Pomeriggio di morte

Serie: L'Urlo Muto delle Ombre


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Racconto autoconclusivo;
“L’urlo muto delle ombre” è un’antologia di racconti.

“Secondo Lei” esordì il piccolo Jo rivolgendosi alla Signora Sigurtà. Il suo sguardo si perse per un secondo, focalizzandosi su un punto in fondo al parco, oltre i cespugli di rose. Lì, un ragazzino della sua età teneva un braccio un cagnolino. La coda sottile del cucciolo si dimenava velocissima. Il suo collare era di un rosso vivo che risaltava anche da tanto lontano.

“Secondo lei” ripeté ritrovando il filo del discorso, “dove andiamo a finire quando moriamo?”

La Signora Sigurtà si prese del tempo per rispondere. Era una bella giornata, e tirarla per le lunghe permetteva di ammirare le nuove fioriture. E poi, quella era decisamente una domanda che imponeva di prendersi del tempo.

“Una volta, quando mio marito era ancora vivo e io ero molto giovane, credevo nel paradiso e nell’inferno” disse. Si prese un’altra pausa. Quando nessuno parlava, dalle cime delle querce e dei pini giungevano i cinguettii degli uccelli. Jo se li immaginava blu, appollaiati sui rami a cantare come il coro della chiesa.

“O il purgatorio” precisò saputo Jo. “Me lo ha detto la nonna.”

La Signora Sigurtà abbassò lo sguardo sul ragazzino. “Non essere sciocco” disse. “Non hai mai visto tua nonna.”

Jo si incupì. Poi sollevò lo sguardo e guardò in fondo al parco: il ragazzino era ancora là. Ora però le mani non cingevano il torace del cane, sotto alle zampe anteriori, come prima. Erano serrate attorno al collo, e il rosso del collare non si distingueva più.

“È morta” disse Jo.

“Prima che tu potessi comprendere il significato della parola purgatorio” precisò la Signora Sigurtà. “Perché devi raccontare bugie?”

Jo fece spallucce. “Mi piacerebbe che fosse ancora viva. Sarei stato bene con lei.”

“Non l’hai conosciuta. Come puoi sapere che ti sarebbe piaciuta? Come puoi essere certo del fatto che, per esempio, non fosse un’alcolizzata e che ti avrebbe trascurato?”

Jo si accipigliò. “Ne sono sicuro” disse, “perché me lo ha detto mia mamma.”

La Signora Sigurtà guardò Jo, ma stavolta il suo sguardo si era ammorbidito.

“In realtà” disse Jo, “mi immagino la nonna. Me la immagino quando sono solo. E anche la mamma, me la immagino.”

Venne un’altra pausa, durante la quale giunse, dal laghetto, lo starnazzare di un’anatra. Jo continuava a osservare il ragazzino con il cane. Il cucciolo si dimenava, e la coda continuava a muoversi, ma in modo diverso rispetto a come fanno i cani quando sono felici.

“Comunque” disse La Signora Sigurtà sorvolando l’argomento dei parenti defunti di Jo, “con la morte di mio marito non ho più creduto nell’aldilà.”

“Perché?” 

“È morto in una maniera talmente orribile, che mi porta a escludere l’esistenza di Dio.”

“Beh, potrebbe provare l’esistenza del diavolo. E quindi… forse esiste solo l’inferno.”

“No” disse La Signora Sigurtà scuotendo il capo. “Il diavolo non avrebbe una tale faccia tosta.”

Jo indugiò pensando. Poi, con cautela, disse: “Cosa è successo a suo Marito?”

Ancora silenzio. Jo si accorse che quando smettevano di parlare non solo si udivano i rumori del parco. Anche gli odori si distinguevano meglio. Per esempio, nell’aria c’era un forte aroma di pino. Siamo così limitati pensò. E gli venne da pensare a come i gatti, di notte, restino storditi dai fari delle auto, facendosi investire. Si preparò a ricevere una ramanzina. Forse, con quella domanda si era spinto troppo in là.

Invece, La Signora Sigurtà disse: “Stava lavorando alla linea elettrica. Io gliel’avevo detto di chiamare un elettricista ma sai, si fa sempre di tutto per risparmiare qualche soldo… alla fine ho smesso di rimproverarlo e mi sono messa a cucinare una crostata.”

“Buona la crostata” disse Jo.

“A un certo punto – il piano cottura era su un’isola che guardava il cortile, quindi ho visto tutto – mio marito deve aver toccato con la mano un filo scoperto.”

Gli occhi della Signora Sigurtà, notò Jo, erano vuoti. Come se in quel momento non stesse guardando nel mondo in cui si trovava, ma in un mondo passato, fatto di ricordi. In fondo al parco il ragazzino continuava a stringere le mani attorto al collo del cucciolo, strattonandolo a destra e a sinistra.

“È esploso” disse pacatamente la Signora Sigurtà.

Cosa?” 

“Un attimo prima era lì; e un secondo dopo la testa, le gambe e le braccia gli sono saltate via. Il petto si è gonfiato e si è frantumato in tanti brandelli di carne e ossa e pezzi di tessuto.”

Jo non disse nulla. Il modo in cui la Signora Sigurtà stava descrivendo la morte del marito aveva qualcosa di inquietante. Ci fu un rumore sopra le loro teste. La Signora Sigurtà non ci fece caso; Jo invece alzò lo sguardo. Da un ramo in alto in uccellino cadde, sbattendo le ali ma senza riuscire a spiccare il volo. All’impatto con il suolo una nuvoletta di piume azzurre si levò nell’aria, e il vento le portò lontano.

“Voglio dire” disse la Signora Sigurtà, “una fine del genere non ha nulla di umano. Mio padre si è beccato una pallottola in Russia. Mia cugina Mara è stata spinta da un ladro che si era intrufolato in casa sua e ha battuto la testa contro lo spigolo del piano in marmo della cucina. Tuo cugino di secondo grado è morto soffocato da una ciliegia ingoiata senza masticare. Sua madre non era a casa. Queste sono morti degne di persone per bene. Ma esplodere… come un uovo riscaldato nel microonde”. La Signora Sigurtà scosse la testa.

Jo ragionava su cosa avrebbe potuto dire per consolarla. Il suo sguardo finì inevitabilmente in fondo al parco. Il cagnolino aveva smesso di muoversi. Il ragazzino lo scrollò, lo osservò, e infine lo gettò in mezzo ai cespugli di rose. Il corpo del cucciolo rimase impigliato nelle spine. Rimase a riposare a mezz’aria.

“Cosa ha fatto quando suo marito è… scoppiato?” chiese Jo.

“C’era sangue dappertutto” disse la Signora Sigurtà scandendo le parole. “Ho abbassato lo sguardo, e le mie mani reggevano la crostata di ciliegie. La presa è venuta meno, e la crostata si è spiaccicata sul pavimento bianco.”

“Ha urlato, vero? Scommetto di sì.”

“Sì, Jo. Ho urlato.”

Continua...

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