Per la Rodina

La marcia nella neve era stata lunga, Piotr si sentiva i muscoli caldi, allora si sistemò il colbacco.

Il compagno tenente agitò una bandierina. «Da quella parte».

Un gruppo di T34 uscì da un bosco di betulle che sembravano stalagmiti di ghiaccio e si spinse verso le trincee tedesche.

A dire il vero, più che tedeschi c’erano soldati romeni, ma tutti sapevano della Guardia di Ferro e di Antonescu il Conducător, quindi era un bene stritolarli sotto i cingoli dei corazzati.

I romeni iniziarono a far miagolare le MG42, i colpi tintinnarono sugli scafi e le torrette in delle danze di scintille, un attimo dopo i T34 aprirono il fuoco con cannoni e mitragliatrici.

Di fronte ai geyser di neve vaporizzata, il tenente gridò: «Urrà, urrà! All’attacco, per Stalin e la Rodina!».

Per la Rodina, già.

Piotr si mise a correre verso i romeni stringendosi alla telogreika il PPSh-41. Fece fuoco a sua volta, ma il suo contributo fu insufficiente di fronte a quello dei T34.

La compagnia arrivò a lambire la trincea romena come un’ondata della marea del Baltico e Piotr si sedette sotto un bastione. Preparò la F1

«Fuoco, per la Rodina, scacciamo i fascisti dal nostro sacro suolo!». Il tenente era più un gallinaccio che faceva rumore che un ufficiale mentre continuava ad agitare la bandierina.

Piotr lanciò la F1 e dopo che avvertì l’esplosione, si alzò per lanciarsi in un balzo da tigre dentro la trincea.

Vide i soldati romeni morti, altri feriti, e quelli illesi cercarono di fermarlo con baionette e pale da trincea.

Piotr scansò un colpo, esplose una raffica, fece lo sgambetto a un avversario e gli abbatté il calcio della pistola mitragliatrice in faccia.

La faccia…

Non sembravano romeni, più che lineamenti da slavi sembravano essere… germanici. Ma possibile?

«Per la Rodina». L’onda arrembante della compagnia sovietica si abbatté sulla postazione romena e i nemici lottarono come leoni.

«Voi non siete romeni, voi siete tedeschi!» disse Piotr nella loro lingua.

«All’inferno, rosso» sputò quel soldato tedesco.

Piotr capì che si trattava di una trappola, e corse dal tenente. «Compagno, dobbiamo stare attenti, sono tedeschi, non romeni!».

«E allora?».

«I romeni sono scarsi come guerrieri… I tedeschi invece! È questo il motivo della trappola».

«Poco importa. Li uccideremo tutti, sono sempre fascisti». L’ufficiale fece spallucce.

In effetti anche i tedeschi avevano la loro Rodina, la Vaterland, e presto sarebbe stata una terra di morti, pensò Piotr mentre tornava a combattere.

Era meglio così.

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Discussioni

  1. Io concetto di patria mi è del tutto estraneo, forse per questo non comprendo la guerra. Come di consueto mi ha dato la possibilità di affacciarmi su degli eventi storici di cui non avevo conoscenza