Pavimenti stellati

Serie: Wiccats.


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Il confine tra la vita e la morte è una pellicola intangibile. Il momento in cui la coscienza si separa dal corpo ha lo stesso sapore di un pensiero impazzito nel dormiveglia, immagini confuse e insensate che non rimangono impresse nella memoria.

Nadine si guardò una mano valutandone il tremolio, il suo cuore pompava veloce.
«Mi sembra di aver partecipato a una maratona spingendo una grossa moto in panne e con una ruota bloccata.»

La nuova parete di ghiaccio emanava una nebbiolina di condensa che scendeva con l’effetto tipico del ghiaccio secco.
«Nadi, stammi vicina e rilancia l’incantesimo per tenere la temperatura costante. Hai ancora con te il foglio con la magia di assimilazione?» La gatta le saltò nuovamente sulla spalla, affiancandosi a Juno che stava osservando tutto con un’aria di ammirazione e invidia al tempo stesso.
«Non sarei stata in grado di aiutare con la tua stessa prontezza ed efficacia.» La furetta stava fissando Lilith con lo sguardo di chi si trova accanto al proprio attore preferito non sapendo cosa dire per non per paura di una figuraccia.
«Ho trecento e cinquantasei anni, Juno. Dopo tutto questo tempo credo di aver accumulato abbastanza esperienza da evitare di farmi prendere dal panico.»

«Parlavi di questo incantesimo?» Nadine tirò fuori da una tasca un foglio piegato in quattro con un complesso diagramma cuneiforme.
Lilith ripensò all’ultima volta che lo aveva utilizzato: c’era un robottino rotto, il suo enorme Libro pieno di incanti e l’anima di una persona… doveva essere qualcuno di importante, Diego? O forse era Dario… non ricordava chiaramente il suo nome, ma la sua anima era contenuta in una sfera d’acciaio, chissà per quale strampalato motivo.
«A che ti serve un incantesimo di assimilazione? Non si usa quando si sta morendo di fame?» Nadine guardava quelle linee complesse che aveva tracciato con tanta fatica.
«Non serve solo per mangiare roba non commestibile, ma se si dovessero mettere male le cose, tu dovrai fare come ti dico ed accettare l’accordo che ti propon—»
Dal ghiaccio fuoriuscì una mano rivestita da una corazza metallica illuminata con un arancione brillante, afferrando con precisione la gola della strega dai capelli ramati.
«Presa!»
Juno cercò di convogliare il mana in modo da far attivare un incantesimo che permettesse alla sua padrona di liberarsi dalla presa e contrattaccare.
L’altro pugno corazzato la colpì ad un fianco, scaraventandola contro la parete del corridoio e facendole perdere i sensi. Lilith saltò giù dalla spalla afferrando al volo il foglio che teneva in mano la strega scalciante e gorgogliante.
Nadine sentiva l’enorme pressione sul collo, davanti agli occhi aveva un’intera guarnigione di stelline colorate e saettanti, non riusciva a deglutire né a far passare l’aria. Scalciava violentemente, ma le sembrava di prendere a pedate un grosso albero. Fissò il viso della sua assassina e riuscì a pensare che in fondo avesse un suo fascino con quei lineamenti spigolosi e quei capelli intrecciati e legati in una coda che sembrava una specie di cespuglio. Avvertì un dolore pungente alla schiena, unghie? Udì anche uno scricchiolio all’interno della gola, provò ancora una volta a deglutire, ma il meccanismo era inceppato, così iniziò a sbavare, una schiuma bianca contornava la bocca, non aveva smesso di scalciare, ma adesso ci metteva meno vigore.
Con le mani stringeva quel guanto corazzato che stava per romperle l’osso del collo, era bollente come una pentola appena tirata giù dal fornello.
La strega sollevata da terra emetteva dei rantoli strozzati, una specie di gorgoglio liquido, inoltre le lacrime le impedivano di vedere in modo chiaro, ma riuscì a sentire la voce della sua amica gatta che le stava urlando qualcosa.
«Ti fidi di me?» la gatta aveva una voce concitata che esprimeva tutta l’urgenza di quel momento, ma a Nadine non importava molto. Annuì e smise lentamente di scalciare, adesso il pensiero ricorrente era un volto sconosciuto, un ragazzo barbuto che gli ricordava qualcosa di nostalgico, qualcosa di bello.
«Accettami! Nadine, accoglimi!» I miagolii di un gatto? Povero micio, sembrava spaventato.
«Du stirbst endlich! Ich dachte, ich hätte mehr Spaß.» Era una voce irridente che le fece venire in mente un boccale colmo di una birra dorata e fredda, provò ancora a deglutire, ma niente… il mondo cominciò a sprofondare in una pacata oscurità.
Non aveva più voce, ad occhi chiusi mosse le labbra e sibilò qualcosa che somigliava ad un “ti accetto” quasi cortese.
Tutto divenne nero, silenzioso e placido: nessuna lotta, nessuna paura, la frenesia e l’agitazione sprofondate in un lago nero calmo e 
piatto.

***


Si ritrovò a galleggiare mollemente su una superficie liscia e scintillante, perfettamente immobile; non si udivano suoni naturali che potevano far pensare a un paesaggio lagunare o marino, ma Nadine udiva una nota continua, molto lontana e gentile, pareva formata da un coro di voci bianche. Qualcuno stava avvicinandosi camminando, i piedi nudi emettevano il ciac-ciac tipico di una pozzanghera calpestata, piegò la testa all’indietro per osservare meglio: un’elegante figura rosea la stava guardando capovolta: Era una ragazza bellissima, dai capelli scuri, lisci come un mantello di seta e lunghissimi.
Non sapeva darle un’età, ma i suoi occhi erano di un bel blu intenso, vivo e luminoso che svelavano una enorme saggezza e conoscenza.
Era nuda, ma non sembrava preoccuparsene.
«Ciao Nadi.» la voce era calda, allegra, molto felice di quell’incontro non proprio fortuito.
«Io ti conosco?» avrebbe voluto saper camminare sull’acqua anche lei, ma riusciva a stento a restare a galla.
«Non mi hai mai vista come umana, mi conosci più con le sembianze da gatta.» La brunetta allungò la mano come a invitarla a interrompere le sue abluzioni.
«Non credo di farcela, sono stanchissima. Ho solo voglia di dormire, mi basta un’oretta.» disse Nadine sospirando e chiudendo gli occhi. Si sentì afferrare per un braccio e sollevare di peso.
«Non puoi. Ancora pochi minuti e Ingrid ti spezzerà il collo e moriremo entrambe… adesso io e te siamo una sola cosa, mi hai accettato ed io sono diventata parte di te, per sempre.»

La strega delle rocce riaprì gli occhi, anche lei era nuda e i suoi piedi non affondavano in quell’enorme specchio d’acqua stracolma di diamanti accesi, aveva l’impressione di stare camminando su una gigantesca gelatina di pietre preziose.
«Ingrid? Intendi Melanippe? E perché ti chiamano la strega delle tempeste?» La mano che stringeva era morbidissima e tiepida.
Quel posto con una miriade di stelle sotto i piedi stava cominciando a piacerle.

Continua...

Serie: Wiccats.


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