
Pornoromanzo
Serie: Le novelle della Luna: il lamento del mare
- Episodio 1: La Dea Eva
- Episodio 2: La vita dopo il disastro
- Episodio 3: Le novelle della Luna: il lamento del mare
- Episodio 4: L’Eros si risveglia
- Episodio 5: Pornoromanzo
- Episodio 6: Le lacrime dei fiocchi di neve
- Episodio 7: La decisione
STAGIONE 1
Quella notte non chiusi occhio, e mi convinsi che Eva non aveva fatto nulla di tutto ciò con consapevolezza, era più probabile che fossi stato io ad interpretare in malo modo i suoi atteggiamenti. Ahimè, mi sbagliai di grosso.
Nei giorni successivi Eva non perdeva occasione di stuzzicarmi, perfino dinanzi a suo padre, ma senza che quest’ultimo ovviamente se ne accorgesse. Inizialmente si era mostrata tanto timida e riservata, ma bastarono un paio di giorni che si affezionasse subito a me, mostrandomi quel suo lato provocante ma innocente, due opposti che solo in una bambolina come quella riescono a coesistere.
Ricordo di una mattina, per esempio, mentre ero intento a curare il mio giardino, e Andrea era uscito di casa poco prima, Eva mi raggiunse, mi salutò con un bacio sulla guancia come faceva di solito, e andò a sdraiarsi all’ombra di un pesco. Cominciò a giocare con un paio di gattini, erano di un vicino, ma spesso venivano a sonnecchiare nel mio giardino. Indossava una gonna corta e che svolazzava di qua e di là nel mentre si rotolava, scorsi più volte l’intimo rosa e sottile messo in risalto dalla pelle bruna.
A coprirle il busto aveva una maglietta con maniche a palloncino, era adorabile, la faceva sembrare una bambina, se non fosse per la profonda scollatura, e che muovendosi, i seni si intravedevano più del dovuto. Mi chiesi istintivamente come mai suo padre le comprasse solo vestiti che non coprissero nulla.
Io tentai di non guardare più i suoi fianchi, il seno, il suo sedere, le sue gambe, le sue spalle, ma era impossibile.
Eva si accorse che la stavo guardando, forse dovevo avere anche un’aria da maniaco, lei però non fece nulla per coprirsi, al contrario, poggiò i gomiti a terra, e lentamente si sdraiò con tutto il corpo, ormai la gonna non le copriva più nulla. Credetti di impazzire però quando cominciò a fare quella sua espressione, con il sorriso innocente di una bambina e lo sguardo seducente da donna. Baciata dal Sole era ancora più bella.
A quel punto sapevo che non ero più in me, e gettando a terra la forbice da giardino andai a rinchiudermi in bagno, cercando di darmi un po’ di sollievo. Avevo capito che Eva non fosse una di quelle ragazze di una volta, caste e serie, ma mi domandavo per quale ragione dovesse sedurre un vecchio come me. Una persona come lei poteva avere chiunque al suo fianco, molto meglio di me, anche solo per spassarsela.
Eva inoltre cominciò ad avere tante altre “brutte abitudini”, ovviamente sempre quando suo padre non era nelle vicinanze, ed accadeva molto spesso.
Ogni volta che faceva un bagno, lasciava la porta aperta. Quando mi trovavo nel mio studio anche io avevo la porta spalancata per via del caldo torrido, e alzando gli occhi potevo vedere Eva sdraiata nuda in vasca a rilassarsi e mettersi in mostra, io non potevo fare altro che alzarmi e chiudere violentemente la porta, cominciando subito a sudare per il caldo e per l’eccitazione.
Oppure mentre sedevo a leggere un libro o ero sul divano per guardare la televisione, lei ogni volta si sedeva sulle mie gambe e iniziava a farmi troppe domande su quello che stessi facendo.
O ancora, quando suo padre era fuori, ne approfittava per “indossare” -ma onestamente era una parola grossa quella- una lunga maglietta bianca semitrasparente, che le metteva in mostra tutto il corpo.
Credetti di avere un infarto invece quando una sera mi recai in camera sua, per riferirle soltanto ciò che mi aveva detto Andrea prima di andare via. Quando entrai notai che era sdraiata sul letto prono, leggeva un libro che le avevo prestato, uno di fiabe, a detta sua non le piaceva leggere i romanzi lunghi e noiosi. Aveva i capelli raccolti in due trecce, una semplice maglietta nera di suo padre e un paio di calzini bianchi. Dopo che le riferii il messaggio annuì sorridente e tornò a leggere. Io quasi mi preoccupai poiché era “vestita” per una volta e sembrava non avere intenzione di far nulla. Io feci allora un cenno col capo per salutarla, e mi avvicinai alla porta ancora un po’ sospettoso. Mi voltai appena prima di uscire, anche lei lo fece, ma con più discrezione e con un sorriso che pareva malefico, e con una mano sollevò leggermente la maglietta. Io sgranai gli occhi quando mi accorsi che non aveva l’intimo, e corsi fuori dalla stanza sbattendo la porta.
Dovetti poggiarmi al muro e riprendere fiato con una mano sul cuore, onestamente l’avrei presa e fatta mia così com’era messa, ma non potevo, purtroppo. Era perfida a tentarmi così quella mocciosa!
Passate alcune settimane Eva cominciò a conoscere meglio casa mia, e così cominciò a stuzzicarmi anche quando suo padre era presente, senza farsi beccare.
