato, ne avverte il calore che comincia ad espandersi all’altezza del plesso solare.
I muscoli del collo diedero un ultimo guizzo di dolore, come il principio di un crampo, poi la sensazione di blocco svanisce, anche le braccia smettono di dolere.
«Il nettare buono è tutt’altra vita. Mi sento come nuova.» Melli distese le ali stiracchiandosi e gustandosi i movimenti finalmente liberi e privi di seccanti fitte.
«Si va. Facciamo finta di andare in direzione della grotta, a metà strada tagliamo per il giardino del tempio di Aiden.»
«Sei sicura? Dici che la strada per il torrente è troppo lunga?» Viv lo chiede solo perché è una strada più tranquilla e isolata, ma sa bene che raddoppia la distanza da percorrere.
«Ci vuole tutta la notte per andare e tornare e domani sono di raccolta fung—.»
Afferra decisa il braccio di Melli, interrompendola: «Andiamo!»
La Luna piangente è una linea sottile come un capello argenteo della chioma di Vivian, la sfera dorata sulla fronte emana una tenue luce che rende splendente anche il profilo della bella fata.
Avevano superato da un pezzo il tempio dove riposa il jinn del fuoco Aiden: ogni villaggio, ogni avamposto necessita di uno spirito igneo che evita i devastanti incendi blu: un accordo millenario di collaborazione stipulato dopo il diluvio di fiamme che stava per incenerire l’intero mondo.
Le due fate deviano dal percorso fittizio, tagliando per i campi di giuggiolo e corniolo. Melli raccoglie un corniolo scarlatto.
«Ahhh! Non si fa. Hai appena commesso un furto, lo sai vero? Sto assieme ad una ladruncola di bacche.» Viv addenta il frutto con avidità.
«Uhm… me lo ricordavo meno acido.» mugugna ridendo.
«Manca ancora un po’ alla raccolta dei crugnali…» Melli afferra la bacca rossa e la morde famelica.
«Adoro il sapore acerbo di queste bacche.»
Il terreno si fa man mano più roccioso, con meno vegetazione e massi erratici che avevano assunto forme singolari e stravaganti.
«È tutto cambiato dall’ultima volta.» nota Vivian.
«Fra un paio di lune qui sarà tutto ghiaccio e neve e quei macigni li ritroverai sicuramente spostati più a valle l’estate prossima.» Mellea guarda in basso lo scorrere del paesaggio immerso nell’oscurità per occhi non in grado di penetrare le tenebre.
«Dici che ci ha visto qualcuno?» chiede un volto illuminato da una piccola pallina dorata che le sporge dalla fronte.
«Forse nel tratto dei frutteti imperiali, ma tutti sanno che volevamo festeggiare oggi, quindi non me ne preoccuperei. Temo più le pattuglie che controllano il confine di Alberogrande. Non credo che accetterebbero-+ facilmente le nostre scuse, non siamo più delle ninfe irresponsabili da un pezzo ormai.» Melli non si dava pensiero per le pattuglie, quasi sempre molto vistose, luccicanti e rumorose, quanto per le sorveglianti: fate d’alto rango, solitarie e silenziose come barbagianni; avevano il compito di indagare su segnalazioni di stranezze, comportamenti sospetti e sulle intrusioni di animali esterni alla fauna del villaggio potenzialmente pericolosi.
«A che pensi Mel?» domanda la complice di scappatella amorosa in una zona proibita.
«Penso che sono anni che non sento voci sui falchi imperiali che ronzano dalle nostre parti…» risponde l’organizzatrice del reato di violazione del coprifuoco notturno.
«Smuovono le sorveglianti solo in caso di gravi rischi. E credo di aver sentito parlare solo una volta delle “fate selvagge” in tutta la mia vita. Sono secoli che non si hanno notizie di schermaglie con le fate maledette.»
La temperatura era calata di parecchi gradi, tutt’intorno nell’oscurità, risaltavano chiazze chiare di neve protetta dall’ombra degli alberi più grandi.
Le fate vedevano nitidamente le forme o gli ostacoli che potevano rappresentare un problema durante il volo notturno, ma immerso in una scala di sfumature che andavano dal blu, all’azzurro chiaro.
L’enorme albero rinsecchito dominava la cima del Promontorio dei Ricordi. Anticamente era stato un palazzo reale, maestoso e intricato, una quercia gigantesca circondata da un cerchio magico composto da sette pietre aliene, nere e lucide che non avevano niente a che fare con le rocce grigie della zona.
«Tormalina nera. Un cerchio protettivo potente e invalicabile se attivato.» Mellea e Vivian scendono dolcemente posandosi sulla cima di una di quelle pietre perfettamente levigate.
«Al nostro primo appuntamento volevamo entrare a palazzo, ricordi? E rubare qualcosa, ricordi?» Viv si sfila il borsone dal collo posandolo su quel pavimento nero lucido improvvisato.
«Le stanze sono vuote da millenni e il legno è debole, secco e consunto… perché rischiare?» Mellea è quella meno istintiva e più razionale.
«È eccitante. Come una caccia al tesoro.» Viv lo sa che mettere in pericolo la rarità di una nuova vita tra le fila di semplici inservienti e primine, come erano loro, è una cosa grave, ma il freddo e l’emozione che prova sono talmente coinvolgenti che mentre prepara il piccolo banchetto segreto le tremano le mani.
