P51 Mustang

Si immaginò il suono delle ali a trecento chilometri all’ora, ma forse non era il momento più adatto per figurarsi delle immagini simili.

Doveva solo pilotare il suo aereo.

Capitano Henry MacDonald, U.S.A.A.F., pilota di un fulminante, ringhioso e fantastico P51 Mustang. Sfidava i tedeschi a fermarlo.

Dopo essere partito dal Kent e aver sorvolato la Manica, Henry scrutava il paesaggio intorno. Oltre ai banchi di nuvole, poteva vedere le campagne francesi che ogni tanto si accendevano di quelle luci spettrali.

Estate 1944, erano vicini a Parigi, ma i tedeschi erano restii ad arrendersi.

Si combatteva, si sarebbe combattuto.

Per quel che gli interessava, stava scortando i B24 Liberator lì vicino perché bombardassero Parigi – o meglio, le postazioni tedesche. Era una missione di routine.

«Occhio, ragazzi, Messerschmitt in arrivo» avvertì il maggiore.

Henry li vide arrivare da sud. «Pronti al combattimento» digrignò i denti.

Un attimo dopo, le 12,7 millimetri sgranarono dei colpi.

Come perle di luce spenta nel pomeriggio, le pallottole cercarono di azzannare i BF109E tedeschi, ma i piloti nemici avevano dei buoni riflessi. La formazione avversaria si aprì, poi come un guanto cercò di chiudersi su bombardieri e caccia di scorta.

Henry si spostò a destra, tentò di acciuffarne uno. Era sfuggente, il maledetto porco.

In quel momento, però, in maniera inaspettata la Balkenkreuz finì per essere crivellata di colpi e il Messerschmitt perse quota.

A Henry non interessò che fine avrebbe fatto il pilota avversario, semmai lanciò un urlo di gioia.

Nonostante la perdita, gli altri tedeschi non demorsero e tentarono di annientare il gruppo di aerei americani.

Henry si sforzò di difendersi e difendere i B24 Liberator. Era tutto un gioco mortale: respingere i Messerschmitt, distruggerli e salvare i bombardieri che doveva scortare. Anche loro si impegnavano: le mitragliatrici starnutivano dei colpi e qualche apparecchio tedesco finì per essere danneggiato.

Henry ne inseguì uno che sembrava tosto.

«No capitano, no!» lo rincorse con la voce il maggiore.

Il caccia tedesco aveva sorvolato un B24 Liberator e Henry gli stette dietro, ma poi si accorse con orrore che per colpa dello spostamento d’aria del suo passaggio aveva fatto destabilizzare l’assetto di quel bombardiere.

«No!» gemette inorridito.

Il B24 andò in discesa e Henry gridò: «Vendetta!». Scatenò le 12,7 millimetri fino a disgregare il Messerschmitt.

Aveva sbagliato, ma adesso aveva vinto: quello era stato l’ultimo Messerschmitt.

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