
Polvere di caffè
Serie: Rami spezzati
- Episodio 1: Polvere di caffè
STAGIONE 1
Il respiro profondo durante il sonno non lo sopportava più, è passato tanto tempo da quando quel suono scandiva il ritmo del suo riposo. Adesso è diventato un porto sicuro, finché continua vuol dire che non deve sopportare il suo sguardo addosso.
Emilia rimane sdraiata con la testa che è diventata un macigno su quel cuscino soffice, si gode per quel che può gli ultimi momenti di pace.
Ogni sera si addormenta con lo stesso sogno a occhi aperti: vivere un’intera giornata senza la sua costante presenza, respirare fino a in fondo la libertà e non mozzarsi il fiato soltanto per paura di fare il minimo rumore e quindi dare fastidio.
Con movimenti millimetrici si mette seduta, guarda la sveglia sul suo comodino, sono le 6,45, il suo orologio interno è diventato sempre più bravo ad alzarsi sempre allo stesso orario.
Scosta con lentezza la trapunta e il lenzuolo dalle sue gambe, attenta a non muovere troppo in fretta le mani. Emilia si è abituata ai movimenti delicati, i gesti controllati e le urla che spaccano i timpani.
Scende dal letto e con il suo passo felpato raggiunge la cucina. Prepara la caffettiera con la sua solita premura: acqua, filtrino, polvere di caffè quanto basta. Usa sempre lo stesso cucchiaino per lo zucchero, lo ha comprato diverso proprio per utilizzarlo soltanto per quello scopo.
Ma per quanto impegno ci metta ogni mattina, non sa mai se il risultato è abbastanza perfetto per suo marito. Emilia sa che è colpa sua, non è mai stata brava a fare il caffè, né a cucinare o cucire un bottone. Ingoia i pensieri che si fanno spessi come la nebbia attaccata ai lampioni la sera e aspetta con la porta della cucina semi-chiusa che la moka borbotti.
Riempie la tazzina di suo marito per prima, per non far cadere neanche un granello di posa all’interno, lo zucchera e lo mescola con movimenti circolari e poi dal basso verso l’alto. Il suo di caffè lo può bere soltanto quando è stata emessa la sentenza. Non le è concesso il lusso di essere la prima persona della casa a bere il caffè. Lei non lavora, non si merita di poter usufruire per prima dei piccoli piaceri della vita.
Apre lo scolapiatti e prende un piattino con il bordo marrone e il disegno di un chicco di caffè a un lato. Sistema la tazzina in modo che il manico corrisponda al disegno sul piattino e si avvia verso la camera da letto.
Appoggia il piattino sul comodino ma il tremore delle mani la tradisce, il tintinnio della ceramica che balla fa svegliare di soprassalto suo marito.
D’istinto lei indietreggia e usa le braccia per farsi da scudo. Lui sventola le coperte con rabbia e la spintona facendola sbattere contro lo spigolo del comò. Emilia non reagisce, il suo viso diventa una scultura di cemento, non trasparisce nessuna emozione.
Ha le labbra serrate e lascia cadere le braccia lungo il corpo, è giusto così. Sa di meritare i suoi schiaffi, i suoi pugni, i suoi calci. Emilia sa di essere una buona nulla, lo ha sentito così tante volte che alla fine se ne è convinta.
«Non sei capace neanche di appoggiare una tazzina sul comodino» e si scaglia su di lei con uno schiaffo che le fa rimbalzare la testa dall’altro lato. Emilia ritorna subito nella posizione da statua senza neanche battere ciglio. Può solo sperare che il caffè sia perfetto e che la mattinata di suo marito migliori.
Ma ha imparato a non avere troppe aspettative, spesso ne è rimasta delusa. Emilia sa di essere una donna da punire, in fondo tutti sono capaci a preparare un caffè come si deve e appoggiarlo sul comodino, poi aspettare le 7,00 e svegliare il proprio marito con dolcezza. Soltanto lei non ne è capace.
