Passi

Serie: Ginevra


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: I sentimenti dei personaggi stanno evolvendo e alcune decisioni porteranno a far compiere l'atto.

Anna sentì le urla in giardino. Era in cucina, impegnata a mescolare la zuppa per la cena. Sospirando posò il mestolo di legno e si pulì le mani sul grembiule, per poi toglierselo e appenderlo al gancio alla sua destra.

Prima ancora che qualcuno potesse salire a chiamarla decise di andare in giardino. Iniziò a scendere le scale proprio mentre sua figlia Ginevra correva di sopra piangendo rumorosamente.

La prese per un braccio e senza abbassarsi al suo livello le parlò.

“Cos’hai combinato?”

“Nulla, non ho fatto niente! Mi ha detto di andare in camera mia, voglio giocare con le mie tessere!”

Ad Anna lo schiaffo partì prima che potesse rendersene conto e guardò la figlia piangere ancora di più.

“Non fai altro che giocare, dovresti iniziare a crescere. Ora vai” senza attendere reazione tornò a scendere le scale. In quel momento la cameriera si affacciò alla tromba delle scale e fece per pronunciare il suo nome ma si fermò.

Giunta in giardino si diresse dal padre, ora rimasto solo sulla sdraio senza più i nipoti che lo circondavano. Nessuno gli voleva stare accanto quando si arrabbiava.

“Mi avete fatta chiamare”

“Devi insegnare meglio l’educazione a tua figlia Ginevra e temprarla. Non può mettersi a piangere davanti agli estranei così dal nulla. Se avesse ringraziato con tono chiaro e mento sollevato non saremo qua a discuterne”

“Sto facendo il possibile, quella bambina però…”

“Tutte scuse. Vedi di impegnarti di più”

“Sarà fatto”

Anna pensava che la conversazione fosse terminata lì ed invece lui continuò, con tono duro.

“Perché non mi hai detto che il fotografo ha voluto dedicare del tempo a Ginevra? L’ha fatto senza chiedere nulla, certo, però voglio essere informato di queste cose. Raccontarmi com’è realmente andata”

Così Anna gli raccontò di come il fotografo aveva espresso interesse per gli occhi della bambina e si erano spostati in un angolo della casa dove la luce li faceva risaltare come voleva lui.

“Le vostre versioni coincidono. Mi chiedo come mai tutto questo interesse per quella bambina che di speciale non ha nulla”.


Ora non doveva far altro che attendere la notte per poter agire.

Il fotografo chiuse la bottega quel giorno ed il tempo dell’attesa lo passò nella stanza dove vi era l’altare, il posto dove ricaricava le sue energie e si ricongiungeva col suo vero essere.

Ripensò alla bambina, a come i suoi occhi avevano catturato la sua attenzione. Erano bastati quelli per sentire il

suo lamento: era stato così con tutti, ognuno aveva lanciato un segnale.

Si inginocchiò davanti all’altare e rimase lì fino al calar della notte. Quando udì il gufo emettere il suo richiamo fuori dalla finestra capì che era ora di mettersi in azione.


Ginevra aveva passato la giornata in punizione: le era stato concesso di uscire dalla sua camera solo per i pasti e per un richiamo nello studio del nonno.

Vi era anche sua madre e suo padre nella stanza mentre il nonno la riprendeva sul suo comportamento, ne andava del buon nome della famiglia! Doveva sempre pensare alle conseguenze delle sue azioni e che questo le fosse servito da lezione.

Anna guardò la figlia che veniva punita in silenzio, guardando davanti a sé e curandosi poco di quello che veniva detto finché il padre non si scagliò contro di lei dicendole le stesse cose della mattina ma davanti al marito.

“Le terrò d’occhio entrambe perché questo lavoro venga svolto bene” fu tutto quello che disse.