«Mel, credo sia la serata più bella di—» non riuscì a finire la frase che la pietra nera iniziò ad emanare una leggera luminosità verde smeraldo.
«Che hai fatto, Viv?» minuscole rune si accendono formando spirali di scintille sempre più intense.
«Io niente! Ho solo posato i funghi e i pezzetti d’uva che ti piacc—» questa volta a interrompere Viv è una folata di vento caldo che proviene dalla base della pietra.
I muscoli del collo diedero un ultimo guizzo di dolore, come il principio di un crampo, poi la sensazione di blocco svanisce, anche le braccia smettono di dolere.
«Dici che ci ha visto qualcuno?» chiede un volto illuminato da una piccola pallina dorata che le sporge dalla fronte.
«Forse nel tratto dei frutteti imperiali, ma tutti sanno che volevamo festeggiare oggi, quindi non me ne preoccuperei. Temo più le pattuglie che controllano il confine di Alberogrande. Non credo che accetterebbero-+ facilmente le nostre scuse, non siamo più delle ninfe irresponsabili da un pezzo ormai.» Melli non si dava pensiero per le pattuglie, quasi sempre molto vistose, luccicanti e rumorose, quanto per le sorveglianti: fate d’alto rango, solitarie e silenziose come barbagianni; avevano il compito di indagare su segnalazioni di stranezze, comportamenti sospetti e sulle intrusioni di animali esterni alla fauna del villaggio potenzialmente pericolosi.
«A che pensi Mel?» domanda la complice di scappatella amorosa in una zona proibita.
«Penso che sono anni che non sento voci sui falchi imperiali che ronzano dalle nostre parti…» risponde l’organizzatrice del reato di violazione del coprifuoco notturno.
«Smuovono le sorveglianti solo in caso di gravi rischi. E credo di aver sentito parlare solo una volta delle “fate selvagge” in tutta la mia vita. Sono secoli che non si hanno notizie di schermaglie con le fate maledette.»
La temperatura era calata di parecchi gradi, tutt’intorno nell’oscurità, risaltavano chiazze chiare di neve protetta dall’ombra degli alberi più grandi.
Le fate vedevano nitidamente le forme o gli ostacoli che potevano rappresentare un problema durante il volo notturno, ma immerso in una scala di sfumature che andavano dal blu, all’azzurro chiaro.
L’enorme albero rinsecchito dominava la cima del Promontorio dei Ricordi. Anticamente era stato un palazzo reale, maestoso e intricato, una quercia gigantesca circondata da un cerchio magico composto da sette pietre aliene, nere e lucide che non avevano niente a che fare con le rocce grigie della zona.
«Tormalina nera. Un cerchio protettivo potente e invalicabile se attivato.» Mellea e Vivian scendono dolcemente posandosi sulla cima di una di quelle pietre perfettamente levigate.
«Al nostro primo appuntamento volevamo entrare a palazzo, ricordi? E rubare qualcosa, ricordi?» Viv si sfila il borsone dal collo posandolo su quel pavimento nero lucido improvvisato.
«Le stanze sono vuote da millenni e il legno è debole, secco e consunto… perché rischiare?» Mellea è quella meno istintiva e più razionale.
«È eccitante. Come una caccia al tesoro.» Viv lo sa che mettere in pericolo la rarità di una nuova vita tra le fila di semplici inservienti e primine, come erano loro, è una cosa grave, ma il freddo e l’emozione che prova sono talmente coinvolgenti che mentre prepara il piccolo banchetto segreto le tremano le mani.
«Mel, credo sia la serata più bella di—» non riuscì a finire la frase che la pietra nera iniziò ad emanare una leggera luminosità verde smeraldo.
«Che hai fatto, Viv?» minuscole rune si accendono formando spirali di scintille sempre più intense.
«Io niente! Ho solo posato i funghi e i pezzetti d’uva che ti piacc—» questa volta a interrompere Viv è una folata di vento caldo che proviene dalla base della pietra.
Serie: Ali-morte
- Episodio 1: Bacche di lupo
- Episodio 2: Seelie – Benedette
- Episodio 3: Primo appuntamento
- Episodio 4: Ossigeno
Molto bello questo librick!
Grazie Kenji! Sono contento che un fantasy dedicato alle fate sia di tuo gradimento! ♥
Non potrò fare a meno di leggere anche il prossomo episodio. Sono curiosa di capire meglio gli effetti magici della pietra nera.
Io pubblicherei tutto subito, ma diventerebbe impegnativo da leggere tutto d’un fiato. 🤣 Devo imparare bene la tecnica di lasciare col fiato sospeso ad ogni episodio così da costringere il lettore a cercare l’episodio successivo.
Ah, la pietra nera da sola è praticamente inerte, fa parte di un cerchio di protezione attorno al vecchio palazzo reale ormai abbandonato da millenni. Secondo me è qualcun altro che sta giocando con la magia nelle vicinanze… 😁
“La Luna piangente è una linea sottile come un capello argenteo della chioma di Vivian, la sfera dorata sulla fronte emana una tenue luce che rende splendente anche il profilo della bella fata.”
Che immagine meravigliosa.👏 👏 👏
Oddio Emme ❤️ grazie! Volevo dare un tono quasi sognante nel descrivere le belle emozioni e i momenti dove paesaggi, sentimenti ed il cibo fatato si mescolano. Mentre nelle scene cruente le parole si fanno più grezze e dirette. Una sperimentazione che spero vada a buon fine. 😊