Il solo pensiero che ogni mattina deve appoggiare le sue labbra alla faccia di suo marito le si chiude lo stomaco, lo fa perché deve ma sente solo i succhi gastrici salire e bruciarle la gola.
Suo marito svuota la tazza in un unico sorso e la sbatte sul piattino.
Le passa davanti come si fa davanti a un soprammobili e si chiude in bagno.
Emilia ritorna a respirare, il corpo le si ammorbidisce di nuovo e si sfiora la guancia già rossa.
Vorrebbe sedersi sul letto e piangere senza mai smettere, ma non può. Appoggia sulla sedia una camicia azzurra ben stirata e un paio di pantaloni blu e torna in cucina a preparare la colazione.
Nel suo sogno ad occhi aperti immagina di uscire e andare a fare colazione in un bar, sedersi a un tavolino al sole e spizzicare con le mani un croissant vuoto e sorseggiare un cappuccino. Ingoia altra saliva acida e posa su un piatto tre fette biscottate e un barattolo di marmellata di arance.
Non ricorda neppure l’ultima volta che si è seduta al tavolino di un bar, però la sensazione che provava quando si gustava tali delizie era indelebile. Una voce dura spazza via il suo ricordo.
«Preparale tu le fette biscottate, a causa tua sto facendo tardi!» ordina dalla camera a fianco.
Emilia vorrebbe tanto che le mani le smettessero di tremare, ma per quanto ci provi non riesce a fermarle.
La paura di fallire anche questa volta è troppa. Non può commettere due errori nella stessa mattina.
Quando il marito si siede a tavola lei rimane in piedi, il rumore della sua masticazione è ancora più insopportabile del suo respiro. Il suo stomaco brontola.
«Ma che cazzo! Che schifo! Non puoi contenere i tuoi istinti quando sto mangiando?» gli urla contro.
Emilia ingoia la saliva sperando che basti a silenziare la sua fame almeno finché il marito non esce di casa e può sedersi al suo posto e bere un caffè tiepido e mangiare qualcosa.
La fortuna sembra girare dalla sua parte, perché l’uomo si alza senza dire neanche una parola, scrive sul frigorifero cosa desidera per cena e se ne esce sbattendo la porta.
La donna si rilassa e si accascia sulla sedia sentendo il peso divenire piano piano più leggero.
Suo marito non ricorda che prima di sposarla Emilia studiava chimica, ha nascosto un piccolo flaconcino con un contagocce e ogni mattina gliene mette 5 nel caffè.
Da domani è il caso di iniziare a metterne 7.
Serie: Rami spezzati
- Episodio 1: Polvere di caffè
Una voce….e un corpo di donna…..e il dolore, la sofferenza, la paura…..è impossibile non sentirsi coinvolti.
La tua opera è forte….tratteggia con maestria un presente che mette la donna in un angolo….ed è proprio leggendo questo racconto, breve, efficace e incisivo che si riflette, ci si infuria e poi si riflette di nuovo.
Occorre passare attraverso emozioni forti per pensare che è ora di non passare più oltre…….
Grazie mille
Nel tuo racconto hai usato termini corretti in circostanze giuste in cui hai saputo trasmettere l’ansia, l’agonia e la sofferenza di Emilia con molta cura dei dettagli. Complimenti!
E… sarò in attesa del secondo episodio, se ci sarà 😉
Grazie, un po’ a rilento, ma ci saranno altri episodi.
“Ingoia i pensieri che si fanno spessi come la nebbia attaccata ai lampioni la sera e aspetta con la porta della cucina semi-chiusa che la moka borbotti”
👏 bello, questa frase trasmette la passione che hai messo per scrivere questo racconto.
Bello. Cinematografico quasi. La lentezza dell’azione è perfetta.
Grazie mille
Racconto intenso e scritto benissimo che ti trascina nella paura di Emilia. Spero che quelle 7 gocce possano essere pian piano una liberazione.
Grazie mille
Bellissimo titolo
Grazie 😊