Pacheco – 3

Serie: Amazing stories


Sam guidò sulla statale con gli abbaglianti alzati, non voleva scontrarsi con un animale e compromettere la missione! La tuta gialla era nascosta sotto il telo del cassone, perché nessuno la vedesse.

Prese l’uscita nei pressi di un centro commerciale, il parcheggio era affollato. Gli avrebbero fatto perdere tempo! Però ne avrebbe perso di più cercando un altro posto simile, che in effetti non c’era se non ha molte miglia di distanza.

Acquistò tavole di legno, di varie misure e lunghe viti apposite, un avvitatore a batteria e due batterie di scorta – sperando avessero carica sufficiente per espletare il loro compito. Nel dubbio comprò anche martello e chiodi. Si fece dare una mano da un addetto a caricare tutta quella roba, eludendo le sue petulanti domande.

Vendete anche macchinette per farvi i cazzi vostri?

Si tolse d’impiccio. E si sentì meglio solo una volta ripresa la strada. Anche se il difficile doveva ancora arrivare.

La casa era situata al margine del bosco, venti miglia dopo Three Deals Glade. Come previsto il proprietario non era ancora rincasato. Lavorava venti ore al giorno. È per questo che è così stronzo, convenne. Niente paura, aveva tempo per programmare tutto.

Nascose il pick-up tra i primi alberi, dove la luce dei lampioni e della casa non riuscivano ad arrivare. Ammucchiò le tavole sul retro della casa, sotto la finestra, in modo che, anche se l’avesse aperta – di ciò dubitava, data l’ora che sarebbe rincasato – non li avrebbe visti.

Poi si mise ad aspettare. Solo allora si accorse che faceva freddo e non aveva nulla per coprirsi. Sperava di non dover attendere troppo. Camminò per un bel tratto nel bosco, con una torcia che teneva sempre sul mezzo. L’oscurità era totale – c’era la luna nuova quella notte, come nel 1950 – nella piccola radura, quella dove Pacheco aveva visto le luci. 

Udì un’auto risalire la strada di ghiaia.

Raccolse un bastone da terra e corse fino alla casa, dietro l’angolo che dava sulla porta d’ingresso.

La portiera si chiuse. Smise di respirare, finché non sentì i polmoni bruciare. Adesso non esagerare, si disse, battendosi il petto.

La chiave girò nella serratura. Saltò fuori dall’angolo, il bastone alto sopra la testa.

Sbam!

*

Sam guardava l’uomo svenuto sul divano. Cominciava a sudare. Non l’uomo svenuto, ma lui, dentro la tuta gialla. Non aveva avuto tempo di provarla prima. Era stato impegnato a chiudere tutte le finestre con le tavole di legno.

Ok, la tuta gli andava abbondante, ma in seconda battuta gli dava maggior imponenza. La corrente era stata tolta dall’esterno. L’unica luce era la sua torcia, infilata nella cintura dei suoi pantaloni, che gli illuminava grottescamente il volto, dentro la finestra trasparente.

L’uomo iniziò a muoversi. Mugolò, si schiarì la voce, la gamba ebbe uno scatto, come un crampo. 

Sam sudava ora copiosamente. Datti una sveglia!

L’uomo si massaggiò dove era stato colpito. Scosse il capo, più volte, strizzò gli occhi. Deglutì.

Lo guardò.

Gridò!

Scivolò con il sedere sul divano, fino a terra. Si aggrappò per rialzarsi, mancò la presa, corse a gattoni fino alla porta. Era chiusa, ovviamente. Lui rideva sotto i baffi – che non aveva mai avuto.

– Ch-ch-ch-che vuoi d-d-da meee?

Gonfiò il petto e impostò la voce. –Tiii ricooordiii di Pacheeecooo?

– Sì, sì! – gridò terrorizzato, ma con la testa faceva no, no!

– Stiamo tornaaandooo! Attttentooo!

– Ma ma ma io… cosa se-sei?

– Sooonooo cinquant’anniii che ti ossserviaaamooo!

L’uomo balzò in piedi e corse alla finestra più vicina. La aprì, pronto a gettarsi di fuori, ma quando spinse le imposte esterne, quelle non si aprirono. Che botta! Il rinculo lo scagliò a terra.

Azzardò due passi, un po’ impedito dall’imponenza del costume. Allungò una mano a mo’ di artigli.

– Non farmi del male! – mugolò più intensamente di prima. – Prendi quello ch-che vuoi!

– Iooo voglio teee! Oraaa toooccaaa a teee! – Sam sputacchiò nella maschera, cercando di non ridere. – Tuuu! Noooi sappppiamooo tuttto di teee!

L’uomo lo fissava e tremava. Avanzò di due passi ancora. L’altro indietreggiò contro il muro. Tremava talmente, che un quadro si staccò dal suo chiodo e gli si frantumò vicinissimo. 

Sobbalzò.

Allungò entrambe le mani, mimando l’avanzare di una mummia. – Sapppiamooo che seeei… – era lì lì per dargli un indizio che l’avrebbe fatto scoprire.

A quel punto l’uomo si era rannicchiato contro la parete e biascicava, forse pregava. Era così comico, che ne provò quasi compassione.

Sam si ritenne soddisfatto della caga che gli aveva fatto prendere.

Aveva nascosto la chiave della porta d’ingresso sotto un soprammobile. Scosso dalle risa che gli salivano dalla pancia e impedito dal guanto di gomma, riuscì a fatica a prenderla e infilarla, per aprire la porta. Uscì lasciandola aperta. Il padrone di casa era troppo annichilito dallo spavento, per fare qualsiasi cosa.

*

Il mattino dopo, si presentò in ufficio. La segretaria stava attaccata al telefono, sbraitava come se stesse dando l’allarme nucleare.

– Tutto a posto? – le domandò, sinceramente preoccupato.

– Oh, Sam! Non capisco, McKenzie sta delirando! Parla di un tale Paciugo, ma chi sarà mai?

– Pacheco? – fece lui, fingendo indifferenza.

– Pacheco, sì, mi pare abbia detto proprio così. Ma tu che ne sai?

– Beh, perché… Sai che giorno è oggi?

La segretaria riattaccò il telefono e buttò un occhio al calendario appeso alla parete. – Il 18 aprile.

– Sì, ma quale 18 aprile?

Chi avesse osservato la scena dalla finestra, avrebbe visto due persone discutere, senza mai capirsi.

La giornata era limpida. La pioggia del mattino precedente scomparsa, anche dai ricordi. Non da quelli di Sam.

C’è il sole, McKenzie ladro! 

Serie: Amazing stories


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Discussioni

  1. Le tue avventure surreali, ironiche e che mi richiamano alla memoria il mitico ritorno al futuro sono sempre puro intrattenimento! Mi appassionano sempre le vicende assurde spazio tempo dei tuoi protagonisti, a un certo punto ti sei mosso tra il comico e il thriller a mio parere?! Ho letto d’un fiato quest’altri tre episodi, alla prossima, Mckenzie ladro?!

  2. Ciao Emanuele, ho gradito anche l’atmosfera di questo tuo racconto che tiene il lettore sul filo del rasoio fino alla fine. Alieni sì, o alieni no? Mi è piaciuta particolarmente l’immagine dei tre alberi i cui tronchi si sono uniti in uno e la piccola “vendetta” ai danni del capufficio ;D

    1. Si vede che ho visto Ritorno al futuro, vero? Pensavo a come ho avuto l’idea dell’albero, ma non me lo ricordo proprio.