Passaparola

Serie: Servizio in camera


Assillato da frenetici impegni di lavoro, un artista freelance trova il modo per snellire la sua agenda piena di impegni inventandosi un pericoloso escamotage.

Osservo distrattamente dalla finestra le foglie di betulla che cadono, rigirandomi sul divano. Un improvviso squillo mi avverte dell’arrivo di una notifica sul mio cellulare.

Fanculo… non oggi, ti prego.

In effetti, dovrei essere contento che quel cellulare squilli, ma non oggi… cazzo. Sposto i libri di Herbert e la tazza del tè dal tavolo, per recuperare quel dannato IPhone: beffardo indica un nuovo contatto WhatsApp in attesa di mettersi in comunicazione con me.

Perfetto: non posso nemmeno trattare.

Apro ansioso lo screensaver sperando sia una vecchia cliente che mi contatta da un diverso numero telefonico; potrei tentare, con una vocina dolce, di corromperla: ma no, è una cliente che mi contatta per la prima volta. Le voci girano, esattamente come il mio numero di cellulare.

– Stasera all’hotel San Anselmo, Piazza San Anselmo 2, Aventino, 00153 Roma alle 20.30! Pronunci la parola d’ordine alla reception e le daranno la sua copia di chiavi.

 E sti cazzi; questa non si è posta nemmeno il dubbio che io stasera avessi altro da fare.

Un’altra notifica: la banca; un bonifico sul mio conto di trecento euro.

Qualcosa mi dice che forse, è il caso avverta tutte le clienti, perché fermino questo passaparola. Non ho tempo neppure per una partita a calcetto con gli amici.

Prendo lo zaino dall’armadio; lo infilo in spalla scendendo le scale dello stabile. Non devo controllare che all’interno ci sia tutto l’occorrente: ho comprato ieri sera l’olio da massaggio e una crema idratante.

Salgo sulla Peugeot, che lascia in tutta fretta la provinciale, per immettersi velocemente sull’Aurelia. Uno squillo mi avverte di una notifica sul mio cellulare personale: un vocale. Crispino.

– Cazzo! Ho scordato di avvertirli – impreco tra i denti, aprendo il vocale.

– Ciao desaparecido. Passi tu stasera a prendere Sazira e Caccio?

– No fratello: sono dovuto uscire di corsa per lavoro. Sarò via per qualche giorno.

Non devo specificarglielo: sa già come mi guadagno da vivere. Diversamente, mi avrebbe già sguinzagliato il suo brigadiere alle calcagna, ipotizzando spacciassi chissà quale merda in giro. Solo temo abbia paura che, per ripicca, mi trombi sua moglie, motivo per il quale si tiene alla larga.

Entro nel parcheggio della struttura, sono le 19.47. Il posteggiatore viene a prendere le chiavi; guarda la mia macchina come fosse un randagio pieno di pulci che elemosina cibo.

Lo guardo torvo porgendogli il mazzo, dal quale avevo tirato via le chiavi di casa.

– L’ascensore interno è a sinistra del corridoio, in fondo, dopo la terza porta in legno.

– Lo so! – rispondo di rimbalzo con tono annoiato, mentre con la sinistra isso in spalla il pesante zaino, voltandogli le spalle.

Sti cazzo di maggiordomi… sempre pronti a guardare la gente con sufficienza.

Uscito dall’ascensore, incrocio lo sguardo bieco del receptionist, pronto a chiamare la security al minimo gesto inconsulto.

È nuovo, ma io coi novellini ci sono abituato. Fanno tutti così la prima volta.

Mi avvicino scazzato al bancone e prendo distrattamente un depliant della struttura, fingendo interesse. Quel mentecatto borbotta qualcosa a cui non presto la minima attenzione; di tutta risposta, biascico lentamente la parola d’ordine.

Impallidisce di colpo.

– Mi scusi, signore. Prego, la chiave della 317. Sarebbe così gentile da lasciarmi i documenti affinché possa registrarla?

Prendo il portafogli ed estraggo la carta d’identità.

Il tizio osserva incredulo la foto – complimenti signore, non dimostra affatto la sua età!

– Sa, il lavoro – alludendo alla mia attività e ai suoi benefici.

Sgrana nuovamente gli occhi e fa un risolino, con sguardo compiaciuto.

Spero caldamente non mi chieda delucidazioni in merito.

– Se ha bisogno di qualcosa, disponga pure di me.

– Grazie – rispondo, prendendo la mia copia della chiave.

Serie: Servizio in camera


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Erotico

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Discussioni

  1. Confermo, mi piace lo stile del protagonista, da “eroe stanco”, da “è uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo” (anche se sono piuttosto convinto che non gli pesi poi così tanto… ).
    In altre parole, mi piace il tuo stile narrativo: snello, diretto, colloquiale.

    1. Grazie mille. Spero provi lo stesso piacere nel leggere quello che pubblicherò successivamente 😉

  2. “perché fermino questo passaparola. Non ho tempo neppure per una partita a calcetto con gli amici.”
    Mi piace questo approccio del protagonista, ci colgo un po’ di ironia, sarcasmo. Insomma, ci sono lavori peggiori di quello che fa lui, però anche quello, quando non ti viene data tregua, può diventare oppressivo! 🙂

    1. Salve Sergio e grazie per gli apprezzamenti: risponderò a tutti con calma.
      In merito a questo, mi fa piacere si noti l’ironia e sarcasmo.
      Ora, scherzi a parte, è realmente così: qualsiasi cosa, quando diventa soffocante, risulta opprimente e insopportabile.
      Ovviamente ho enfatizzato tutto per renderlo anche divertente e curioso 😉

    1. Grazie.
      Spero di soddisfare le aspettative, non tanto sullo stile e forma (è gia stato editato da una editor coi fiocchi e, pena qualche errore di distrazione che può essere sfuggito, il lavoro è ben confezionato) quanto sui contenuti.
      È un erotico molto forte sotto certi punti di vista e tratta tematiche quale bondage, bdsm e affini.
      Non ci sono volgarità, men che meno scene pornografiche che, sia io che la mia editor detestiamo, ma potrebbe non abbracciare il favore di qualsiasi lettore, anche se io sono fiducioso il mio racconto piacerà a tanti, anche a quelle persone che solitamente non apprezzano contenuti simili.
      Appena invio questo messaggio, pubblico il capitolo successivo, perciò a breve potrai leggere il secondo capitolo.
      Grazie ancora e buona serata.