Pesci volanti per aristocratiche spocchiose

Serie: Helena Everblue


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: L’arrivo di una misteriosa fanciulla dagli occhi cobalto sta per cambiare per sempre il destino degli abitanti della zona bassa di Cittanuova.

Ugo si sta chinando per raccogliere quel mucchietto d’ossa dagli occhi strani. Le offrirà del cibo, poi la inviterà ad andarsene. Nulla più. Sa meglio di chiunque altro che la zona bassa non è un buon posto per le bambinelle. Marco e Giona avrebbero gestito il banco dei merluzzi in sua assenza. 

«Boss, maledizione! Vieni che questa mi sta facendo uscire di crapa».

Ugo non sente la voce di Marco; si limita a osservare la bambina.

«Boss!»

L’ultima esclamazione è come uno schiaffo.

«Perdonami bambinella, ma dovrai avere ancora un po’ di pazienza».

Ugo non dimentica che il lavoro ha la precedenza. Si avvia in direzione del banco di merluzzi. 
Marco è in balia della donna più grossa che abbia mai visto: una matrona costretta in un abito rosa.

«Che problema c’è?» esordisce Ugo sfoggiando un sorriso di circostanza.

La matrona punta i minuscoli occhietti in quelli di Ugo. «Lei sarebbe?»

«Il proprietario di questo banco».

«Ah, forse qualcuno con del sale in zucca».

Ugo non vuole che la rabbia prenda il sopravvento. «Che problema c’è, signora?» ripete.

«Io sono un’aristocratica, signor?»

«Ugo».

«Bene, signor Ugo. Come stavo dicendo, sono un’aristocratica; Erpinia della Seconda Casata, fiera abitante della zona alta di Cittanuova…»

Più che nella zona alta, Ugo la vedrebbe bene nei bassifondi a far compagnia alle prostitute, ma si trattiene dal dar voce al suo pensiero.

«… Non certo una sciacquetta uscita dai buchi di fogna che si trovano in questi paraggi».

La rabbia si mescola al sangue, circola nel corpo di Ugo. Deve imprigionarla con catene invisibili. «Quindi?»

«Sono venuta qui per i pesci volanti del Mare Esterno. Invece mi ritrovo con questo vecchio,» indica Marco con un gesto stizzito, «che non solo mi prende per pazza, ma ha pure la faccia tosta di provare a rifilarmi dei merluzzi puzzolenti».

«Non vedo che altro dovrebbe proporle il povero Marco. Posso assicurarle che prima di finire nella rete, nuotavano che era un piacere, ma… Volare?»

«Non mi prenda in giro!» Il faccione di Erpinia è una maschera di sudore. «Dove tenete i pesci volanti?»

«Nel mio banco nessun pesce vola o volava, signora. Forse qualcuno ha raccontato in giro un po’ di storie acchiappa clienti».

«Se le tenga per sè, le sue storie. Io li ho visti! Saranno passate tre ore dal tramonto.» Erpinia rivolge i palmi al cielo, e Ugo non può fare a meno di notare che le mani della donna stanno tremando. «Erano come stelle d’argento, e si sono spente sopra questa zona».

«Stelle d’argento?! Di notte, qui nella bassa, o si dorme o si fotte. E io sono anni che non condivido il letto con una donna».

Marco, che nel frattempo era rimasto immobile come uno stoccafisso, si avvicina al donnone con passo claudicante. «Porco cagnaccio rognoso maladdestrato! Guarda che bella cassa piena di pesce! Te la do per mezzo giallo. Avanti donna, avanti!»

Ugo non può fare a meno di notare che la cassa alla quale fa riferimento il vecchio è la stessa che fino a poco tempo prima stava sulle spalle di Giona; non certo merce di prima qualità. Teme che alla donna non sia sfuggito quel piccolo particolare e l’uscita di quest’ultima non fa che avvalorare i suoi dubbi: «Zitto! Se credi che una come me possa comprare della merda simile sei fuori di testa».

Ugo conosce i suoi limiti alla perfezione; il carattere irascibile che lo accompagna da quando era solo un marmocchio. Fa di tutto per controllarsi, ma il calore del fuoco che brucia in fondo al suo stomaco si sta propagando a una velocità allarmante. Esplode. «Se ne vada viaaa».