Una sera però lei riuscì a sfiorare la mia anima con i suoi artigli, e credetti di non poterle più resistere. Passai l’intero pomeriggio a letto, avevo un forte mal di testa. Mi giravo e rigiravo fra le lenzuola, non trovando pace. Sentii poi leggeri passi avvicinarsi alla mia camera, era Eva, ne ero sicuro, e bussò alla mia porta.
“Fabio” sussurrò lei. Io mormorai a voce bassa di cosa avesse bisogno, e senza il permesso di entrare lei lo fece. Venne a sdraiarsi accanto a me, con il viso ad un soffio dalle mie labbra, e le dita che si poggiarono fra i miei capelli.
“Come stai? Hai bisogno di qualcosa?” quando fece scivolare le dita sulla mia guancia scattai in piedi e mi allontanai subito.
“Eva! Sto benissimo, n-non mi serve nulla, g-grazie!” balbettai, e andai a recuperare la prima cosa che potessi indossare. Non ero timido, ma dinanzi una ragazza come lei tutti gli uomini si sarebbero sentiti in soggezione.
Lei rimase sdraiata sul mio letto, e poggiò il viso sulla mano “Sei sicuro? Sembri molto pallido” ma io la rassicurai “Sto benissimo tesoro”.
A quel punto si sollevò e si mise in piedi sul letto per essere alla mia altezza, mi venne vicino e poggiò le braccia sulle mie spalle “Può restare a dormire una mia amica? Per favore” mi supplicò, facendo un’espressione tenera. Ovviamente acconsentii, come potevo dirle di no? Lei entusiasta cominciò ad alzare la voce, ringraziandomi e saltandomi addosso. Io la dovetti prendere al volo, e non so con quali forze riuscivo a reggerla. Probabilmente il mal di testa non mi fece rendere conto della situazione in cui stavo per ficcarmi.
Eva allora mi disse che dovevo aiutarla a scegliere cosa mettere, così andammo in camera sua. Intanto che sceglieva un abito dal suo armadio, potei costatare che Andrea non le comprasse niente di coprente. Mi mostrò degli abiti parecchio stravaganti, io rosso in viso cercai di far finta di nulla, e le suggerì un vestito che a me piaceva molto: era rosa, non aderente da donna, ma neanche da bimba, era una gonna ampia che la copriva fino a metà coscia, e le spalle erano scoperte, con quei colori chiari la sua bellissima pelle risaltava ancor di più. Non serve specificarlo che lo indossò dinanzi a me.
“Sei meravigliosa” le dissi onestamente. Lei chinò lo sguardo, dopo tutto quello che mi ha fatto, abbassa lo sguardo imbarazzata, che sciocca che era. Eva poi mi disse di doverle acconciare i capelli, così si sedette a terra fra le mie gambe, ed io con una spazzola ed un codino dovevo raccogliere i suoi lunghi capelli mori in una coda alta. Onestamente non sapevo più cosa stessi combinando, il dolore alla testa era insopportabile e non mi faceva usare la ragione.
Cercai di ignorare la bella prospettiva che avevo da lì e mi focalizzai su quello che stavo facendo e su ciò che mi stesse dicendo Eva. Mi raccontò dell’amica che presto l’avrebbe raggiunta, come si fossero incontrate, e di come l’avesse aiutata in tante brutte situazioni, anche quando suo padre era in prigione, le era tanto affezionata e la considerava come una sorella. Io non potei far altro che essere felice per le due ragazze, era una bella storia commovente, ma io non riuscii più a trattenermi.
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La storia si fa intrigante, addirittura un’altra amica. Fabio dovrà chiudersi in camera
Dovrebbe, si! 🤣
“con una mano sollevò leggermente la maglietta. Io sgranai gli occhi quando mi accorsi che non aveva l’intimo”
😂 chissà perchè, ma me l’aspettavo! povero protagonista, questa lolita lo sta davvero facendo impazzire!
Hahaha un po’ stronza!🤣
“Io tentai di non guardare più i suoi fianchi, il seno, il suo sedere, le sue gambe, le sue spalle, ma era impossibile.”
mi piace come è scritta questa frase. Al “tentai di non guardarle” segue un elenco minuzioso dell parti del corpo che inevitabilmente il protagonista finisce per guardare. Risulta evidente (ed anche piacevolmente buffo) il contrasto tra ciò che vorrebbe fare e ciò che invece succede.
Grazie mille ❤ Per ora questa storia è fatta di contrasti hahaha
“mi convinsi che Eva non aveva fatto nulla di tutto ciò con consapevolezza”
ecco qua il protagonista che inevitabilmente cerca di negare l’evidenza, o meglio: di autoconvincersi che sia stato un malinteso…
Dura molto poco questa idea però 🤣
Uh, che sudata qui, nonostante sia novembre inoltrato. Che fatica leggere con distacco i tormenti del povero Fabio, santo subito, senza passare da alcun processo di beatificazione. Questo episodio rovente mi ha gettato in una condizione di amaro conflitto interiore. Una parte di me chiede di essere sfamata e vorrebbe assistere ad un banchetto luculliano; un’altra parte, quella più saggia, sa che la letteratura di questo genere trova nell’attesa il suo acme, il suo momento di massima espressione. Questa storia infiamma il lettore con gli indizi, le allusioni, i preamboli, e in questo, Luna, riconsco in te i tratti di un’autrice che sa come sintonizzarsi con il lettore e farlo pendere dalla tua tastiera. Attendo con ansia il prossimo episodio, non mi aspetto niente se non di rimanere incollato al monitor scorrendo voracemente le righe.
Haaha si, povero Fabio🤣 Ti ringrazio per seguire sempre le mie storie, sono felice che ti appassionino così ❤