
Pirati volanti
Serie: Goblingeddon
- Episodio 1: La spada
- Episodio 2: La porta
- Episodio 3: L’elmo
- Episodio 4: Oro e cretini
- Episodio 5: Il tempio del Dio Liquido
- Episodio 6: Morik, il Grande Guerriero Goblin
- Episodio 7: La fortuna sorride ai malvagi
- Episodio 8: Sogni colorati
- Episodio 9: L’erba
- Episodio 10: La morte
- Episodio 1: Pirati volanti
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Ci aveva provato a fuggire, a lasciarsi tutto alle spalle, ma era più forte di lui: non poteva andarsene, non ancora. C’erano solo due cose che Raki amava più dell’oro: il saccheggio e la vendetta. La sensazione soverchiante di saliva e sangue, che riempie la bocca mentre attorno il mondo va a fuoco e una bolgia di corpi cade nelle fiamme pungenti della morte, lo faceva sentire vivo, degno di portare la propria spada a incontrare come tiepido fodero il colon dei propri aguzzini. Lorque era lì, da qualche parte, nascosto nella sua tenda assalita dagli uomini o urlante fra la calca di teste che divorziavano dai propri corpi. Lo avrebbe trovato, e a quel punto…
Campoforno era diventato un inferno. I barbari nerboruti stavano facendo a pezzi il villaggio, riparati dietro pesanti scudi ai quali si aggrappavano con i denti i più stupidi fra gli arkà. I guerrieri del popolo scappavano, i calzolai attaccavano a testa bassa, i macellai cantavano la gloria dell’ultimo giorno e i sacerdoti del Dio Liquido preparavano l’ascesa a forma gassosa.
Nell’oscurità, Raki sapeva come muoversi. Silenzioso come un gatto in un canile, scivolò lontano dai bestioni barbuti, diretto alla tenda dello sciamano. Era riuscito a liberarsi grazie a doti da contorsionista, la punta dell’elmo e la fedele spada a saetta. Ora che ci pensava, era forse la prima volta che la usava, quella spada. E non ci aveva ancora ammazzato nessuno.
«Una lama vergine per te, Lorque. Sto arrivando a prenderti.»
Un guerriero goblin coperto di pelli di coniglio gli sfrecciò al fianco, brandendo un mazzafrusto e lanciando grida di guerra. Sembrava davvero convinto di difendere Campoforno. Erano stati indottrinati bene, alcuni. Così, mentre la testa del leprotto selvaggio incontrava il suolo sotto l’amorevole spinta di un martello da guerra, Raki pensò di fare un taglio sul retro della tenda mistica, per infilarsi di soppiatto e prendere il bersaglio di sorpresa.
«Finalmente! Ora la pagherai, infame bastardo!» Le sue parole risuonarono potenti e minacciose, anche se la sua figura incastrata nei tendaggi sbrindellati dovette smorzare in parte l’effetto.
All’interno, però, non c’era solo il folle goblin con il copricapo di piume.
«E questo scempio come ha fatto a slegarsi?» Sorgiva lanciò uno sguardo di sdegno a Raki che, mentre si liberava, si prese la briga di ringhiare.
«Tu! Tu e i tuoi scagnozzi ridicoli. Sono contendo di averti trovata. Te la farò…»
«Lorque, ti prego, fa qualcosa. Mi disgusta parlare con questo coso.» Con la grazia di una scrofa nel porcile, Sorgiva agitò la mano inanellata in direzione dello sciamano. Lorque rideva, o forse no: aveva un sorriso statico sul volto, simile a una paresi. Mostrava i denti marci e scheggiati, due dei quali di ferro, e una sorta di apparecchio metallico che lo forniva di un aggiuntivo paio di canini scintillanti. Da dietro la maschera si potevano vedere gli occhi a palla, fissi e spalancati, puntati su Raki.
Il goblin delle montagne non esitò. Si lanciò dritto contro il mostro che lo aveva torturato, ricucito e fuso con l’armatura che ora era parte di lui.
«Ah-ah!» ghignò Lorque, schivando gli affondi. «Te la cavi bene! Sì, sì, ho fatto un ottimo lavoro» disse sganciando una sonora bastonata sulla testa di Raki.
«Resta fermo, carogna. Ti devo far provare quanto è divertente farsi tagliare e cuocere vivi!»
Iniziarono a danzare nello spazio limitato, con Sorgiva corsa a rifugiarsi sopra una cassa di pezzi di ricambio. Dall’esterno provenivano urla e strepiti e scoppi violenti, ma sembrava tutto molto lontano. Sul volto del capovillaggio si poteva leggere perfino noia.
Lorque cominciò a ridere sguaiatamente. A ogni colpo assestato si divertiva sempre di più, come se il suono vuoto dell’elmo di Raki lo solleticasse in posti innominabili.
«Sta fermo!» Nonostante l’età, Lorque era incredibilmente rapido e scattante. Doveva aver stretto un patto con qualche demone delle profondità, per forza: altrimenti come si spiegava che Raki non riuscisse a colpirlo?
In compenso, però, il rabbioso guerriero delle montagne colpì qualcos’altro. Non se ne sarebbe nemmeno accorto, se Lorque non avesse cominciato a bestemmiare divinità conosciute e misteriose.
«No! Cretino! La leva! L’aria calda!» Con una mano deviava i colpi di Raki, con l’altra tentava con tutte le forze di rimettere al suo posto un lungo palo di legno, uno dei suoi meccanismi demoniaci. Raki non si sarebbe fermato, anzi: era il momento di approfittarne. Era sicuro che l’ultimo fendente sarebbe andato a segno, se il terreno non avesse cominciato ondeggiare.