«Oh, assolutamente no! Non me ne andrò finché non tirerete fuori quei dannati pesci. So che li avete presi».

«Mi sta facendo girare le palle! Se ne vadaaa».

«Altrimenti che fa? Vuole picchiarmi davanti a tutta questa gente?»

Il mercato brulica; un ammasso di esistenze indaffarate.

«Qui nessuno vede e nessuno sente, signora mia. Ci comportiamo così, noi gentaglia uscita dai buchi di fogna».

Ugo infila le mani nelle tasche della sua tunica; sta cercando una cicca di tabacco da masticare, un’illusoria panacea. Nulla, i polpastrelli delle sue dita incontrano solo piccoli rimasugli. Continua a parlare, sputando invettive in direzione del donnone, ma questa non lo sta più a sentire; la sua attenzione è catturata da una ragazzina simile a uno spettro, esile come gli ultimi rami degli alberi protesi verso il sole. Si è fiondata sulla cassa e, afferrato un pesce, lo sta per ficcare in bocca.

«Lo sapevo!» biascica Erpinia. «Lo sapevo che stava succedendo qualcosa di strano. I pesci volanti non mentono…» Si avvicina alla ragazzetta con passo pesante: il braccio destro alzato, pronto a colpire. «… Non è così, piccola stronza del-»

Un’urgenza colma la mente di Ugo: non permetterà che quella donna faccia del male alla bambinella.

«Adesso basta!» urla. Afferra Erpinia e, con una spinta nervosa, la scaraventa per terra. Il volto di quest’ultima disegna un’ espressione tra stupore e follia.

«Ahhhh, la mia schiena! Io vi denuncio, vi denuncio tutti quanti. Le Autorità della zona alta vi faranno chiudere, vedrete se non lo faranno».

Per Ugo, le minacce di Erpinia sono vuote; ogni suo pensiero è rivolto alla bambinella. La piccola ladra di pesci spalanca gli occhi. Il pugno di Marco la raggiunge con una forza da spaventapasseri sufficiente a farla finire nella polvere. A Ugo sembra di sentire un suono ovattato quando la nuca della ragazzina incontra i ciottoli vischiosi che decorano il terreno, ma forse è solo suggestione.

«Ben ti sta, stupida mocciosa» ringhia Marco, lanciando un’occhiataccia alle palpebre serrate della piccola. «Il pesce non lo rubi più».

Ugo si avvicina alla bambinella, le afferra un polso tra due dita; le ossa di cartapesta scricchiolano sotto la lieve pressione. Il battito è debole, ma presente.

«È solo svenuta, stupido vecchio».

«Vabbè, aspetta che uso il coltello».

«Vedi di starle lontano! Stalle lontano».

Continua...

Serie: Helena Everblue


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Discussioni

  1. Ciao Dario, non mi ero accorta che l’incipit della storia fosse così vecchio! Sono contenta che tu abbia dato una possibilità a questa storia, perché mi ha conquistata da subito. I dialoghi serrati, i personaggi grotteschi e l’ironia ruvida rendono il mercato di Cittanuova un luogo vivido, popolato da figure sopra le righe, ma sorprendentemente credibili nella loro umanità e nelle loro contraddizioni. Mi piace soprattutto il contrasto tra la brutalità di questo mondo e l’istintivo bisogno di Ugo di proteggere la bambina, che continua a essere il centro silenzioso di tutto. Sono proprio curiosa di scoprire la sua storia!

    1. Grazie mille, Tiziano. Sto lavoranzo alla nuova versione di Helena Everblue da quasi un anno. Pian pian la pubblicherò su Open (Finora, oltre a questo episodio, ho riscritto e ripubblicato il primo “La fanciulla senza nome”). Ti confesso che pensavo di farne un romanzo e proporlo a qualche CE, ma alla fine ho deciso che Edizioni Open è la scelta giusta (attenzione, sia chiaro che la mia scelta non è figlia di qualche rifiuto) in quanto la storia e i suoi personaggi sono nati su queste pagine.