Per Zara

Zara, 1555

A Giuseppe i turchi facevano paura.

Stringeva l’archibugio e la forcella in una mano, stava attento a che il fodero della spada non gli intralciasse la corsa, teneva la schiena china e seguiva i commilitoni in cotta di maglia.

Intanto pregava.

I turchi lanciarono delle urla bestiali, neppure fossero esseri demoniaci, e fecero fuoco. Non solo i loro lunghi archibugi, ma pure i cannoni.

Tutto esplose.

Giuseppe non vide nulla, cadde in una buca seguito da un corpo morto e da acqua appiccicosa. Dopo un istante capì che era sangue a cui si era attaccata della terra.

Non lanciò nessun urlo di raccapriccio, preferì mordersi la lingua, aveva paura che i turchi si accorgessero di lui e gli tagliassero i genitali per renderlo un eunuco. Non l’aveva mai fatto con una donna, purtroppo, non ci teneva a perdere per sempre un’occasione di piacere carnale.

Sbirciò fuori dalla buca e vide che i turchi stavano avanzando.

Giuseppe pensò per prima di sparargli con l’archibugio, ma si accorse che la canna era sporca di terra. Non aveva il tempo di ripulirla.

Si arrampicò all’estremità opposta da cui stavano arrivando gli ottomani e balzò all’esterno. «Sono dei vostri, non sparate». Camminò fra i resti dei suoi amici.

I turchi spararono, i veneziani pure, Giuseppe si ritrovò in mezzo al fuoco incrociato e si spaventò. Inciampò per l’ennesima volta e avvertì i tremori del terreno. Certo, i turchi stavano arrivando come mostri.

Si rialzò, corse al portone di Zara. «Aprite! Aprite!» batté i pugni.

«Troppo tardi, compare: se apriamo, il nemico entra e ci fa a pezzi» gli giunse una voce.

Scoppiò in singhiozzi. «Mi volete sacrificare!».

«E se anche fosse?». Chiunque gli stesse parlando si distrasse e non gli diede più retta.

Giuseppe strinse i denti, si girò e accolse i turchi con l’archibugio come una mazza e la spada sguainata. Spezzò ossa di ogni tipo, i turbanti si sciolsero con il sangue, i turchi cercarono di abbatterlo con i pugnali ma lui resisté. Anche alle pallottole reagì bene: nonostante le ferite, rimase in piedi. Non era il desiderio carnale, ma l’odio: uccidere turchi era come uccidere veneziani, gli stessi che l’avevano condannato a morte.

Si appoggiò al portone, allora cadde all’indietro.

Incredibile, avevano spalancato il portone e i veneziani stavano sciamando fuori.

«Ma cosa…?» gemette.

«Abbiamo cambiato idea».

Giuseppe aveva bisogno di un cerusico.

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Discussioni

    1. Wittgenstein l’ho sentito nominare (lessi una sua citazione su un albo di Dylan Dog, “Mater Morbi” di Recchioni, anno 2010) ma non l’ho studiato. E, per risponderti, cerco sempre di essere realistico.
      Grazie per essere passata!

    2. Mi è rimasto impresso perché quando le informazioni si recepiscono fatte bene, e soprattutto in maniera significativa, è più facile da ricordare. Logico che se le informazioni vengono recepite tutte insieme, una marea, allora ci vuole più impegno e più memoria: all’università ho studiato filosofia (la facoltà non era filosofia ma scienze della comunicazione) e quando vedevo questa massa di informazioni fornite in modo indigesto facevo più fatica, ed è normale