«Nooo! Non ancora!» Lorque sembrava fuori di sé, ma nulla poté fare per evitare che la tenda, in pochi, lunghissimi secondi, cominciasse a gonfiarsi.
I tre cercarono di reggersi a qualcosa, mentre la copertura in tela si alzava verso l’alto, riempita di aria calda pompata da mantici nascosti chissà dove. Il pavimento, in parte coperto di terra, ma per lo più composto da assi di legno, si librò in aria trascinando laboratorio, goblin e odio mefitico con sé.
«Il mio zeppelin! Il mio zeppelin… ah-ah, vola!»
In men che non si dica si ritrovarono tutti a tre metri da terra. Poi quattro, cinque…
La tenda dello sciamano era diventata uno zeppelin, con tanto di cime, timone, pallone gonfiato di aria calda, stiva sottocoperta e barcone di legno abbastanza grande per portare una piccola ciurma di pirati. Era una vera nave, con un pallone volante al posto delle vele.
«Ma che diavoleria è mai questa…» Raki non credeva ai propri occhi. Stavano veramente volando! E tutta quella roba era stata fin’ora sotto la casa dello sciamano? Fuoribordo, poteva vedere il campo di battaglia, sotto di loro. Saccheggi, capanne in fiamme, morti ovunque: si stavano librando nell’aria sempre più lontani dalla misera fine che stavano facendo gli altri goblin. «Incredibile» sospirò, tenendo ancora salda la spada in mano, ma strabiliato da quanto stesse accadendo.
Sorgiva sporse in fuori le gambe, restando a sbalzo su Campoforno che bruciava. Sembrava non importarle nulla del villaggio, né dei suoi abitanti, che urlando come ossessi tentavano di difendere l’indifendibile. Era ormai tutto alle spalle, là sotto, fra strade luride e metallo perduto, alla mercé dei saccheggiatori umani. Avevano poche difficoltà a continuare la loro opera di devastazione e, per quanto qualcuno fosse stato ferito, nessuno sembrava potesse essere arrestato.
Raki spaziò con lo sguardo sulle torrette di vedetta, ormai spoglie di guardie e difensori. Fissò il massiccio portone che lo aveva schiacciato, il primo incontro in quella piana maledetta. Se solo gli imbecilli del villaggio avessero avuto più sale in zucca, ora non sarebbe arrivato a quel punto. E non avrebbe nemmeno rischiato la vita per una missione suicida. Morik, sì, l’unica soddisfazione era che Morik era là, fra gli umani, morto, morente o prossimo candidato allo sventramento. Non c’era nulla che quel pallone gonfiato potesse fare per salvarsi. Alla fine, Raki era sopravvissuto. Lui no. E Lorque stava per fare la stessa fine.
Raki, però, non riuscì mai a girarsi. Non vide nessuno. Sentì poco, perché le orecchie cominciarono subito a fischiare: tutto si ovattò, tranne una pesante voce, roca e malvagia, che gli augurava il meglio.
«Buon volo, bastardo.»
Un calcio pesante, uno stivale in metallo, e Raki fu spinto oltre il parapetto dello zeppelin. Cadde nel vuoto, libero nell’aria come un piccione senza ali. Rapidamente, ogni secondo lo avvicinava di più alla terra arida e atroce che alla fine gli si era rivoltata contro. Se solo avesse avuto tempo… l’avrebbe fatta pagare a tutti. Invece ora era lì, in caduta libera, dritto dritto verso il tempio del Dio Liquido. Un posto davvero idiota. Ma si avvicinava veloce. Davvero veloce.
Un uomo stava salendo le scalinate. Aveva l’ascia in mano e un sacco nell’altra.
Un paio di sacerdoti correvano. Ma non verso il nemico: verso l’interno. Raki li vide bene, prima di toccare terra. Portavano ampolle di un liquido trasparente.
Correvano dritti verso il calderone centrale.
Furono un istante troppo lenti: Raki capì che non avrebbe fatto in tempo a vederli arrivare. Ma in fine fu sicuro che, nonostante i pirati volanti sopra le loro teste fossero molto in alto, tutti avrebbero conosciuto il bacio dell’ultima benedizione di Campoforno.
E, con l’esplosione del tempio, tutto sarebbe finito in un’enorme apocalisse goblin.

Serie: Goblingeddon
- Episodio 1: Pirati volanti
Grazie Micol, son davvero felice che ti abbia fatto una buona compagnia! Il progetto è arrivato a conclusione su questo bel portale e, per ora, qui continua a dare i suoi risultati. Chissà che un giorno prenda il volo per pascoli ancor più esplosivi 🙂
Ciao Fabio, sono riuscita a recuperare la tua serie oggi 😀
Originale, ben scritta, mi ha tenuta con il fiato sospeso fino alla fine. Un inedito viaggio nel mondo dei goblin, crudo e ironico, che colpisce la fantasia del lettore.
Bella conclusione, sono rimasto col fiato sospeso per tutto l’episodio, sei stato bravissimo.
Sono contento che la tensione sia durata fino alla fine: le vicende di Raki lo meritavano. Il lavoro continua 😉
Ciao ti leggo da un po’. Mi sono sempre chiesto come si possa riuscire a scrivere di cose che non si sono mai viste. Io non sarei capace di farlo. Quindi, ottimo, complimenti a te e alla tua immaginazione. Mi piace la tua storia
Ti ringrazio davvero, niente è più soddisfacente di riuscire a mostrare qualcosa di personale e diverso dal comune, pur attingendo a elementi non del tutto estranei. E a far contento anche chi legge, non solo chi scrive. Ma per essere sincero fino in fondo, non posso dire di non aver mai visto queste cose: dentro la mia testa c’è una costante apocalisse.