Anna si morse il labbro per il modo in cui quell’uomo era servile. Non aveva fatto praticamente nulla per l’educazione di tutti i loro figli, si era limitato a sposare la ragazza di una famiglia facoltosa, con alte prospettive di crescita finanziaria, ed ora aiutava a gestire l’azienda di famiglia e a comandare la sua vita.

La ramanzina alla nipote non comportò nulla, fino a quando stremato il vecchio non le urlò di tornare nuovamente in camera sua, per poi mettersi con la testa tra le mani e chiedersi come mai fosse così ingestibile, cos’aveva fatto per meritare un’erede così e chiedendo di esser portato nella sua stanza.

Una volta congedati tutti Anna andò nella stanza della figlia.

“Quando imparerai ad annuire e dire di sì, seguendo quello che ti viene detto? Puoi pensare quello che vuoi ma smettila di essere così debole e di mettermi in mezzo ai tuoi piccoli drammi. Stai crescendo, inizio ad esserne stanca”

Era colpa della figlia se anche lei era stata ripresa ed ora anche il marito le stava col fiato sul collo. Nessuno vedeva la fatica che faceva tutti i giorni, da una vita intera, per portare avanti non solo la sua vita ma anche quelle delle persone che la circondavano. Non si era mai tirata indietro davanti a nulla, che si trattasse di imparare a lavorare a maglia, al cucinare, fino allo sposarsi e fare figli.

Ginevra guardò la madre annuendo, senza riuscire a rispondere per paura di scoppiare nuovamente a piangere, la gola stretta in una morsa. Era stanca, voleva solo stare da sola e riposare.

Anna fece per sollevare la mano per darle uno schiaffo alla mancata risposta ma poi l’abbassò: che senso aveva, se continuava a non capire? Oramai con tutti gli schiaffi che le aveva dato neanche le doleva più la mano, eppure questa volta si limitò a sospirare, scuotere il capo ed uscire dalla stanza.

La casa era sprofondata nel silenzio più totale: erano tutti nelle proprie stanze ed il marito l’attendeva pensando vi avrebbe messo un bel po’ per dire qualcosa a Ginevra.

Qualcosa scattò nella donna: silenziosamente uscì in giardino, controllò che nessuno la stessa osservando dalle finestre e andò al cancello.

Non le importava nulla delle proprie cose, dell’eredità e della stabilità. Quella era una gabbia da cui aveva sempre voluto fuggire, voleva solo essere libera da quella famiglia.

Uscita dal cancello e dopo averlo richiuso si guardò indietro. Osservò la magione ed i campi di ulivi che si perdevano nel buio.

Stava davvero per fare quel passo, quello che aveva sognato per tutta la vita? Stava davvero per scappare via nella notte?

Prese tutto il coraggio che aveva e iniziò a correre, fino ad aprire le braccia e piangere di gioia. Corse lontano fino al sorgere del sole.

Non seppe mai che l’unico a vederla fu il fotografo, immobile sulla recinzione del cancello, intento a scavalcarlo.

Grazie a quel gesto seppe di avere via libera, così iniziò ad arrampicarsi sull’edera che cresceva sotto la finestra di Ginevra. Giunto in alto l’aprì delicatamente, poiché socchiusa, guardò la bambina dormire ed entrambi tirarono un sospiro.

Era giunto il momento.

Serie: Ginevra


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni

  1. Credo che, a breve, ne sapremo di più sulle reali intenzioni del fotografo. Il finale è davvero inquietante e lascia con la curiosità di voler leggere subito il capitolo successivo.

  2. La storia prosegue intrigante e interessante. Il fotografo resta ancora nell’ombra così come il suo intento. Mi sembra che la prima parte del racconto funzioni meglio rispetto alla seconda che forse meriterebbe un maggiore approfondimento soprattutto nel tuo ‘scavare’ nell’animo di quella madre tanto inquieta. Ci sono anche piccoli inciampi che sicuramente sono refusi che si sistemano in un attimo. La storia continua a piacermi molto.